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La coreografia degli ultras del Legia Varsavia e il revisionismo storico

*di Antonio Viteritti

 Ha fatto molto parlare nei giorni scorsi la coreografia dei tifosi del Legia Varsavia in occasione della partita di preliminare di Champions League contro i kazaki dell’Astana il 2 agosto. Gli ultras hanno esposto un’enorme striscione che rappresentava un soldato delle SS che punta la pistola alla tempia di un bambino con scritto: “Durante la Rivolta di Varsavia, i tedeschi uccisero 160mila persone. Migliaia di queste erano bambini”, volendo commemorare la rivolta del ghetto di Varsavia, avvenuta il 1 agosto del 1944 e repressa nel sangue dai nazisti.

Sebbene alcuni blog di “bomber” hanno voluto sottolineare “lo splendido gesto”, anche ad una persona poco attenta risulterebbe evidente il tentativo di revisionismo storico, poiché la rivolta del ghetto di Varsavia non fu repressa da generici soldati tedeschi, ma dai nazisti. Perché omettere un dettaglio così importante?

La risposta è semplice, anche gli ultras del Legia Varsavia sono di estrema destra e sono famosi in tutta Europa per alcune loro coreografie che si si chiamavano apertamente al fascismo. Risulta dunque evidente il tentativo delle forze reazionarie, fasciste ed anticomuniste in Polonia di accreditarsi come autori della resistenza “antitedesca”, ponendosi come legittimi eredi della Falange Nazional-Radicale (ONR), formazione fascista che durante la seconda guerra mondiale combatté contro i nazisti nella resistenza polacca.

L’obiettivo è svuotare la memoria storica di tutti gli elementi ricollegabili al comunismo e alla lotta antifascista e di rileggere la storia nazionale e la resistenza in chiave nazionalista, anche a costo di cadere in nell’evidente contraddizione di scontro tra forze di estrema destra appartenenti alla stessa ideologia e di sostituire la lotta anti-nazista per la liberazione dei popoli con quella nazionalista.

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