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La storia di Tonino: operaio per anni, oggi senza casa né lavoro

*di Andrea Caira

Chi asserisce, spesso in maniera troppo sbrigativa, che il socialismo nel 2018 sia anacronistico e avulso dalla concretezza comune non è un attento osservatore della realtà socio giuridica della società. Nell’attuale fase storica, l’accumulazione selvaggia dei capitali ha portato come diretta conseguenza una sempre più marcata differenza tra chi sfrutta e chi viene sfruttato: l’oggettivo dato che vede 8 persone detenere la stessa ricchezza del terzo più povero della popolazione mondiale, dovrebbe essere già di per sé sufficiente nell’evidenziare la necessità di una maggiore distribuzione, e in maniera ancor più specifica della necessità stessa del socialismo.

Le contraddizioni del sistema capitalista sono ovunque, basta osservarsi intorno, in qualunque ambito si voglia prendere in considerazione, per notare le discrepanze dell’immaginario che l’egemonia culturale del capitale propone della società e quella che è invece la sua vera faccia. La delocalizzazione, la proletarizzazione del ceto medio, la flessibilità contrattuale e l’abbattimento delle vecchie categorie lavorative, il tutto unito alla progressiva degenerazione del partito dei lavoratori, ha portato il proletariato in uno stato di confusione, che lascia ampio spazio all’influenza del capitale, il quale si adopera a creare una società piatta, schiava dell’apparenza e di conseguenza poco combattiva.

Prendendo a prestito le parole di Guy Debord: “Con la separazione generalizzata del lavoratore e del suo prodotto, si perde ogni punto di vista unitario sull’attività compiuta, come ogni comunicazione personale diretta fra i produttori. Seguendo il progresso dell’accumulazione dei prodotti separati, e della concentrazione del processo produttivo, l’unità e la comunicazione divengono attributo esclusivo della direzione del sistema. La riuscita del sistema economico della separazione è la proletarizzazione del mondo.”

Succede così che le nuove generazioni, figlie del più spietato carrierismo (mistificato da una falsa concezione di meritocrazia), sono poco attente nell’analisi critica della società e incapaci di leggere le contraddizioni materiali, anche quando si trovano letteralmente al loro fianco, sorde, dunque, al grido d’aiuto degli altri lavoratori. Inascoltato, ad esempio, è rimasto il grido d’aiuto di Antonio (Tonino da qui in avanti), 62 anni originario di Brindisi: conosciuto in maniera casuale per le stradi di via Gola, Milano. La storia di Tonino è uno specchio sul micro che ci permette di soffermarci sulla questione macro del campo lavorativo, anche sotto un punto di vista “giuridico” dato che, citando Marx, “la ricchezza della società capitalista assume la forma di un immane raccolta di merci, così la società stessa costituisce una catena infinita di rapporti giuridici”.

Tonino parte dalla sua città natale a circa 30 anni per cercare lavoro nel nord Italia (“E fu lavoro e sangue e fu fatica uguale mattina e sera, per anni da prigione, di birra e di puttane, di giorni duri”, scriveva il cantautore bolognese Francesco Guccini in una delle sue canzoni più famose, propriamente incentrate sul fenomeno dell’emigrazione prodotta dalla mancanza di lavoro).

Il primo impiego lo trova presso una ditta di costruzioni nella quale svolge il ruolo di manovale semplice, lavorando dalle 8-11 ore al giorno arrivando a percepire uno stipendio non superiore all’equivalente di 1.000 euro attuali, “non tanti ma sufficienti per permettermi una stanza in un appartamento condiviso” asserisce Tonino abbassando lo sguardo.

Dopo una breve pausa, riprende il racconto: dopo 4 anni la ditta non rinnova il contratto al manovale pugliese che si vede costretto a cercare una nuova soluzione lavorativa. La nuova collocazione la trova presso un’altra impresa di costruzione, nella quale ricopre il ruolo di manovale semplice, aiutante carpentiere e saltuariamente viene dislocato anche nella pulizia dei ponteggi. Le condizioni materiali non migliorano, lo sfruttamento padronale è continuativo e alienante, l’arroganza capitalista, che si tinge di bonarietà nel momento specifico dell’offerta del lavoro, dà nuovamente spessore alle parole di Marx quando asserisce che: “Le maschere caratteristiche economiche delle persone sono soltanto le personificazioni di quei rapporti economici, come depositari dei quali esse si trovano l’una di fronte all’altra”.

                                                                                                                                                                                                                                      Dopo questa nuova esperienza Tonino si ritrova nuovamente disoccupato nel giro di tre anni: l’azienda chiude e viene fagocitata dalla New Edil; ciò nonostante Tonino riesce a farsi assumere dal nuovo padrone e per i successivi 5 anni può continuare a svolgere il lavoro da manovale per cui è pagato. La New Edil però non ha vita lunga, ed a seguito della crisi economica per poter continuare a massimizzare il proprio profitto pone vari lavoratori in cassa integrazione per la presunta durata di 12 mesi; tra i salariati colpiti da questo provvedimento c’è anche Tonino, che aspetta speranzoso, come i suoi colleghi, la fine di tale misura e il reinserimento attivo nell’impresa. Il reintegro non avverrà mai.

Da qui per Tonino (come probabilmente per la maggior parte dei suoi colleghi) comincia un periodo buio, dove le spietate logiche di un mercato sempre più competitivo e capitalista lo obbligano ad accettare progressivamente una sempre maggiore flessibilità lavorativa, che in ultima analisi si trasforma in un minor stipendio e lavoro in nero. Gli ultimi anni Antonio li passa lavorando (in un paese socialista avrebbe avuto diritto ad una regolare pensione già da diversi mesi) per conto di un privato, di cui preferisce non rivelare il nome, che gli offre oltre ad uno stipendio irrisorio (circa 10 euro al giorno) anche un alloggio abusivo presso la Cascina Venina. La suddetta Cascina, una maxi-area di circa 15 mila metri quadrati in località Assago, zona appena fuori Milano, è diventata tristemente famosa alle cronache in quanto sono state ritrovate 2 mila tonnellate di rifiuti (ritenuti pericolosi in base alle prime analisi). Durante l’intervento della Guardia di finanza, Tonino si è visto costretto ad abbandonare tutti i suoi pochi beni nella baracca nella quale dimorava, trovandosi di punto in bianco senza “casa”, lavoro e completamente solo.

Quando ho salutato Tonino mi ha detto che quella sera sarebbe andato a dormire davanti alla stazione centrale di Milano, dopo che le ultime due sere le aveva passate ospite di un suo vecchio collega marocchino presso via Gola. Avrei voluto aiutarlo, ma non è certo tramite l’elemosina o la carità che si combatte l’arroganza padronale. Quella di Tonino è la storia di molti altri lavoratori, vittime come lui di un sistema saturo che per sopravvivere impone la cosiddetta disoccupazione naturale, necessaria per poter rispondere positivamente ai diktat della BCE e del sistema capitalista mondiale in senso più grande.

Quella di Tonino potrebbe essere la storia di chiunque, che rende evidente la necessità di mettere in discussione l’ordine sociale attuale, il sistema di sfruttamento della classe padronale sulla classe lavoratrice, e non già sotto un mero punto di vista economico ma anche giuridico, tenendo per saldo tra le mani il concetto che: “la via che dal rapporto di produzione va al rapporto giuridico o rapporto di proprietà è più breve di quanto crede la cosiddetta giurisprudenza positiva, che non può fare a meno di un anello intermediario: quello del potere statale e delle norme. L’uomo che produce in società: esso il presupposto da cui muove la teoria economica. Dal medesimo presupposto essenziale deve ripartire la teoria generale del diritto in quanto ha a che fare con le definizioni fondamentali”.

Si verifica così, al termine di questo ragionamento, l’assunzione di Marx che vede nel diritto passaggio necessario a quel processo del plusvalore relativo e che lo sviluppo capitalistico conduce alla rottura della simbiosi fra organizzazione e comando sul lavoro, polarizzando il comando come funzione assoluta.

Tonino incarna la perfetta metafora del rapporto tra padrone e lavoratore, dove il primo, pur di trarre il massimo profitto dalla forza lavoro del salariato è pronto a condurre una continua guerra al campo dei diritti del lavoratore, a volte arrivando, come nel caso di Tonino, a privarlo anche di una casa nel momento in cui viene meno la sua stesa necessità.

In definitiva c’è l’esigenza di una stretta alleanza tra la classe lavoratrice, c’è la necessità di organizzare una struttura che lotti e pianifichi le battaglie politiche, ponendo la necessità su questioni come il diritto a una casa, la completa gratuità della sanità e dell’istruzione e la supremazia del lavoro sul capitale.                                    Per rovesciare il potere costituito dalla borghesia nazionale e transnazionale, concludendo, c’è bisogno di creare un forte e grande Partito Comunista.

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