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L’assurda polemica su Laika a 60 anni dallo Sputnik 2

Incredibile ma vero. Oggi ricorrono i 60 anni dal giorno in cui il primo essere vivente terrestre fu mandato in orbita nello spazio. Una tappa importante per la scienza e il progresso dell’umanità, ma i media riescono a trasformare la ricorrenza in una polemica contro l’Unione Sovietica.

Il 3 novembre 1957 la cagnolina Laika partiva a bordo di una capsula spaziale sovietica, lo Sputnik 2. Un mese prima, il 4 ottobre, l’Unione Sovietica aveva scritto un’altra pagina di storia con il lancio dello Sputnik 1, inviando in orbita attorno alla terra il primo satellite artificiale. Si trattava di innegabili conquiste di tutta l’umanità che in quei mesi avevano accresciuto enormemente il prestigio dell’Urss, il cui merito era oggettivamente riconosciuto sia dalla comunità scientifica, sia dalla gente comune che guardava con ammirazione a ciò che si realizzava.

Gli Stati Uniti, a quell’epoca, non erano ancora riusciti a costruire un satellite capace di superare la fase di lancio (ci riuscirono solo nel 1958). Pochi anni dopo, nel 1961, l’Urss avrebbe conquistato un altro primato inviando il primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin. Basta questa semplice contestualizzazione storica a far comprendere quale fosse l’atteggiamento dinanzi al lancio dello Sputnik 2 dell’opinione pubblica mondiale, sinceramente stupita dalle capacità tecnologiche mostrate dall’Urss.

Ma per qualche ragione, oggi i giornali hanno deciso di non parlare di tutto questo. Il Corriere parla in un suo articolo di “inutile e terribile sacrificio”, seguito a ruota da diversi altri. Si parla delle circostanze della morte di Laika (secondo i sovietici sopravvissuta alcuni giorni, secondo altri morta poche ore dopo il lancio a causa di malfunzionamenti nella capsula), di una vera e propria “crudeltà” compiuta dai sovietici, che sarebbe stata del tutto inutile a fini scientifici. Insomma, il lancio della seconda navicella spaziale della storia dell’uomo, a un mese di distanza dalla prima, viene trattato alla stregua di un crimine compiuto per qualche sadica ragione e definito privo di utilità scientifica.

C’è davvero bisogno di aprire il dibattito sull’utilizzo di animali per finalità scientifiche? Forse no, perché il livello di argomentazione di chi apre questa polemica non si pone sul piano scientifico, né tantomeno su quello etico. Lanciare una polemica così assurda nella ricorrenza di una tappa storica per il progresso umano significa rifiutare di riconoscere l’evidenza dei fatti, sulla base non di considerazioni scientifiche, ma di uno sterile anticomunismo che porta a dover cercare a ogni costo il pretesto per attaccare l’Urss e la sua storia, non a caso proprio nell’anno del centenario della rivoluzione che gettò le basi affinché tutto questo fosse possibile. O più semplicemente significa essere ottusi.

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