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La favola del rider che guadagna 2 mila euro al mese

Un racconto emozionante, strappalacrime, a cui La Stampa ha dedicato un contestato articolo che si è in poco tempo rivelato una bufala. La storia di un commercialista che, chiuso lo studio a causa dell’attuale crisi economica, si reinventa come rider di Deliveroo e arriva a ricevere «uno stipendio da manager», tra i 2 e i 4 mila euro netti al mese.

Un caso unico, che non trova riscontro in nessun’altra esperienza. Anzi, quello del rider, il fattorino per le consegne di cibo e spesa a domicilio, è tra i lavori dove sono presenti i più alti livelli di sfruttamento, precarietà e assenza di tutele. Media, talk show e l’intera classe politica non hanno disdegnato di esprimersi circa la rapina subita da un rider di Napoli o circa la morte del pianista reinventatosi rider per necessità. Tuttavia, quando c’è da descrivere le loro condizioni di lavoro, dare voce alle loro mobilitazioni, sono pochissimi a farsi avanti. Mesi fa avevamo intervistato Luca, un rider di Torino. Dalle sue parole è emerso un quadro estremamente precario, con assenza di tutele e protocolli di sicurezza per far fronte alla pandemia. Per non parlare delle paghe, certamente ben inferiori ai famosi 2000 euro netti al mese.

Allo stesso modo, le proteste delle associazioni di rider nelle diverse città ci tratteggiano una situazione lontana dal poter garantire una stabilità economica. Per questa ragione tutto il 2020 è stato costellato da proteste e scioperi in diverse città: a Torino con Deliverance Project e a Bologna con Riders Unione Bologna, solo per citare alcune tra le realtà più attive. Da notare anche lo stato di agitazione contro l’accordo-truffa siglato dall’Unione Generale del Lavoro (sindacato erede della neofascista Cisnal) con Assodelivery, l’associazione padronale delle piattaforme del food delivery. Visti i tempi che corrono, soprattutto dal lato delle mobilitazioni di lavoro, sembra molto strano che queste numerose proteste siano state condotte da lavoratori e lavoratrici che arrivano a guadagnare 2000 euro netti. 

Al di là della favoletta sullo «stipendio da manager», ci teniamo a soffermarci sulla contrapposizione tra questo ex commercialista convertitosi a fattorino e coloro che richiedono il reddito di cittadinanza. Già nel 2016 ci siamo espressi su questa misura, ma non è questa la sede per approfondire la nostra contrarietà a tale provvedimento. Fatta questa premessa, è spregevole la retorica – riportata da La Stampa – che dipinge come nullafacenti coloro che richiedono il reddito di cittadinanza. Ebbene, se ci sono persone che preferiscono tale sussidio ad altre forme di lavoro, vuol dire che evidentemente esiste un problema di lavoro sottopagato (visto che la massima somma erogata è di circa 800 euro). Non solo, l’autrice dell’articolo fa anche un passaggio sull’istruzione, dicendo che «serve a capire la realtà, prenderne atto e trovare il modo di averci a che fare positivamente». Belle parole, se non fosse che il diritto allo studio nel nostro paese non è realmente garantito, specialmente se guardiamo all’istruzione universitaria.

La favoletta dell’ex commercialista è un ottimo strumento per nascondere le condizioni di sfruttamento, precarietà e assenza di tutele che vivono quotidianamente migliaia di riders. Dietro a belle frasi infarcite di “speranza”, “impegno” e “dignità del lavoro”, si cela l’accettazione di questo sistema, dell’attuale stato di cose, come testimonia il passaggio sull’istruzione. Si cerca, inoltre, di utilizzare una narrazione quasi mitologica dell’impegno individuale per etichettare come falliti e buoni a nulla coloro che non riescono a ripetere determinati standard. Non ci stupiamo affatto del soprannome che la classe operaia torinese diede al quotidiano degli Agnelli, «la busiarda» (la bugiarda). A buon intenditor…

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