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Il dramma dei lavoratori socialmente utili.

di Emanuele Vecchi.

“Inizia la scuola riparte la lotta”: queste parole scritte sugli striscioni del Fronte della Gioventù Comunista all’inizio dell’anno scolastico mai sono state, come in questo momento, più attuali e concrete. I molti governi succeduti in questi ultimi anni, tutti espressione degli interessi del grande capitale, hanno distrutto quel poco che rimaneva della scuola pubblica in nome di una fantomatica e vana scuola europea e moderna, più produttiva e competitiva. I tagli lineari che hanno colpito il Miur non si sono abbattuti solo sugli studenti e sulle loro famiglie (il contributo volontario obbligatorio) ma hanno riguardato anche il personale scolastico. Tra questi operatori rientrano anche gli ex Lsu, lavoratori socialmente utili, dipendenti delle scuole di ogni ordine e grado di tutta Italia. Secondo il Decreto Legislativo 1 dicembre 1997 n.468 si definiscono lavori socialmente utili quelle attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva. Per capire l’importanza di questi operatori basta elencare alcuni degli innumerevoli settori in cui possono essere impiegati:

  1. piani di recupero, conservazione e riqualificazione, compresa la messa in sicurezza degli edifici a rischio, di aree urbane, quartieri di città e centri minori, interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale;
  2. cura e assistenza all’infanzia, all’adolescenza, agli anziani; riabilitazione e recupero di tossicodipendenti, di portatori di handicap e di detenuti; interventi mirati nei confronti di soggetti in condizione di particolare disagio ed emarginazione sociale;
  3. tutela della salute e della sicurezza nei luoghi pubblici e di lavoro, tutela delle aree protette e dei parchi naturali, bonifica delle aree industriali dismesse e interventi di bonifica dell’amianto.

Il motivo originario per cui è stata istituita questa categoria di lavoratori è il loro ruolo di ammortizzatore e di recupero sociale. Infatti, come stabilito dall’art.4 del D.Lgs468/97l, gli individui che possono essere impiegati come Lsu devono possedere determinate caratteristiche:

  1.  essere disoccupati iscritti da più di 2 anni nelle liste del collocamento o essere in cerca della prima occupazione;
  2. essere iscritti nelle liste di mobilità (non) percettori dell’indennità di mobilità o di altro trattamento speciale di disoccupazione;
  3. gruppi di lavoratori espressamente individuati in accordi per la gestione di esuberi;
  4. persone detenute per le quali sia prevista l’ammissione al lavoro esterno come modalità del programma di trattamento.

Il dramma che stanno vivendo i quasi 24.000 lavoratori Lsu s’inscrive in quella politica di tagli lacrime e sangue attuata dalla classe politica sotto il monito dell’Unione Europea. Al momento questi lavoratori, il cui contratto di lavoro è scaduto esercitano con una proroga, valida fino al 30 ottobre, alle vecchie gare d’appalto (fatte ogni 3 anni). Il rischio che corrono queste persone non è tanto la perdita del loro posto di lavoro (anche se ciò non escluso) ma la riduzione del già inconsistente trattamento retributivo pari a 800 euro mensili. Se, infatti, il Ministero non provvederà al reperimento delle risorse per il bando delle gare d’appalto, si assisterà alla distruzione delle “certezze” di questi lavoratori e a una condanna a una vita precaria. La piaga sociale cui queste persone sono sottoposte rischia, poi, di trasformarsi nella solita guerra tra poveri. Infatti, il Miur ha messo a disposizione delle risorse solo per 9 lotti su 13 lasciando fuori quelli della Campania,  Sicilia e Calabria. D’altra parte la stabilizzazione di questi operatori, come stabilito dalla Corte Costituzionale (sentenza 27/3/2003, n. 89), è  impossibile in quanto contrastante con i principi di cui agli artt. 3 e 97 della Costituzione. Dunque, poiché la conversione del contratto di lavoro da tempo determinato a indeterminato dovrà avvenire nel rispetto di tali principi, e dunque attraverso un concorso pubblico, nell’avviamento di tali iniziative le amministrazioni dovranno tenere conto delle direttive sulla procedura del reclutamento. Perciò si prenderà in considerazione esami e titoli, i già presenti lavoratori iscritti nelle liste di disponibilità nonché delle eventuali eccedenze temporanee del personale che si avrebbero dopo l’assunzione di tali operatori. Ancora una volta dunque i grandi interessi del capitale speculano sulla pelle di migliaia di dipendenti e giocano con la loro dignità e la loro vita, seminando odio e invidia tra persone accomunate dallo stesso destino: una sorte precaria.

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