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Appello dei comunisti venezuelani ai partiti comunisti.

da solidnet (traduzione a cura di resistenze.org)

Situazione politica in Venezuela: nuovo tentativo di destabilizzazione politica ed economica da parte della borghesia e dell’imperialismo in vista delle elezioni municipali dell’8 dicembre 2013

L’8 dicembre 2013 milioni di venezuelani e venezuelane si recheranno alle urne per scegliere 337 sindaci e circa 2400 consiglieri comunali. Per i venezuelani, questa sarà un’altra opportunità di esprimersi attraverso il voto come lo hanno già fatto durante le precedenti 17 consultazioni elettorali, tutte dichiarate libere ed imparziali, da quando nel 1999 il popolo venezuelano, con il comandante Hugo Chávez, ha aperto una nuova era politica in Venezuela. Tuttavia, esistono fondati indizi che gli estremisti della coalizione di destra del Venezuela stiano pianificando di utilizzare queste elezioni come il punto focale di una destabilizzazione generale ai danni del governo di Nicolas Maduro, costituzionalmente eletto nell’aprile del 2013 in seguito alla scomparsa di Hugo Chávez. Tentativi di destabilizzazione sono stati usati contro Chavez in diverse occasioni – compresi un colpo di Stato fascista durato 47 ore nell’aprile del 2002, una serrata totale dell’industria petrolifera di 64 giorni ed il sabotaggio economico e finanziario ai danni del paese – per cercare di rovesciare il suo governo.

Violenza dell’estrema destra

Le elezioni dell’8 dicembre sono le prime da quando, ad aprile, si è scatenata un’ondata di violenza, con omicidi politici, organizzata da settori fascisti in risposta alla vittoria di Nicolás Maduro, oggi Presidente costituzionale del Venezuela. Si tratta di un tentativo da parte della borghesia, in alleanza con potenze imperialiste e oligarchie latinoamericane, di rovesciare Maduro ancor prima che prestasse giuramento assumendo la carica, e per sfruttare la situazione politica determinata dalla morte di Hugo Chavez.

In seguito ad un risultato elettorale senza grandi margini, ma maggioritario e decisivo, con Nicolas Maduro vincente per 260.000 voti (51-49%), l’opposizione ha immediatamente gridato al broglio nonostante non abbia addotto prove e non abbia assistito alle procedure di sorveglianza del sistema di votazione convocate dal Consiglio Nazionale Elettorale CNE, con un riconteggio del 100% dei voti.

Le insinuazioni sono continuate anche dopo che i governi di ogni colore politico di tutta l’America Latina ed Europa hanno riconosciuto il risultato. Appoggiata soltanto dai governi di USA ed Israele, il giorno successivo alle elezioni del 14 aprile 2013 l’estrema destra, con il suo ex candidato presidenziale Hernique Capriles, ha chiamato alla violenza, con la morte di 11 persone innocenti, decine di feriti, attentati con molotov e attacchi incendiari contro i centri sanitari finanziati dal governo, edifici del CNE e le sedi dei partiti dell’alleanza bolivariana.

Nuovi tentativi di destabilizzazione

Con l’avvicinarsi delle elezioni di dicembre, sembrano essere in corso tentativi di destabilizzazione per sostituire il governo di Maduro.
Leopoldo López, rappresentante della coalizione d’opposizione Mesa de la Unidad Democrática (MUD), a novembre ha dichiarato alla stampa che l’opposizione cercava un cambiamento di regime. A questo scopo, hanno usato il sabotaggio per creare serie difficoltà all’economia venezuelana e gravi danni all’infrastruttura, come già accaduto col blocco economico del 2003. Per il Partito Comunista del Venezuela (PCV), tutto ciò fa parte della strategia degli USA, usata precedentemente nel rovesciamento del governo progressista di Salvador Allende. Agli incendi dolosi nelle raffinerie petrolifere si sono aggiunti blackout elettrici in tutto il paese ed interruzioni delle forniture di acqua potabile. A fianco dei leader dell’estrema destra, sono comparsi ufficiali militari in pensione chiedendo l’appoggio di un intervento militare nordamericano per sostituire il governo di Maduro. In aggiunta a questi fatti, si è cercato di colpire l’economia domestica aumentando i prezzi degli articoli di prima necessità a livelli di usura fino al 2000 % e bloccando i rifornimenti di altri beni di consumo. L’obiettivo è incitare una “rivoluzione arancione”, con manifestazioni di massa del popolo scontento, e generare scontri di piazza, presidiati da cecchini, che giustifichino finalmente la necessità di ” ristabilire l’ordine” utilizzando presunti settori “democratici” non chavisti delle forze armate o direttamente l’intervento militare degli Stati Uniti per ristabilire la democrazia, ossia il potere della borghesia alleata dell’imperialismo, che ha perso molti spazi durante le trasformazioni progressiste degli ultimi anni.

Argomenti di incostituzionalità

Alcuni nell’opposizione stanno descrivendo le elezioni municipali come un plebiscito contro il governo di Maduro. Costoro stanno cercando di diffondere l’idea che se il Grande Polo Patriottico (GPP, coalizione dei partiti che appoggiano la Rivoluzione bolivariana, ndt) non dovesse conquistare la maggioranza dei municipi, il Presidente Nicolas Maduro dovrebbe dimettersi, portando alla formazione di un nuovo governo. I loro strilloni già annunciano di non riconoscere i risultati delle elezioni in caso non dovessero rivelarsi loro favorevoli. Ovviamente le elezioni municipali non hanno rilevanza per la legittimità del governo nazionale eletto.

Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) resta in guardia

D’altro canto, i partiti alleati del Grande Polo Patriottico, incluso il Partito Comunista del Venezuela, hanno una maggioranza di due terzi nell’Assemblea Nazionale, 20 dei 23 governatori regionali e la maggioranza in 22 delle 23 assemblee legislative degli stati. Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha espresso il suo appoggio incondizionato all’offensiva economica che il Governo porta avanti nel quadro della lotta di classe contro la speculazione e gli appetiti capitalisti della borghesia, lasciando naturalmente per il futuro opzioni per approfondire le misure economiche e per la produzione industriale che consentiranno di abbattere definitivamente la struttura capitalista che ancora esiste nella società venezuelana. “Il Comitato Politico del PCV vuole esprimere il suo apprezzamento in merito all’offensiva che il Governo bolivariano, guidato dal Presidente Nicolas Maduro, porta avanti contro la speculazione, l’usura, il saccheggio ed il sabotaggio produttivo del paese”, ha affermato Oscar Figuera, Segretario generale nazionale del PCV e deputato dell’Assemblea Nazionale. Figuera ha sottolineato che l’unità e l’azione congiunta del Governo e dei lavoratori, delle forze progressiste del grande Polo Patriottico e delle Forze Armate nazionali sono state decisive in questa lotta ai settori della borghesia economicamente potenti che beneficiano della speculazione contro il reddito del popolo venezuelano. “Lo studio dei dati che determina l’assegnazione dei prezzi dei prodotti offerti al popolo ha mostrato un aumento speculativo a livelli di usura”, ha sottolineato il segretario generale nazionale del PCV.

In questa fase finale della campagna elettorale per le municipali dell’8 dicembre, il Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha dispiegato a livello nazionale tutta la sua militanza e le forze sue alleate lavorando in coordinamento con le forze patriottiche, con i lavoratori e le lavoratrici, con le studentesse e gli studenti, per ottenere una schiacciante vittoria popolare. Il PCV fa proposte concrete per i programmi municipali proseguendo sulla strada della lotta per la liberazione nazionale, rinforzando anche attraverso la tattica elettorale il Grande Polo Patriottico – un ampio insieme di forze rivoluzionarie, progressiste e democratiche – per continuare ad estendere le conquiste della rivoluzione bolivariana a favore della classe operaia e del popolo lavoratore. Il PCV affronta con ottimismo rivoluzionario le difficoltà e le sfide della crescente lotta di classe, mobilitando tutta la militanza del Partito e della Gioventù Comunista, vigile di fronte alle minacce che l’imperialismo ordisce ai danni del nostro paese. Chiamiamo i nostri partiti fratelli a restare in guardia in vista dei risultati di domenica e delle possibili azioni golpiste del nemico di classe.

Caracas, 4 dicembre 2013 

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