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La militarizzazione del Mediterraneo, tappa fondamentale dell’imperialismo Usa-Nato.

Manuele Panella

Con la nuova occupazione simbolica della base militare statunitense sita a Niscemi (Sicilia), da parte degli attivisti NO MUOS lo scorso 9 agosto, con la presenza, fra i tanti, dei militanti del Fronte della Gioventù Comunista al fianco dello spezzone palestinese, ci troviamo di fronte all’ennesima azione di lotta popolare contro un fenomeno che non possiamo non guardare nella sua complessità, quale è quello della militarizzazione del Mediterraneo da parte della NATO, braccio armato dell’imperialismo del capitale occidentale. Fenomeno che, ad oggi, deve spingere la classe lavoratrice italiana, e chi vuole esserne avanguardia, a riflettere sul ruolo dell’Italia all’interno del sistema della NATO. L’opinione comune, nutrita dalla propaganda del regime neoliberista, finisce spesso per considerare l’Italia come uno Stato di poco conto rispetto al colosso americano, il quale è additato come esempio di progresso dai media, dalla borghesia e da quanti si ostinano a credere loro. Una prospettiva disorientante per le masse e comoda per il padronato, giacché è funzionale a mettere al centro dell’attenzione il modello capitalistico come unica possibile via di sviluppo e di progresso economico e sociale, incentivando l’infuriare delle liberalizzazioni, privatizzazioni, delle produzioni a basso costo, della precarietà e flessibilità, della ricerca del massimo profitto trascurando naturalmente ogni forma di ripercussione sociale.

Evidenziando la fedeltà dell’Italia ai progetti di guerra della NATO e l’appoggio militare offerto negli ultimi decenni, spesso si parla di essa come la casa naturale, un “rifugio sicuro” per gli “interessi nazionali”, ossia anche dei lavoratori; questo dal punto di vista di coloro che possiedono un capitale, nel quadro dell’espansione dei capitali occidentali in proporzione della loro forza nella spartizione del bottino, nel quadro dell’espansione dei capitali occidentali nel mondo, per cui ne traggono giovamento. Guardando, invece, le cose dal punto di vista di chi lavora 10 ore giornaliere per una paga di 200 euro mensili con un contratto “a progetto”, o di chi vive da disoccupato, o degli studenti che si vedono sottrarre i finanziamenti per l’edilizia scolastica, per essere questi destinati a spese militari (mentre il 90% delle scuole in Italia sopporta condizioni edilizie estremamente fatiscenti), insomma, guardando le cose dal punto di vista della classe che sta al di sotto dell’intero sistema, ci rendiamo conto che la NATO serve esclusivamente gli interessi della borghesia imperialistica legata agli interessi comuni del blocco atlantico.

In un sistema falsamente democratico, in cui la democrazia è solo campo aperto per fazioni politiche che curano gli interessi della classe dominante italiana, del capitale europeo e delle esigenze della NATO, la “sovranità nazionale” si attua con ordinanze e decreti degli enti locali e nazionali, bypassando nettamente tutto il dissenso popolare che attacca la presenza militare americana in Italia o la partecipazione italiana alle “guerre (imperialiste) di pace” made USA e UE. E tutto ciò si comprende ancora di più pensando al fatto che la minaccia di militarizzazione non riguarda solo il caso del MUOS o delle altre basi già presenti nello Stivale. Da tempo, infatti, lo sfruttamento sempre più frequente del porto di Gioia Tauro, in Calabria, per scali militari dell’esercito statunitense, fa pensare seriamente ad un tentativo di quest’ultimo di accaparrarsi un’intera banchina del porto. In un paio d’anni o poco più sono stati effettuati 3048 scali di container contenenti sostanze tossiche di categoria 6.1 per apparecchiature militari o di varia derivazione, nella più totale inconsapevolezza della popolazione locale e nel silenzio dei media. “Veniamo trattati come l’immondizia d’Europa” lamentano giustamente quanti sono a conoscenza degli utilizzi del porto.

L’ultimo caso è forse il più eclatante: lo scalo del cargo danese Ark Futura nel porto di Gioia Tauro per il trasferimento di armi chimiche siriane nella nave statunitense Cape Ray incaricata di smaltire le sostanze tossiche nelle acque internazionali del Mediterraneo. Armi chimiche in possesso del governo siriano di Assad e consegnate a seguito degli accordi tra USA e Russia. L’opinione pubblica ha completamente mistificato la realtà, presentato la vicenda come una operazione di “pace e sicurezza” minacciata dal “cattivo di turno”, in questo caso Assad, elevando a gendarmi a salvaguardia della comune sicurezza gli USA e alleati, tra cui l’Italia nella figura storica di “italiani brava gente”.  La realtà invece è che in Siria si è trattata di una aggressione (purtroppo ancora in corso) da parte degli USA e dell’UE, nel processo di destabilizzazione dell’area ed indebolimento di un paese partner strategico della Russia, promuovendo quello che oggi tutti conosciamo come ISIS, che ha causato il massacro di migliaia di siriani, anche con l’uso di armi chimiche, come testimoniato da fonti come l’inchiesta delle Nazioni Unite, l’agenzia di stampa statale turca, l’agenzia di stampa statale siriana e diverse testimonianze raccolte tra medici e ospedali.

Il porto di Gioia Tauro non solo è stato sfruttato ancora una volta logisticamente dagli americani senza un minimo di consenso e consapevolezza da parte degli abitanti e di chi vi lavora, e con il totale asservimento agli interessi economici e politici generali da parte dell’amministrazione locale, ma lo stesso smantellamento delle armi in quella zona del Mediterraneo potrebbe comportare una contaminazione letale delle coste greche e calabresi tramite acque di reflusso provenienti dalle navi; un ennesimo segno del dominio incontrastato della NATO nei territori che le appartengono, laddove potrebbero esserci punti strategicamente convenienti al loro controllo, come appunto il porto di Gioia Tauro.

La natura della NATO è quella di un’alleanza predatoria delle classi borghesi e degli Stati che la compongono, guidata dagli Stati Uniti, di cui fa parte il 90% dei paesi dell’UE trattandosi di una alleanza interstatale nelle mani dei monopoli che trovano sempre un “comune denominatore” quando si tratta di colpire i popoli, il movimento operaio-popolare, mentre le lotte interne riguardano la “spartizione del bottino” che come dicevamo prima si basa sulla forza economica, politica e militare, per cui si tratta di una alleanza diseguale e non tra pari. L’Italia occupa un suo ruolo specifico, fondamentale dal punto di vista geostrategico militare, all’interno dell’alleanza atlantica che implica anche forti rapporti di dipendenza.

Per comprendere il peso non indifferente dell’Italia all’interno del sistema NATO va considerata la concessione della Sardegna come territorio per esercitazioni militari congiunte tra esercito italiano, americano, israeliano e distaccamenti di eserciti di altri Paesi NATO e della Sicilia come piattaforma di guerra. Il Mediterraneo è infatti una delle aree con maggiore rilevanza geostrategica la cui militarizzazione permette agli Stati Uniti di mantenere il controllo sulle importanti rotte navali, commerciali e militari, sui mercati, sui giacimenti, sui Paesi che circondano il bacino, nessuno dei quali è fuori dalle dispute geopolitiche imperialiste. E’ stato il caso delle cosiddette “primavere arabe” che non sono state altro che un rimescolamento delle carte nell’area, pilotato dagli USA e da alcune potenze dell’UE, di cui vediamo ad esempio i frutti in Libia, dove il “change regime” con l’assassinio di Gheddafi, ha portato al disgregamento dello Stato e del territorio, in mano a fazioni tribali armate che si contendono il ruolo di “mediatori” nella s-ventida delle risorse alle multinazionali – tra cui Eni, Royal Dutch Shell, Exxon Mobil, Repsol, Total e Gazprom –  che sono pronte a spolparle, dove gli USA vogliono scrivere le regole dello sfruttamento legando il paese al FMI e alla Banca Mondiale. Ma anche paesi dove non si è realizzato un “change regime”, come l’Algeria è al centro di ingerenze e dispute (che si riflettono nei dissensi e spaccature all’interno del regime con le diversi parti che si legano ad uno o ad un altro imperialismo – americano o francese), con gli insediamenti di imprese occidentali e le pressioni sul governo per cedere agli Stati Uniti tutte le risorse energetiche ed industriali, tutti i servizi e le comunicazioni, la gestione dei traffici navali, il completo controllo del circolo dei capitali, l’annullamento delle tasse sui loro profitti, la gestione delle dogane e dei diritti dei lavoratori.

Un obiettivo fondamentale dei monopoli statunitensi ed europei, che riguarda la nostra regione, è l’utilizzo della NATO negli interventi militari in un ampio “arco” di paesi: dal Nord e Centro Africa al Mediterraneo orientale e il Medio Oriente, dal Golfo Persico abbracciando i Balcani, il Caucaso e il Mar Caspio, assumendo un ruolo più attivo nei piani per il controllo di importanti riserve strategiche di petrolio, di gas naturale e delle loro reti di trasporto, nel quadro dell’economia capitalistica globale, dove la forza degli Stati Uniti e dell’Unione europea si sta riducendo, mentre le potenze emergenti, che coordinano le loro attività in modo sempre più strutturato, guadagnano terreno (Cina, Russia, India, Brasile), esprimendo la competizione tra vecchie e nuove potenze e “centri” imperialisti, che tra l’altro, intensifica e causa interventi militari e guerre imperialiste.

La forte presenza statunitense in Italia ha inoltre la funzione di esercitare un controllo militare ed economico dell’Italia e dei Paesi limitrofi del Mediterraneo anche per consolidare l’influenza sull’Unione Europea che pur formando una sua polizia e un suo apparato militare, mantiene una totale cooperazione con la NATO, ma questa non è affatto una “prigione” per i monopoli europei e i loro rappresentanti; dalle questioni dell’immigrazione lungo le coste italiane, al genocidio palestinese, alle stragi degli USA in Iraq, alla militarizzazione dei suoi stessi territori e su tutti gli episodi di guerra e destabilizzazione del Medio Oriente, l’UE è pienamente coinvolta negli sviluppi imperialistici, alla ricerca della sua parte di profitto (si veda il caso dell’Ucraina). La borghesia italiana è essa stessa una borghesia imperialista, con una quota di espansione nel mondo che dipende dal proprio sviluppo economico, militare e politico dal quale deriva la posizione nella piramide imperialista e i conseguenti rapporti di dipendenza. Ricordiamo, ad esempio il ruolo di multinazionali come l’ENI e la Finmeccanica, o le parecchie imprese italiane che hanno delocalizzato in Albania, Tunisia e Paesi limitrofi sfruttando manodopera giovanissima a basso costo e senza pagare imposte: 700 imprese italiane con circa 55.000 lavoratori dipendenti per 140 euro al mese, per un’età compresa tra i 28 e i 30 anni. Il popolo italiano (ove il “popolo” è composto da una sola classe) non ha alcun interesse a sostenere neppure una virgola dei piani di guerra della NATO (e dell’Unione Europea), consapevoli del fatto che l’investimento in imprese militari non lascerebbe alle classi popolari italiane nulla di diverso dal solito sfruttamento, la solita disoccupazione e precarietà, la solita povertà e la solita oppressione di classe.

Continuiamo a portare avanti, con tutte le nostre lotte, la parola d’ordine dell’uscita dell’Italia dalla NATO e dall’ Unione Europea, svolgendo un lavoro ideologico sistematico per rivelare ai lavoratori, alla gioventù lavoratrice e studentesca, le falsità e l’ipocrisia delle varie argomentazioni borghesi a supporto della presenza della NATO nel nostro paese, e rivelare le reali ragioni delle guerre, prendendo posizione contro le unioni imperialiste e le organizzazioni interstatali. Rivendicando che le forze armate italiane non vengano utilizzati nei piani imperialisti, che non venga utilizzato il nostro spazio aereo, marittimo e il nostro territorio come base per le guerre, che vengano cancellate tutte le esercitazioni militari e tutti gli accordi di cooperazione militare con Israele, che vengano eliminate le armi nucleari installate nel paese, che venga eliminato lo scudo “antimissile” USA-NATO in Europa, l’eliminazione di tutte le basi NATO e USA nel nostro territorio.

La lotta costante per il disimpegno, la denuncia del ruolo della NATO e dei pericoli immediati per i popoli coinvolti nelle avventure e nelle guerre imperialiste e il coordinamento internazionale di questa lotta, deve essere all’ordine del giorno. E’ fondamentale che la lotta sia intesa nella direzione dello smembramento dall’interno delle alleanze imperialiste che seminano distruzione e sfruttamento nel mondo, organizzando la lotta per l’uscita dall’UE e dalla NATO; una lotta che solo il proletariato può coerentemente portare avanti essendo l’unica classe ad avere interessi contrapposti, legandola alla lotta per il potere.

Né guerra tra i popoli, né pace tra le classi.

FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA. CONTRO L’IMPERIALISMO, PER LA LIBERTÀ DEI POPOLI.

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