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Un anno dopo il referendum: la posizione del KKE è stata pienamente rivendicata

*di Nikos Mottas (traduzione a cura di Marco Piccinelli)

E’ passato un anno da quando s’è tenuto il referendum in Grecia. Tutta la storia attorno al referendum, così come quello all’indomani del risultato, è stata costellata da una serie di inganni creati dal governo di coalizione SYRIZA-ANEL il cui primo ministro è Alexis Tsipras. La domanda posta nel quesito referendario era se il popolo greco fosse d’accordo o meno con le condizioni di salvataggio proposte dalla Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea (la cosiddetta Troika ndt)1. Il risultato è stato un trionfo del no” (OXI) con il 61,31% mentre il restante 38,69% ha votato sì” (NAI).

Tuttavia, il referendum in sé ha dimostrato di essere stato un inganno politico. La coalizione SYRIZA-ANEL – e il primo ministro Tsipras nello specifico – ha apertamente sostenuto il fronte del no”. Migliaia di sostenitori del no” si sono riuniti in manifestazioni di massa, mentre il Paese viveva un breve ma intenso periodo di polarizzazione, intrappolato nel dilemma fra si” e no”. Dilemma, in ogni caso, falso e illusorio che non aveva nulla a che fare coi reali interessi delle masse lavoratrici e che, ancora una volta, si sono trovate intrappolate nell’antagonismo politico borghese.

Mentre il governo di coalizione del primo ministro Tsipras sosteneva il fronte del no”, allo stesso tempo ingannava il popolo. Il governo ha condotto una campagna per il rifiuto (del duro, anti-operaio, anti-popolare) pacchetto di austerità e salvataggio della Troika, tuttavia aveva già preparato una propria proposta: un memorandum di 47 + 8 pagine di durissime misure anti-operaie e anti-popolari. In realtà, il governo SYRIZA ha chiamato il popolo a respingere la proposta della Troika quando, allo stesso momento, il Governo aveva accettato, dietro le quinte, misure di austerità altrettanto dure attraverso un’altra proposta [che egli stesso ha redatto e formalizzato].

Mentre il governo di coalizione SYRIZA-ANEL, insieme con gli altri partiti borghesi (Nea Dimokrathìa, PASOK, To Potami e la nazifascista Alba Dorata) stavano giocando un brutto gioco politico sulle spalle della gente, il KKE stava avvertendo [il popolo] riguardo il dilemma fraudolento del referendum. In un comunicato, infatti, l’Ufficio politico del Comitato Centrale del KKE andava sottolineando: «In queste condizioni, il KKE chiama il popolo a utilizzare il referendum come un’opportunità per rafforzare l’opposizione all’UE, per rafforzare la lotta per l’unica via realistica fuori dall’attuale barbarie capitalista. Il contenuto di questa via d’uscita è: la rottura-svincolamento dall’UE, la cancellazione unilaterale del debito, la socializzazione dei monopoli, il potere operaio e popolare .

Il popolo, attraverso la propria attività e la propria scelta nel referendum, deve rispondere all’inganno del falso quesito posto dal governo e rigettare la proposta di UE-FMI-BCE e anche la proposta del governo SYRIZA-ANEL. Entrambe contengono barbare misure antipopolari, che verranno aggiunte ai memorandum e alle leggi applicative del precedente governo ND-PASOK. Entrambe servono gli interessi del capitale e dei profitti capitalistici.

Il KKE sottolinea che il popolo non deve scegliere tra Scilla e Cariddi, ma deve esprimere, con ogni mezzo disponibile e in ogni modo, la propria contrarietà all’UE e ai suoi permanenti memorandum nel referendum. Deve “cancellare” questo dilemma inserendo, come proprio voto, la proposta del KKE nell’urna.» 2

Fin dal primo momento, il KKE ha sottolineato che il voto per il no” (che stava promuovendo il governo di SYRIZA) era in realtà un sì” al memorandum governativo che aveva pochissime differenze da quello della Troika. In una imponente manifestazione organizzata nel centro di Atene, a pochi giorni dal referendum, il Segretario Generale del KKE Dimitris Koutsoumpas sottolineò, tra le altre cose, quanto segue: «Il nostro popolo è chiamato a prendere parte ad un referendum [esprimendosi in merito] con un sì” o un no”: [queste] risposte [sono] differenti solo apparentemente. Sia il sì” che il no” significano l’accettazione di un nuovo memorandum di misure antipopolari, forse il peggiore che abbiamo visto fino ad ora. Sia il sì” che il no” porteranno nuovi tormenti e tragedie per il popolo. Sia il sì” che il no” significano barbare misure antipopolari e contro la classe lavoratrice. Il referendum è una scusa per un nuovo accordo-memorandum contro il popolo greco» (7/3/2015)

Questo è precisamente quello che è successo dopo il referendum. Il governo di Tsipras ha trasformato il no” in sì” per un nuovo accordo di salvataggio con la Troika. Il governo di coalizione SYRIZA-ANEL ha utilizzato il referendum al fine di imporre nuove dure misure di austerità antipopolare. Riflettendo gli interessi di una parte significativa della borghesia greca, il governo Tsipras ha manipolato la rabbia, l’angoscia e la speranza del popolo per dei giochi politici interni all’establishment dell’UE.

In questo contesto, il governo SYRIZA ha cercato di offuscare il vero ruolo dell’UE come unione imperialista (che serve gli interessi dei monopoli), esaltando “la nostra casa comune europea” e “i principi fondatori dell’Europa”.

La posizione opportunistica della sinistra greca

In questo inganno straordinario, Tsipras non era solo. La campagna del no” è stata apertamente sostenuta da un numero di componenti della sinistra di SYRIZA, allora membri importanti (come Panagiotis Lafazanis, Zoe Kostantopoulou)3 che, a seguito del referendum, sono usciti da SYRIZA fondando propri partiti. Ad esprimersi apertamente a favore del no” sono stati un certo numero di piccoli partiti opportunisti e formazioni della sinistra extraparlamentare (ANTARSYA, trotzkisti, maoisti etc), la loro presa di posizione ha favorito le illusioni tra la classe lavoratrice: è stata un’illusione dire che il voto per il no” si sarebbe tradotto in una rottura coi memorandum e con l’UE” e che, probabilmente, avrebbe fatto in modo di radicalizzare” la coscienza del popolo.

Le forze di sinistra sopra citate avevano, poi, criticato ferocemente il KKE per il non sostegno al no”. Queste forze opportuniste sostengono – ancora – il disimpegno della Grecia dall’UE, sostenendo che l’uscita dall’euro o dall’UE da sola può essere un passo per la radicalizzazione dei popoli e può portare a sviluppi positivi per le masse. Tuttavia, costoro disconnettono la necessaria condanna nei confronti della UE (e la rottura con le organizzazioni imperialiste come l’UE e la NATO), con la lotta per il rovesciamento del capitalismo, per il potere operaio-popolare. Partiti come Laiki Enotita (Unità popolare, organizzazione uscita da SYRIZA, la cui leadership è detenuta da Lafazanis) in realtà diffondono illusioni secondo cui una Grecia capitalista che torni alla Dracma porterebbe migliori condizioni nell’interesse del popolo rispetto alla Grecia capitalista con l’Euro. In poche parole, hanno tralasciato la cosa più importante: la lotta per il rovesciamento del marcio sistema capitalista e la demolizione del potere monopolistico.

La rivendicazione del KKE

Gli sviluppi che si sono susseguiti dal referendum – le elezioni del settembre 2015 e il nuovo memorandum firmato dallo stesso governo Tsipras – hanno pienamente ‘vendicato’ la posizione politica del KKE. Il Partito Comunista di Grecia ha rifiutato di partecipare alla farsa del referendum; ha rifiutato di porre la propria lotta sotto la falsa bandiera del no” o del sì”. Il KKE ha chiamato – e continua a farlo – la classe operaia a lottare per i propri interessi, affinché si dica un grande no” a tutte le illusioni borghesi, opportuniste, socialdemocratiche, neoliberali.

La posizione del KKE – posizione di principio e [strettamente] politica – nel referendum dello scorso anno, ha mandato un chiaro messaggio politico alla classe lavoratrice del Paese: non devono sottomettersi a nessun tipo di ricatto, a nessun tipo di ‘falso dilemma’ creato dalla Troika, dal Governo o da altri partiti borghesi. Questa posizione politica ferma lascia un’eredità importante per il movimento operaio greco al fine di intensificare la lotta per l’abolizione del sistema di sfruttamento, per il rovesciamento totale del potere monopolistico e la costruzione del Socialismo.

Note
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1 La domanda posta nel referendum del 5 luglio era: «Deve essere accettato il progetto di accordo presentato da Commissione europea, Bce e Fmi nell’Eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta? Il primo documento è intitolato ‘Riforme per il completamento dell’attuale programma ed oltre‘ ed il secondo ‘Analisi preliminare per la sostenibilità del debito‘».

2 La proposta del KKE, per cui il Partito ha chiamato il popolo a votare al referendum, è stata la seguente: “NO ALLA PROPOSTA DELLA UE-FMI-BCE. NO ALLA PROPOSTA DEL GOVERNO. DISIMPEGNO DALL’UE CON IL POPOLO AL POTERE”. Durante la sessione parlamentare del 27 giugno, la maggioranza di Governo SYRIZA-ANEL ha respinto la proposta del KKE di collocare tale proposta – come una posizione ufficiale – al giudizio del popolo greco nel referendum. Pertanto il KKE ha diffuso le proprie proposte nei luoghi di lavoro, nei quartieri, al di fuori dei seggi e altrove. La traduzione della posizione del KKE è ripresa dalla dichiarazione completa pubblicata in italiano sul loro sito internazionale: http://inter.kke.gr/it/articles/Il-referendum-del-5-luglio-e-la-posizione-del-KKE/

3 Lafazanis, componente di lunga data prima del Synaspismos e poi di SYRIZA, ha ricoperto la carica di Ministro delle attività produttive, dell’ambiente e dell’energia nel Governo Tsipras dal 27 di Gennaio al 17 luglio 2015. Il 21 Agosto 2015 ha fondato il partito Laiki Enotita (Unità Popolare) insieme a 25 deputati ex SYRIZA. Zoe Kostantopoulou, componente di lunga data del Synaspismos e poi di SYRIZA, è stata Presidente del Parlamento Greco dal 6 Febbraio al 4 ottobre 2015. Nell’aprile 2016 ha lanciato il proprio partito Plefsi Eleftherias.

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