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Ardita san Paolo: porta il calcio tra la gente

ArditaSecondo una recente indagine svolta da Demos Coop. e riportata su la Repubblica, però, la percentuale degli italiani che si definiscono tifosi è in netta discesa; nel 2009, infatti, coloro che sostenevano una squadra di calcio erano il 55,6% della popolazione. Oggi, nel 2012, dopo solo 3 anni, la fetta di appassionati si è abbassata di ben il 13%. Sono cifre assolutamente importanti che indicano come il calcio, ormai, non riesca più, non solo ad attrarre nuovi appassionati, ma nemmeno a conservare quelli che già aveva.

La realtà è che, lentamente la gente si sta disamorando del pallone; gli scandali, dal doping alle scommesse, hanno minato la fiducia nei confronti della regolarità dei campionati. I calciatori di serie A vivono in un universo dorato, al sicuro con i loro ingaggi da migliaia di Euro a settimana, mentre il paese reale vive un crisi profondissima. Andare allo stadio è diventato uno stress, oltre che un investimento economico notevole, per via di Tessere del Tifoso, controlli, tornelli, fax per autorizzare gli striscioni. Il colore, il calore, il tifo, il famoso “12esimo uomo in campo” è stato criminalizzato e ridotto al lumicino con provvedimenti di volta in volta più repressivi. Le squadre più seguite sono composte da calciatori che un giorno dichiarano il loro amore e la settimana dopo vanno a giocare altrove. Il tifoso è considerato come un cliente che andando allo stadio o, per la maggior parte, guardando la televisione, paga per un prodotto. E’ un mero acquirente e deve essere sfruttato come tale.

C’è però chi a tutta questa situazione ha deciso di dire no e di ripartire indicando un’alternativa a tutte quelle persone stanche e stufe del tanto odiato calcio moderno, indicando un modo diverso di fare sport e di seguirlo, un modo per “restituire il calcio al suo legittimo proprietario: il popolo”, per dirla con uno dei loro slogan. Parliamo dell’Ardita San Paolo, squadra di calcio “popolare” nata nell’estate del 2011 dall’idea di un gruppo di ragazzi del quartiere, appunto, di San Paolo. L’idea è nata proprio per riappropriarsi del calcio, che in Italia come in molti altri paesi è lo sport di maggiore popolarità ma non grazie “alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo, c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi” (cit. by Zdenek Zeman). L’Ardita, da un anno a questa parte è cresciuta, si è confrontata durante il suo primo anno di vita con un torneo amatoriale ed è riuscita a far conoscere il suo nome non solo a Roma ma anche in tantissime parti d’Italia.

Il nome Ardita San Paolo è ovviamente un preciso richiamo al quartiere nel quale la squadra ha preso forma e nel quale si allena e gioca, ma è anche un omaggio agli Arditi del Popolo. Perché l’Ardita, oltre che un progetto sportivo, è un progetto sociale, un modo per riprendersi gli spazi aggregativi di cui il sistema capitalista nel quale viviamo ci ha privato.

Il 22 settembre scorso l’Ardita San Paolo ha presentato un progetto che in Italia è sicuramente una novità rivoluzionaria. Loro lo chiamano, per semplicità, Azionariato Popolare, anche se, precisano, la dicitura più corretta sarebbe quella di Finanziamento Popolare, perché l’Ardita tutto è tranne una società per azioni. Nel caso specifico gli azionisti sono i tifosi, che, a dispetto di una realtà periferica che è quella di una squadra che quest’anno affronta per la prima volta la 3° categoria dei tornei FIGC, sono tanti, appassionati e, come hanno potuto verificare gli abitanti del quartiere, molto rumorosi.

Come spiegato nel corso della conferenza stampa del 22 settembre, l’Ardita ha pensato ad un progetto in cui si offre al tifoso di contribuire alle spese della squadra con delle somme che variano dai 30€ per i disoccupati, ai 40€ per gli studenti fino ai 50€ per chi lavora (altra novità in un mondo in cui non c’è il minimo livellamento delle spese in base alla condizione sociale del singolo individuo o di una famiglia). In cambio i tifosi “azionisti” ricevono una tessera che gli dà diritto a una serie di sconti ed agevolazioni in numerosi esercizi commerciali a Roma e, cosa ben più importante, acquisiscono il diritto decisionale per quanto riguarda le scelte inerenti alle iniziative della squadra e alla sua gestione nelle diverse sfaccettature. La novità rispetto alla stragrande maggioranza delle società che gestite secondo un modello di azionariato (anche colossi come Real Madrid e Barcelona lo sono) è che indipendentemente dal finanziamento che ognuno dà alla squadra, che può essere di qualsiasi cifra a partire da quelle già citate, una singola persona avrà sempre diritto ad un singolo voto; non conterà nulla la sostanziosità del finanziamento versato. Un socio attivo, cioè chi si rende partecipe della vita della squadra, potrà poi candidarsi per far parte della Dirigenza dell’Ardita San Paolo.

Nella giornata del 22 si sono delineati alcuni degli obiettivi futuri di questa giovane esperienza; obiettivi che però sono molto ambiziosi. L’idea infatti, oltre che emergere sempre più come squadra all’interno dei tornei federali di calcio a 11, è anche quella di diventare, in un futuro, una polisportiva, con squadra sia maschili che femminili, e, soprattutto, poter arrivare ad essere una scuola-calcio con squadre di bambini di diverse età.

L’Ardita è una realtà nata solo da un anno, che milita nella categoria più bassa dei tornei della FIGC, deve far fronte alle difficoltà, soprattutto economiche, che presenta il non avere uno sponsor. E’ una squadra che non gioca per traguardi come la Champions o lo scudetto. Ma la passione, il cuore, il sudore che tutti i ragazzi, giocatori, dirigenti e tifosi, mettono per la LORO squadra non potranno mai essere eguagliati da quelli di nessuno campionissimo strapagato. L’Ardita è attaccamento, unità, orgoglio ed entusiasmo. E’ il calcio che torna dalla gente.

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