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«Lavoro: non ce l’abbiamo noi, non ce l’avranno loro». La guerra fra poveri dell’estrema destra

Oggi a Roma le manifestazioni delle organizzazioni di estrema destra nei pressi di Palazzo Madama, dove era in discussione la legge sulla cittadinanza già approvata alla Camera nel settembre 2015. La proposta di legge introduce una forma “temperata” di Ius Soli, con la possibilità di ottenere la cittadinanza se si è nati nel territorio italiano da genitori stranieri di cui almeno uno in possesso del permesso UE di lungo periodo o di soggiorno permanente (è il caso dei cittadini UE). A questo si somma il cosiddetto “Ius culturae”, cioè la possibilità per il minore straniero entrato in Italia prima del compimento di 12 anni, e che abbia frequentato un ciclo scolastico di 5 anni, di acquisire la cittadinanza italiana. Misure contestate dalle organizzazioni neofasciste, che a Roma hanno manifestato nei pressi del Senato.

Un coro emblematico si alza nelle manifestazioni: «Diritto alla casa, diritto al lavoro: non ce l’abbiamo noi, non ce l’avranno loro». Uno slogan che già di per sé è rappresentazione retorica di ciò che vogliono i neofascisti oggi: una guerra fra poveri in cui lavoratori, i disoccupati, in una parola i proletari, sono aizzati gli uni contro gli altri in uno scontro fratricida in cui a vincere sono i padroni. Il ruolo delle forze neofasciste assomiglia sempre più a quello del fanatismo islamico, al quale l’estrema destra pure afferma di opporsi. Entrambi, a ben vedere, fanno leva sulla rabbia e la rassegnazione di chi vive senza diritti, nel degrado sociale delle periferie e dei quartieri popolari d’Europa, fomentando un odio che si rivolge nei confronti di chi vive la propria stessa condizione, e non contro chi è realmente responsabile di tutto questo.

Se tanti non hanno una casa, non è perché c’è qualche immigrato che l’ha rubata. Quella casa, anzi centinaia di migliaia di case, sono state rubate da banche, imprenditori e palazzinari che le detengono a fini speculativi, negando in tutta Italia il diritto alla casa a chi ne avrebbe bisogno. Solo a Roma si parla di circa 200mila immobili sfitti, che basterebbero per dare casa a italiani e immigrati. La disoccupazione non è colpa di immigrati che rubano il lavoro, ma di una strategia complessiva dei padroni italiani che in risposta alla crisi cercano di rilanciare i propri profitti incrementando lo sfruttamento dei lavoratori, costretti ad accettare orari e condizioni di lavoro sempre più massacranti, mentre l’immigrazione e la disoccupazione vengono utilizzate come leva proprio per imporre una costante competizione al ribasso su salari e diritti.

A rimetterci sono i proletari, comunque li si voglia chiamare: chi vive del proprio lavoro o chi fa di tutto per averlo, un lavoro, accettando ogni ricatto; chi vive nelle già problematiche periferie nelle quali gli immigrati vengono scelleratamente concentrati, tenuti ben lontani dalle ville di lusso dei quartieri “bene”. Proletari che dovrebbero lottare assieme per i propri diritti, nella consapevolezza che un lavoratore immigrato e uno italiano hanno più cose in comune di quante non ne abbiano un lavoratore italiano e il proprietario di una grande impresa. E soprattutto, nella coscienza di appartenere tutti alla stessa classe, che si vede portare via diritti e dignità da un’altra classe sociale.

Tutto questo i fascisti non lo dicono, e preferiscono vendere la menzogna che se un immigrato ha un lavoro o una casa, li ha rubati a un italiano. L’obiettivo è chiaro: chiedere all’italiano di rivolgere la sua rabbia contro l’immigrato “privilegiato”, esattamente come si fa con i dipendenti pubblici “privilegiati” ecc. Una guerra fra poveri in cui l’obiettivo è togliere diritti sociali agli altri, il cui risultato è semplice: diritti per nessuno, e chiamarla giustizia. Un po’ come fare il deserto e chiamarlo pace. E nel frattempo i padroni si sfregano le mani, e si godono lo spettacolo.

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