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Vaccini, che sta succedendo e perché?

di Luca De Crescenzo

Pfizer in ritardo che accampa scuse. AstraZeneca che neanche ci prova e dimezza direttamente le dosi promesse. Multe annunciate ai loro danni. Tagli al piano vaccinale nazionale. Che sta succedendo? Sta uscendo fuori la manovra delle multinazionali farmaceutiche: con un clamoroso overbooking hanno venduto ai paesi UE milioni di dosi che non erano in grado di produrre. Ma andiamo con ordine.

Da chi ha acquistato i vaccini l’Italia?

I vaccini giungono all’Italia attraverso gli accordi che la UE ha sottoscritto con una serie di multinazionali europee e statunitensi: Pfizer, AstraZeneca, Moderna, ecc. Con una spesa di quasi 3 miliardi di euro, ha prenotato dosi sufficienti a vaccinare tre volte la propria popolazione. Per farlo, ha pagato in anticipo. Avete capito bene, prima ancora di sapere se i vaccini si sarebbero rivelati efficaci, l’UE ne ha comprato una grossa quota pur di assicurarseli, ottenendo al contempo l’opzione di acquistarne un’altra parte una volta accertato che funzionino, col rischio di buttare gli altri. Milioni e milioni di euro finiti nelle tasche di aziende come la Sanofi che ancora non ha iniziato la fase 3, né sappiamo se riuscirà a farlo. Sono queste aziende a produrre i vaccini che stanno immunizando la popolazione d’Europa, Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia. Quelle che i risultati dei loro test clinici li hanno annunciati prima ai mercati finanziari e poi alla comunità scientifica.

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Come sono stati sviluppati?

Queste gigantesche multinazionali con migliaia di dipendenti, miliardi di fatturato, laboratori all’avanguardia ed esperienze decennali, non avrebbero mai sviluppato questi vaccini senza un’incredibile pioggia di soldi dei governi americano, inglese ed europei. Degli 8mld$ investiti da AstraZeneca nello sviluppo del vaccino, 1.5 sono finanziamenti pubblici. Dei 2mld di Pfizer, lo sono 300 mlioni. Dei 2 di Moderna, 1.9, quasi la totalità! Uguale per Novavax, simile per Curevac e potremmo continuare. Questo perché il business dei vaccini è poco redditizio. Oltre agli alti costi, è ben più remunerativo brevettare farmaci per trattare e curare le malattie anziché prevenirle ed estirparle. La ricerca privata quindi in questo settore langue ed è dovuta essere riattivata con un’iniezione di soldi pubblici che si aggiungono a quelli degli anticipi con cui i governi hanno prenotato i vaccini prima che fossero ultimati. Rischio impresa: zero.

Chi ne possiede i brevetti?

Le case farmaceutiche, of course. Nonostante la pioggia di fondi pubblici, nonostante i profitti gli siano assicurati dai programmi di acquisto e, soprattutto, nonostante la montagna di ricerca pubblica che c’è dietro il loro sviluppo. Il vaccino a mRNA di Moderna e Pfizer si basano su 30 anni di ricerca pubblica sul potenziale dei vaccini a base di RNA e DNA. Allo stesso modo, AstraZeneca è associata all’università pubblica di Oxford, che come Johnson&Johnson, ha riproposto i loro vaccini a base di adenovirus che erano state esplorate per molti anni e una varietà di malattie. India e Sud Africa, con il sostegno di numerosi paesi, hanno di recente portato avanti una mozione presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio per chiedere una sospensione momentanea dei brevetti sui vaccini e i farmaci utili al Covid. Europa, Nordamerica, Giappone l’hanno bloccata.

E nel resto del mondo?

Tutti i paesi del vecchio e ancora ricco blocco occidentale si riforniscono da imprese private che lì risiedono. Non ci sono però solo loro. Ci sono anche aziende pubblica e private cinesi, la CanSino (quella in cui il primo vaccino è stato sviluppato), la Sinovac, la Sinopharm. I loro vaccini sono stati approvati per usi emergenziali in Cina, ma alcuni stanno finendo l’ultima fase di trial clinici in paesi come il Brasile o gli Emirati Arabi. In Cina infatti non ci sono abbastanza infetti per poter effettuare le verifiche sull’efficacia. Poi c’è la Russia, con il suo famigerato Sputnik V, sviluppato da un istituto di ricerca pubblico e finanziato dal fondo sovrano russo. Primo vaccino a essere stato approvato (Agosto) tra le critiche e gli allarmi dell’Europa e degli USA. A Dicembre però ha finito la fase tre in diversi paesi con ottimi risultati e ora AstraZeneca sta sviluppando un vaccino congiunto che li unisca entrambi, visto che sono simili. Infine c’è l’India che oltre a produrre gran parte delle dosi del vaccino AstraZeneca, alcune delle quali da esportare, ha varie imprese che hanno quasi finito di sviluppare un proprio vaccino e ne ha in corso altri in sperimentazione.

E i paesi più poveri?

Per loro l’OMS aveva previsto una piattaforma di nome Covax, la cui ambizione è arrivare alla vaccinazione del 20% della popolazione dei paesi aderenti entro il 2021. Per prevenire quello che ha chiamato “nazionalismo vaccinale” la speranza dell’Organizzazione era quella di rendere Covax l’intermediario tra tutti i governi e le case farmaceutiche, di modo che il vaccino fosse distribuito uniformemente a livello mondiale e secondo criteri razionali dal punto di vista sanitario. Non è successo e gli accordi bilaterali tra stati (anche quelli aderenti) e le case farmaceutiche lo hanno abbondantemente scavalcato. Il direttore dell’OMS ha detto che “il mondo è sull’orlo di un fallimento morale catastrofico”. In ogni caso dal mese prossimo dovrebbe partire un primo round di vaccinazioni, utile a coprire almeno parte del personale sanitario di questi paesi.

Molti paesi in Africa, America Latina, Sud-est asiatico, potranno però contare sul vaccino russo, su quelli cinesi e su molte delle dosi AstraZeneca prodotte in India. Numerosi accordi bilaterali sono in corso tra questi paesi e rappresentano la prospettiva più concreta di vaccinazione della popolazione di questi territori. Soprattutto adesso che i ritardi delle grandi multinazionali, da cui si fornisce anche il Covax, spingerà verso una nuova corsa all’accaparramento.

Cuba

Discorso a parte merita Cuba, unico paese oltre a quelli citati ad avere un vaccino in fase 2 (e altri tre in fase uno). La campagna vaccinale dovrebbe iniziare nel giro di un paio di mesi e prevede la vaccinazione completa della popolazione entro fine anno. Oltre a questo, solo del Soberana 02, il vaccino in via di completamento, è prevista la produzione di 100 milioni di dosi, la maggior parte delle quali da esportare in decine di paesi a basso reddito che già hanno manifestato interesse, come Vietnam, Iran, Pakistan. È progettato infatti per avere costi contenuti, sia di produzione che di trasporto e immagazzinamento (a differenza di quelli a mRna con le loro catene del freddo), il che lo rende un candidato ideale per quei mercati. Questo risultato è possibile grazie a quella che Nature ha definito “la più forte industria biotecnologica del mondo in via di sviluppo”. Un’industria interamente pubblica, fatta di numerosi istituti che collaborano condividendo i brevetti a livello nazionale e garantiscono farmaci gratuiti alla popolazione. All’estero vengono esportati sia per motivi commerciali che di cooperazione internazionale.

Il vaccino fermerà la pandemia?

Così, no. Come dice l’OMS “nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro”. Che tra le numerose varianti ne emerga qualcuna capace di neutralizzare il vaccino è un rischio concreto. Più si ritarderà l’immunizzazione della popolazione mondiale più aumenta la probabilità che questo avvenga, tanto più che una vaccinazione a macchia di leopardo esercita una pressione selettiva che spinge il virus proprio in questa direzione. Per questo la competizione internazionale al vaccino non è solo iniqua, ma anche dannosa e pericolosa. E per questo le misure di contenimento finora sperimentate non dovrebbero essere allentate. La campagna di vaccinazione sta diventando l’occasione invece per rilassarle, per rassicurare il mondo economico che gli affari riprenderanno, che i profitti torneranno a salire, che le borse possono continuare a gonfiarsi, come già fanno le azioni delle case farmaceutiche. È solo un modo per andare avanti con la stessa sconsideratezza di sempre. Con un po’ meno morti a parità di ripresa, o con un po’ più di ripresa a parità di morti, a seconda del colore politico del governo di turno.

E se poi il virus muterà, pazienza. Svilupperemo nuovi vaccini (la piattaforma a mRna si presta bene a essere rimodulata), su cui qualcuno farà nuovi profitti, a cui detrarre giusto le multe per qualche ritardo nelle consegne, come si minaccia di fare ora con la Pfizer.

“E se qualcuno morirà, pazienza”.

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