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Intervista al responsabile dei giovani comunisti in Catalogna: «se ci combattiamo fra lavoratori, vincono i padroni»

Traduciamo e pubblichiamo da Tinta Roja l’intervista al responsabile dei Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC) in Catalogna. Qui l’intervista in lingua originale.

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Tinta Roja: Alberto Montufo è il Responsabile Politico dei CJC in Catalogna. Come tutta la gioventù lavoratrice catalana, da giorni vive con particolare intensità tutti gli eventi che accadono nella sua terra. Tinta Roja ha avuto la possibilità di realizzare un’intervista per focalizzarsi sulla posizione che la Gioventù Comunista assume davanti a questi eventi.

Alberto Montufo: Buonasera. In primo luogo ringrazio la redazione di Tinta Roja per avermi dato spazio. In secondo luogo, sottolineo che gli sviluppi politici in Catalogna sono così rapidi che molto sicuramente questa intervista sarà “scaduta” e superata dagli eventi fra pochi giorni.

TR: Dopo il 1 ottobre e quelli che sono i giorni più tesi nel panorama politico, come è percepita fra i lavoratori e le lavoratrici catalane la brutale repressione che si è scatenata in questi ultimi giorni?

AM: Basta vedere la risposta che c’è stata da parte di centinaia di migliaia di catalani lo scorso 3 ottobre. Il clamore contro la repressione si estende a tutte le fasce della società in modo trasversale. Nelle manifestazioni contro la repressione si potevano incontrare persone di tutte le classi e nazionalità. Non sono poche le persone che pur considerandosi di nazionalità spagnola e pronunciandosi contro l’indipendenza sono scese in strada, anche con bandiere spagnole, per dire basta. Questo ci dà un indizio sul grado di consenso sociale che esiste in Catalogna circa le azioni della Polizia Nazionale e della Guardia Civile comandate dal Governo centrale.

Come CJC in Catalogna condanniamo e denunciamo con forza la vergognosa repressione nei confronti dei nostri compaesani, amici e compagni di lavoro per il fatto di voler andare a votare. Anche se la nostra posizione sul referendum e sul processo indipendentista è ben chiara, e diciamo che la classe lavoratrice deve seguire il suo cammino autonomo, consideriamo che nessuno debba essere represso per il fatto di volersi esprimere attraverso un voto.

Per questo abbiamo partecipato alle diverse manifestazioni e proteste convocate in Catalogna dal nostro Partito, e siamo stati presenti anche nel giorno della votazione del 1 ottobre presso i seggi elettorali in cui abbiamo potuto essere presenti per evitare la possibile repressione poliziesca.

TR: Perché credi che il governo del Partito Popolare ha optato per una repressione così violenta?

AM: Noi comunisti comprendiamo che lo Stato è lo strumento della classe sociale al potere per garantire lo status quo, e la caratteristica fondamentale dello Stato è il monopolio dell’esercizio della violenza. Avevamo già previsto che questa sarebbe potuta essere una possibile risposta da parte del governo; senza dubbio il risultato è stato, a livello di opinione pubblica, quello peggiore per il PP agli occhi dei catalani.

Da un lato ha applicato un alto livello di violenza contro la popolazione civile, ma non è stato capace di fermare la risposta nella maggior parte dei collegi elettorali. Il risultato è stato più di 2,2 milioni di voti che concedono alla Generalitat una posizione di maggiore legittimità e comporta una piccola vittoria dinanzi al Governo sul piano politico.

TR: Sembra che, con tutto questo, arriviamo a una situazione limite. In che direzione credi si rivolgerà il “processo”, alla fine?

Rispondere a questa domanda senza fare un’analisi di quali classi sociali stanno lottando non ha senso se vogliamo dare una risposta che vada oltre le percezioni e le soggettività personali. La realtà è che, anche se non è ciò che siamo abituati ad ascoltare nei media di recente, né da un lato né dall’altro, il processo ha molto più a che fare con interessi di carattere economico che sentimentali.

Nel suo documento “Il nostro cammino: la indipendenza della classe operaia”, il Partito caratterizza il processo come la lotta delle classi medie catalane contro la classe oligarchica al potere per il mantenimento dei loro interessi. Lo sviluppo della crisi ha fatto sì che la media e piccola borghesia catalana, che ancora è guidata da una logica del proprio mercato, cioè basa i suoi affari principalmente nel contesto territoriale della Catalogna, veda minacciata la sua esistenza dallo sviluppo stesso del capitalismo. Il capitalismo spinge le imprese a competere fra di loro, e in questo processo di competizione le grandi imprese fagocitano le piccole. Un esempio lo abbiamo avuto nella concentrazione bancaria durante gli anni della crisi, già nessuno si ricorda più delle piccole banche e fondi che scomparvero dopo pochi anni.

Questo processo di accumulazione del grande capitale contro il piccolo spinge gli strati intermedi della società a unire le forze per cercare di raggiungere uno “status quo” che permetta loro di continuare a vivere come vivono ora. Questo è il vero spirito del “processo”, un progetto diretto dalle classi medie in opposizione al grande “mostro” dell’oligarchia, questa oligarchia che rappresenta i grandi monopoli di questo paese, che vedono come una minaccia sempre più vicina e reale. Vedono come le grandi imprese stanno divorando il loro terreno e lanciano una lotta disperata per tenere a bada il branco di lupi che vuole mangiare il loro bestiame.

Ecco perché molte delle proposte e promesse dell’indipendenza consistono in un capitalismo più “umano”, meno competitivo, nel quale vivremo tutti meglio. Questo tipo di proposte vanno contro le leggi fondamentali di funzionamento del capitalismo e sono pertanto del tutto utopiche. Le classi medie non avranno mai la forza necessaria per opporsi allo Stato, per questo diciamo che il “processo” è un vicolo cieco per la nostra classe. I leader indipendentisti hanno la capacità di mobilitare molte persone, e anche per ottenere una vittoria dallo Stato al termine di tutto, ma non hanno il potere di sovrapporsi allo Stato e al suo monopolio della violenza. Per questo l’affermazione per cui la classe operaia deve costruire un proprio cammino indipendente ha un significato profondo per noi.

D’altra parte è importante sottolineare la questione della direzione da parte delle classi intermedie, poiché in molti confondono la direzione con la partecipazione. Nel progetto sta partecipando una parte della classe operaia e dei settori popolari? Certo. Però la questione è sotto quale bandiere, sotto quale prisma politico. La concezione dell’interclassismo, della fiducia in chi ti sfrutta, nel restare uniti per un bene comune non sono indirizzi politici propri della classe lavoratrice. Se diciamo che il “processo” ha un carattere borghese è anche per questa ragione.

E per ultimo: come finirà. La cosa più plausibile è che tutto questo finisca con un accordo, anche se ad oggi tutto questo è percepito da parte della società catalana e spagnola come più che improbabile, dopo tutti gli avvenimenti e la tensione. Noi comunisti non abbiamo una sfera di cristallo, però vediamo quali sono le tendenze più evidenti, sulla base di un’analisi di classe. Per questo ci affidiamo anche alle dichiarazioni dei differenti attori economici. Foment del Treball, la Banca, rappresentanti di diversi Stati e portavoce della UE si stanno pronunciando in favore del dialogo e di un accordo, per favorire l’economia e la stabilità.

Senza dubbio possono ancora accadere molte cose; nei prossini giorni potrebbe esserci una più che probabile dichiarazione di indipendenza da parte del Presidente e la successiva sospensione dell’autonomia da parte del governo. Staremo molto attenti e in attesa di valutare i prossimi avvenimenti.

TR: Dopo l’atteggiamento passivo dei Mossos durante il 1 ottobre, il corpo ne è uscito rafforzato pubblicamente. Credi che siano stati dimenticati gli episodi ugualmente duri di violenza esercitata dai Mossos, come nel 2011 in Plaza Catalunya, nel 2012 durante lo sciopero generale o in quello del 14 novembre, dove una donna arrivò a perdere un occhio per un proiettile di gomma?

AM: Durante la manifestazione dello scorso 3 ottobre abbiamo potuto essere testimoni di applausi ai Mossos e di cori del tipo “questa sì, è la nostra polizia”. Dovrebbe essere qualcosa di ovvio ma non è male ricordarlo: ovviamente i Mossos e la Polizia Nazionale svolgono la stessa funzioen sociale, semplicemente in questo contesto concreto i Mossos hanno giocato un ruolo diverso, ma non per questo dobbiamo idealizzarli o dimenticaro il ruolo che ebbero durante il 15 Marzo, o durante le mobilitazioni antibologna (contro il processo di Bologna, ndr) a Barcellona. La polizia non è più o meno repressiva in base alla sua nazionalità; l’unico elemento di differenza è se la polizia è in mano a uno Stato capitalista o a uno Stato socialista, se reprime il popolo o gli sfruttatori.

TR: Sono stati molti gli esempi di solidarietà con il popolo della Catalogna in tutto il paese. Come viene accolto questo sostegno qui?

AM: Si accolgono in modo straordinariamente positivo. Ritengo che siano dimostrazioni di appoggio che riescono a smussare i possibili risentimenti che a causa di questa situazione possono generarsi all’interno della nostra classe, per motivi di identità nazionale. Sono una dimostrazione del fatto che la solidarietà va oltre i confini e le bandiere.

TR: In ultimo, cosa diresti a tutta la società catalana dopo queste giornate di violenza?

AM: Credo che l’elemento più importante sia soprattutto non cadere in sentimenti di odio fra lavoratori. Se ci combattiamo fra di noi, l’unico che vince è il borghese. A noi lavoratori interessa sempre l’unità, come prima cosa. Che nessun nazionalismo ci faccia separare dai nostri compagni; questa credo debba essere la parola d’ordine più immediata da trasmettere ai nostri amici e conoscenti.

TR: Qualche altra cosa da aggiungere?

Mi piacerebbe raccomandare ai lettori di seguire sui social network i Comunistes Catalans – PCPE, che a mio parere stanno facendo un ottimo lavoro nel seguire gli eventi della vita politica catalana da una prospettiva di classe. Vi incoraggio a seguire senza dubbio la loro pagina facebook.

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