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Le forze antifasciste cosentine mettono in fuga militanti di Casapound

Vergognose le calunnie diffuse dai fascisti

*dal FGC – Cosenza

In data 20 marzo, insieme alle altre forze antifasciste di Cosenza, come militanti comunisti abbiamo preso parte all’azione che ha messo in fuga alcuni militanti lametini di CasaPound, venuti a Cosenza per cercare di fare un banchetto di presentazione del loro movimento fantoccio “Sovranità”, accompagnati dal loro capetto lametino Domenico Gianturco. Viste le menzogne diffuse dai fascisti nella serata di ieri, che raccontano di una quarantina di militanti armati di caschi e bastoni i quali, secondo la loro infamia, avrebbero aggredito anche tre donne, riportiamo qui la ricostruzione reale dei fatti, essendo stati presenti e direttamente partecipi all’azione che li ha messi in fuga.

C’è da sottolineare che sui giornali è stata diffusa una foto presa assolutamente a caso, che non ritrae né fatti di quel giorno né Cosenza; infatti domenica non era presente neanche un solo agente della Celere, al contrario di quanto ripreso in quella foto, dimostrazione del fatto che si tratta di una fotografia falsa e a dimostrazione del ruolo dei media nel travisare la realtà. Fin dalle 8.00 della mattina una trentina di militanti antifascisti, totalmente a mani nude e armati solo di uno striscione, ha occupato la piazza nella quale si sarebbe dovuto tenere il banchetto fascista. Nonostante la loro iniziativa fosse stata fissata per le 9.00, dopo ore di attesa i fascisti in questione non hanno avuto il coraggio di farsi vedere, poiché consapevoli delle conseguenze alle quali sarebbero andati incontro. Infatti, a distanza di qualche ora, siamo riusciti a scovarli trovandoli nascosti, come topi di fogna, in un vicolo in attesa della dispersione dei militanti antifascisti disposti nella piazza. Non appena scovati nella loro tana da conigli, la sommossa che ne è esplosa ha ottenuto il risultato di metterli in fuga, compreso il loro capo, mentre alcuni dei loro militanti sono vigliaccamente fuggiti abbandonando i loro “camerati”.

Specifichiamo che si trattava di 7 militanti fascisti in totale, e nessuna donna era presente tra loro. Nessuna donna è stata minimamente sfiorata, perché di donne non se ne sono neanche viste: ammesso che fosse presente qualche donna in mezzo a loro, l’unica cosa plausibile è che siano fuggite come hanno fatto alcuni degli altri fasci del loro gruppo, ma non c’è cosa più certa del fatto che tutte le donne presenti stavano dalla parte degli antifascisti, e che non sono state coinvolte in nessuno scontro. Riportiamo la verità dei fatti a dimostrazione di quanto sia falso quanto scritto dai fascisti: non si è verificata nessuna aggressione “mentre i militanti stavano allestendo un banchetto”, semplicemente perché non hanno avuto nemmeno il coraggio di avvicinarsi al luogo in cui avrebbero dovuto allestirlo, tant’è che l’iniziativa non è neppure iniziata e questo è dimostrato dalle foto della giornata; non si è verificata nessuna aggressione “con caschi e bastoni” perchè, sempre come dimostrano le foto diffuse in rete, la trentina di antifascisti che ha agito era completamente a mani nude e a capo e volto scoperto; i fascisti in questione non sono minimamente riusciti a respingere l’attacco, come loro vorrebbero far credere: alcuni di loro, come già detto, sono fuggiti subito, mentre gli altri militanti sono stati tratti in salvo dalle forze di polizia, come al solito sempre pronte nel difendere le forze neofasciste, caricandoli sulle volanti e tenendoli al sicuro per tutta la giornata nei pressi della questura, circondati da decine di agenti disposti per difenderli.

Specifichiamo inoltre come l’azione messa in campo per respingere questi viscidi servi dei padroni sia stata fatta alla più totale luce del sole, a volto scoperto e in mezzo alla popolazione consenziente di Cosenza: poiché antifascismo non è guerra tra bande ma azione popolare, lo scontro che li ha messi in fuga non è stato eseguito nel vicolo, ma è stato portato su una della strade principali di Cosenza; i cosentini che passeggiavano su quella strada in occasione della fiera di San Giuseppe e che uscivano dalle chiese hanno assistito ai fatti, hanno applaudito e stimolato l’azione dei militanti antifascisti, non sono fuggiti ma sono rimasti presenti sul luogo dei fatti senza paura o diffidenza ma prendendo le parti delle forze antifasciste. Ci teniamo a specificare un’altra cosa importante, ovvero la sobrietà dell’azione che è stata eseguita: i fascisti messi in fuga si sono addirittura ritrovati a rotolare travolti dalla gente che li voleva immediatamente fuori dalla città, ma nonostante questo nessuno ha provato ad arrecare ferite gravi e permanenti, grazie alla lucidità dei militanti antifascisti che hanno evitato la degenerazione. Questo perché noi comunisti, al contrario dei ratti in camicia nera, non abbiamo il culto e il feticcio della violenza a prescindere, ma siamo disposti a difendere con ogni mezzo gli studenti, i lavoratori e i disoccupati, sia italiani che immigrati, dall’offensiva neofascista.

In ogni caso la verità è che l’azione antifascista è pienamente riuscita, in quanto i ratti non hanno neanche iniziato a montare il banchetto. Riteniamo fondamentale l’azione della classe lavoratrice, degli studenti, delle masse dei quartieri popolari e delle periferie per la difesa di Cosenza dall’insinuazione delle forze neofasciste, perché il fascismo oggi più che mai è la forza al servizio del padronato e del sistema per tutelarsi contro la lotta degli strati popolari verso l’emancipazione, funzionali a dividere il proletariato innescando una guerra tra poveri, che dovrebbe vedere lavoratori italiani da una parte contro lavoratori stranieri dall’altra. Pertanto antifascismo è lotta di classe e lotta contro il sistema. È organizzazione e lotta nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nei quartieri, contro le catene dello sfruttamento e della selezione di classe e per il totale smantellamento della presenza neofascista nella provincia.

DIFENDI COSENZA, CACCIA I FASCISTI, COMBATTI I PADRONI!

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