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Studenti ancora in piazza: «No compromessi, non saremo i futuri schiavi»

torino-7Gli studenti tornano in piazza per protestare, dopo la giornata di mobilitazione nazionale del 13 ottobre. Un grande corteo a Roma, dove la gioventù comunista, alla testa del corteo, ha guidato migliaia di studenti da Piramide al Ministero dell’Istruzione. Cortei e proteste in tutta Italia, da Torino a Lecce e in numerosi capoluoghi provinciali. Una mobilitazione ben più numerosa di quella che, una settimana fa, nella giornata del 17 novembre, veniva promossa da settori maggiormente legati al centro-sinistra, con un coinvolgimento diretto delle organizzazioni giovanili legate alle forze di governo. Non a caso lo slogan promosso dal Fronte della Gioventù Comunista (FGC), fra i principali promotori della mobilitazione del 24 novembre, recitava «Nessun compromesso con governo e padroni, non saremo i futuri schiavi», ribadendo l’irriducibilità della mobilitazione all’attività di forze che puntano a illudere gli studenti con rivendicazioni arretrate e parziali.

«Ci stanno educando a un futuro da schiavi» – ha dichiarato Alessandro Fiorucci, responsabile scuola del FGC, in un comunicato diffuso dall’organizzazione – «Altro che lotta alla disoccupazione giovanile, l’alternanza scuola-lavoro mette gli studenti e le scuole al servizio delle grandi imprese e dei loro profitti. Una palestra di sfruttamento e precarietà, in cui si impara ad accettare qualsiasi condizione lavorativa ed essere flessibili. La “buona scuola” del governo e del PD è buona per la Confindustria, ma non per chi la vive ogni giorno. Contro questo modello di scuola serve lottare, no a compromessi con chi vuole piegare l’istruzione al profitto. Vogliamo diritti e tutele, inclusa una giusta retribuzione per le ore lavorate».

Gli studenti davanti al Ministero dell'Istruzione
Gli studenti davanti al Ministero dell’Istruzione

A Roma gli studenti, raggiunto il Ministero dell’Istruzione, hanno chiesto di far uscire una rappresentanza politica per confrontarsi con gli studenti sui temi dell’alternanza scuola-lavoro e del diritto allo studio. Non si è fatta attendere la risposta negativa del Miur, che ha rifiutato un confronto a viso aperto, chiedendo al contrario di ricevere all’interno dell’edificio una delegazione ristretta. «Non abbiamo nulla da nascondere, e non abbiamo intenzione di dialogare con il Ministero a porte chiuse, lontano dagli occhi e dalle orecchie delle migliaia di studenti che oggi sono qui» – hanno risposto al megafono i militanti del Fronte – «Quello che abbiamo da dire possiamo dirlo davanti a tutti gli studenti, non abbiamo bisogno di rinchiuderci nelle segrete stanze del Ministero. Non ci presteremo a giochetti di palazzo, che servono solo a dare una parvenza di legittimità a misure fatte nell’interesse delle grandi imprese, che non sono mai state discusse con gli studenti, con chi le deve vivere ogni giorno sulla sua pelle».

roma-11Una posizione di rottura, chiarita con un passaggio successivo del comunicato del FGC: «Non ci aspettiamo inversioni di rotta da parte del Ministro Fedeli, ma certo non ci accontenteremo di qualche briciola» – conclude Fiorucci – «Oggi purtroppo non esiste la volontà politica di risolvere i problemi degli studenti e di una scuola che è sempre più classista. Le nostre scuole continuano a crollare, chiedono contributi “volontari” sempre più alti nel silenzio assordante del Governo che pensa ad aumentare le spese militari e gli incentivi per le imprese. Oggi in piazza non ci sono ragazzini sfaticati, ma migliaia di giovani che lottano per una scuola diversa, gratuita e di qualità, e per il loro futuro».

Infine, i manifestanti hanno annunciato la volontà di una nuova mobilitazione nella giornata del 15 dicembre: «Il Miur ha convocato gli “Stati generali dell’alternanza”, una pagliacciata che rappresenta un tentativo di legittimare a posteriori l’asservimento delle scuole agli interessi delle imprese. Lo stesso governo che ci ha chiamati “sfaticati”, che ha votato la buona scuola, oggi finge di voler discutere con gli studenti, con ogni probabilità con i settori più compromessi e meno rappresentativi, perché ha bisogno di legittimità politica. Siamo pronti a scendere in piazza a Roma il 15 dicembre per far sentire la voce di migliaia di studenti che lottano contro la scuola di classe che il governo, i padroni e la UE vogliono costruire».

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