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Il lascito di Margot Honecker alle nuove generazioni di comunisti

* di Paolo Spena

È giunta ieri sera la notizia della morte a Santiago del Cile di Margot Honecker, moglie di Erich Honecker, leader della Repubblica Democratica Tedesca dal 1971 al 1989. Soprannominata “il drago viola” per via del colore con cui si tingeva i capelli (“la strega viola” era invece la versione occidentale), ebbe un ruolo di primo piano nella costruzione della società socialista in Germania, diventando Ministro dell’Educazione (a scanso di equivoci, diversi anni prima che il marito venisse eletto segretario generale del Partito Socialista Unificato Tedesco). Non fu mai una “first lady” per come potremmo intendere questo termine, tutt’altro: il suo autista ricordò nelle sue memorie come ella fosse decisamente avversa alle “mogli viziate”dei leader. Curiosamente, particolare avversione era rivolta verso la consorte di Gorbaciov, Raissa Gorbaciova: «Quando ha accompagnato il consorte al congresso del nostro partito, aveva solo fretta di correre a Berlino Ovest per lo shopping…e poi che diavolo cercano queste mogli viziate dei leader? Guarda Raissa e Nancy Reagan al vertice Usa-Urss di Rejkyavik, non è il loro posto».

Ma forse l’aspetto più importante di Margot Honecker è stato la straordinaria tenacia dimostrata dopo la contro-rivoluzione del 1989. I coniugi Honecker, strenui oppositori sin dall’inizio della “svolta” imposta da Gorbaciov, non rinnegarono mai gli ideali per cui lottarono per tutta la vita. In questo, si distinsero da buona parte di quella nomenklatura che in diversi paesi ex-socialisti ha rinnegato il proprio passato e in un batter d’occhio si è trasformata nella nuova oligarchia alla guida della restaurazione capitalistica. Costretti a fuggire in esilio in Cile dopo un processo politico vergognoso, formalmente contro Erich Honecker –già gravemente malato- per “coinvolgimento in omicidio” ma in realtà contro la DDR tutta che per 40 anni fu colpevole di esistere, i coniugi difesero strenuamente le ragioni della costruzione del “primo Stato socialista sorto sul suolo tedesco” (nonché, elemento significativo per i comunisti occidentali, del primo Stato socialista sorto in un paese capitalistico avanzato e sviluppato). Margot Honecker, negli ultimi anni di vita del marito, curò la stesura e la pubblicazione dei suoi “Appunti dal Carcere” (pubblicati in Italia nel 2010), ricchi di spunti e riflessioni sul mondo dopo la caduta dell’URSS e delle democrazie popolari, nonché di considerazioni quasi profetiche sull’inevitabilità di nuovi conflitti, sull’incombere della disoccupazione di massa in paesi che avevano dimenticato cosa fosse, contro “la convinzione infantile che il mercato s’incaricherà di regolare tutto”. Dopo un silenzio durato due decenni, fece molto scalpore un’intervista di Margot Honecker andata in onda sulla tv tedesca nell’aprile del 2012, in cui la donna non esitò a ribadire la propria convinzione nelle ragioni del socialismo e delle scelte politiche della Germania Democratica.

Ancor più importanti sono le lucidissime considerazioni espresse di recente da Margot Honecker in una delle sue ultime interviste (novembre 2015)i, relative alla situazione greca e alle vicende dell’Unione Europea, che vale la pena riportare: «Syriza è andata al governo, e ha vinto di nuovo, ma non ha alcun potere. Il potere in Grecia appartiene al capitale nazionale e, in misura sempre maggiore, al capitale straniero. Questa Europa è divisa fra quelli di sopra e quelli di sotto, fra ricchi e poveri, fra paesi ricchi e paesi impoveriti. Fin dall’inizio, questa Europa è stata un progetto del capitale monopolistico, una struttura imperialista per consolidare il suo potere. La politica di degradazione democratica e sociale è sancita nei trattati della UE, è dettata dagli interessi delle multinazionali. Gli Stati forti spingono i deboli verso il baratro, nell’abisso. Nella sinistra era diffusa la convinzione che questa Europa potesse essere riformata. Ma l’atteggiamento smisurato delle autorità europee nei confronti della Grecia ha dimostrato che questa è una illusione. Coloro che dettano legge ai greci impongono privatizzazioni […], nella DDR questo strumento ha causato un gran danno. […] Guardo con preoccupazione alla dittatura dei monopoli, che avanza e punta ad incrementare l’imperialismo tedesco per il potere egemonico nel continente. […] Dobbiamo essere realisti. “L’internazionale dei Potenti” non fronteggia ancora nessuna grande forza nel campo degli oppressi e degli sfruttati. Nei paesi europei manca una effettiva e coerente attività da parte della sinistra anti-monopolistica, e non vi è una adeguata solidarietà internazionale né alleanze comuni. In Grecia, l’Impero ha colpito duro e distrutto l’illusione di poter riformare questa Europa. Attraverso questi metodi, nessun’altra Europa può sorgere».

Le lucide – e condivisibili – considerazioni appena riportate, formulate da una compagna che ha dedicato la sua vita alla causa del socialismo e che ai nostri giorni ha espresso posizioni tutto sommato coincidenti con quelle della gioventù comunista europea, fanno riflettere sul significato che deve avere per noi la scomparsa di una figura storica per il socialismo del XX secolo. Dopo il 1989 divenne molto di moda, specialmente in Italia, rinnegare le proprie radici e la propria storia: se da una parte si optava per una rottura netta, cambiando nome e simbolo assieme alla strategia politica, dall’altra ci si illudeva di poter “rifondare” il comunismo rompendo con l’esperienza storica del socialismo reale del ‘900, fino a considerarla come un qualcosa di “estraneo” alla propria storia e di cui vergognarsi. Da allora sono passati 25 anni, e oggi un’intera generazione nata negli anni immediatamente precedenti o successivi alla caduta del Muro di Berlino si ritrova proiettata nella realtà della crisi del capitalismo, avendo davanti a sé un futuro fatto di precarietà, disoccupazione e assenza di diritti. All’interno di questa generazione, cresce e si forgia una nuova generazione di comunisti, che a differenza dei propri padri ha conosciuto il socialismo solo sui libri di storia, ma che sente la necessità di lottare per un cambiamento reale. Questa nuova gioventù comunista, piaccia o meno, è erede di questa storia, che è la storia dell’Unione Sovietica, delle democrazie popolari, del socialismo reale. Questa storia, per cui tanti hanno dato la vita, è la storia del movimento operaio, delle sue conquiste e dei suoi errori, delle sue vittorie e delle sue sconfitte. Margot Honecker è stata una di quelle poche figure appartenenti alla “vecchia” generazione di comunisti rimasta coerente e fedele alla causa della sua vita, che oggi si tramuta in un lascito per le nuove generazioni. Oggi il compito della gioventù comunista è rialzare tutte le bandiere lasciate cadere e abbandonate a sé stesse; prendere il testimone dalle mani dei compagni che ci lasciano, per avanzare verso nuove vittorie e nuove conquiste.

Note
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i http://www.workers.org/2015/11/16/interview-with-the-gdrs-margot-honecker-the-past-was-brought-back/

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