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Roma, bengalese pestato perché assegnatario di casa popolare: «non c’è posto per te»

È successo qualche giorno fa a Roma. Un uomo di 52 anni, cittadino italiano ma di origini bengalesi, è stato pestato a Tor Bella Monaca lo scorso lunedì, colpevole di essere assegnatario di una casa popolare nel quartiere. L’aggressione è avvenuta in Largo Ferruccio Mengaroni, ad opera di quattro ragazzi di età compresa fra i 20 e i 25 anni, che alla richiesta di indicazioni per raggiungere la casa hanno risposto con calci e pugni, replicando “qui non c’è posto per te”.

Ancora non è chiaro se esista un legame fra gli aggressori e le organizzazioni di estrema destra che fomentano odio razziale nei quartieri popolari. Ma certo è che l’episodio è un perfetto esempio di ciò che viene generato dalla propaganda di queste organizzazioni: una guerra fra poveri nei quartieri popolari e di periferia, ottenuta dirottando la rabbia popolare nei confronti degli immigrati, e non verso chi è realmente responsabile del disagio sociale esistente.

Solo a Roma ci sono circa 200mila immobili sfitti, detenuti a fini speculativi da banche, imprenditori e palazzinari, che negano il diritto alla casa a chi ne avrebbe bisogno. Questo significa che c’è posto per dare la casa a tutti. Basterebbe toglierli dalle mani di questi grandi proprietari (proprio così: espropriare), perché il diritto ad avere un letto e un tetto vale molto più del diritto di speculare e fare profitti sulla vita degli altri.

Tutto questo l’estrema destra non lo dice, ma preferisce scatenare il razzismo contro gli “stranieri” mentre i padroni si sfregano le mani compiaciuti. Risultato: i proletari si ammazzano fra di loro per le briciole di un diritto che ci viene negato da chi sulla nostra pelle continua a fare profitti. Ma la verità è che un lavoratore (o un disoccupato) italiano e uno immigrato hanno molte più cose in comune di quante non ne abbiano con il padrone che li sfrutta, con i banchieri e i palazzinari che li privano del diritto alla casa.

Nel caso di Roma, non regge neanche la retorica per cui “la guerra fra poveri è inevitabile se le case le danno agli stranieri”, perché lo “straniero” è un cittadino italiano, e prima di affermare che i suoi diritti debbano essere diversi da quelli degli altri solo perché ha la pelle più scura, bisognerebbe fermarsi e riflettere qualche minuto. Nessuna giustificazione esiste per ciò che è avvenuto. Quello su cui dovrebbe farci riflettere, per l’ennesima volta, questo episodio, è che la guerra fra poveri la vincono i padroni. Prima riusciremo a invertire la rotta, e a rivolgere questa rabbia contro di loro, e prima torneremo a vincere e a riconquistare uno a uno i diritti che ci spettano.

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