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I cambi di nome delle squadre e la nuova frontiera del calcio moderno

*di Mattia Greco

Che il mondo del “dio pallone” sia cambiato è sotto gli occhi di tutti, soprattutto dei più appassionati. In questi ultimi anni si susseguono sempre di più vari dibattiti che discutono su come lo sport più seguito al mondo abbia ormai cambiato volto, si sia trasformato in puro business, dalle categorie superiori a quelle inferiori, dalla Champions League fino ai dilettanti.

L’ultimo caso che ha creato sdegno nei tifosi e negli appassionati è quello relativo al cambio di denominazione delle squadre. Infatti, anche diversi club storici hanno stravolto il proprio nome in seguito all’acquisto della società e del club da parte di un nuovo imprenditore e di nuovi amministratori. Questi ultimi non hanno perso tempo stravolgendo nome e logo delle vecchie squadre. Un esempio è il cambio di nome del Fondi Calcio, società nata nel 1922. Nell’Ottobre del 2014 l’Università degli studi Niccolò Cusano acquista il Fondi Calcio che subito dopo cambierà denominazione, adeguando il proprio logo. Nasce l’Unicusano Fondi Calcio del patron Stefano Bandecchi, amministratore delegato dell’ateneo, che prima di aver acquistato il Fondi aveva provato ad acquistare altre società come il Livorno, il Grosseto e la Lucchese (altre squadre in crisi) ma senza riuscirci.

Dopo quasi cento anni di storia il nuovo presidente decide di cambiare tutto presentando nuovi altisonanti progetti: parte dal nome. Parte dal cancellare la memoria e la storia del club. La sponsorizzazione dell’Università è funzionale al progetto dell’ateneo telematico che punta a crescere sempre di più attraendo nuovi studenti, ricercatori ed altri investitori. La campagna pubblicitaria diventa ancora più efficace quando non si limita esclusivamente alla pubblicità “tradizionale” ma cerca altre strade innovative per raggiungere nuovi consumatori. Ed è cosi che nelle maglie si trova il logo della nuova società. Diventa pubblicità anche un programma sportivo quando si sente pronunciare la nuova denominazione del club e quando all’interno dello stadio sono presenti centinaia di spot riconducibili alla società del presidente di turno. Questo progetto, legato al cambio del nome, si sta già diffondendo da qualche anno in tutto il mondo, dalla Germania all’Austria, dagli Stati Uniti al Ghana. Un esempio su tutti è quello riconducibile alle squadre di proprietà della multinazionale Red Bull, una delle prime a lanciare questo nuovo tipo di sponsorizzazione quanto mai efficace.

Quello che viene messo da parte è chiaramente il sentimento popolare, che lega i tifosi ai colori della maglia, alla città. Infatti la tifoseria organizzata del Fondi ha deciso a malincuore di allontanarsi dallo stadio come forma di “resistenza” a questo calcio servo del denaro e sempre di più legato alle logiche del mercato, dichiarando la propria contrarietà nel diventare una pedina per gli schemi imprenditoriali dell’Unicusano. Infatti, dopo nemmeno 3 anni, l’Unicusano decide di puntare su un’altra squadra che rischia il fallimento: la Ternana. Le “fere” sono il simbolo della città e lo stadio era il luogo in cui si intrecciavano, fino a non molto tempo fa, il tifo e la politica. La città operaia e la propria squadra, un sentimento d’amore fortissimo che dura ormai da decenni. Le strategie dell’Unicusano hanno puntato sull’acquisizione delle Ternana, che al contrario del Fondi, rappresenta per il nuovo brand un’opportunità da non perdere, un trampolino di lancio, perché si tratta di una squadra che milita in Serie B. La dinamica si ripropone esattamente come nel primo caso: ufficializzazione dell’acquisto, campagna mediatica, presentazione della nuova società con tanto di promesse verso i tifosi da raggiungere in breve tempo e, naturalmente, cambio del nome. Nasce l’Unicusano Ternana, “la squadra della ricerca”.

È importante sottolineare come l’Università telematica in questione, nata nel 2005 grazie alla riforma Moratti, ha come unico fine la ricerca del profitto con atenei gestiti secondo logiche aziendali. Ricercatori sfruttati, come Alida Clemente, che dopo aver denunciato le pessime condizioni lavorative nel 2013 venne sospesa per quasi un mese.

Questo non è altro che un altro piccolo esempio di come il calcio, ma tutto lo sport in generale, stia mutando con il tempo e come questo cambiamento vada di pari passo con la ricerca da parte delle imprese private e delle multinazionali di una nuova fonte di profitto. Tutto ciò porta allo snaturamento dei valori dello sport, che diventa solo un mezzo su cui investire per trarre ancora maggiori profitti. Non basta guardare indietro e rimpiangere il passato ma serve costruire qualcosa di nuovo, che ritorni a sottolineare il carattere popolare dello sport e che metta in discussione questo modello che lucra sulla passione dei tifosi e di tutti gli sportivi.

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