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“Nemici interni” e “nemici del popolo”

* di Salvatore Vicario

Sappiamo bene come ogni ricorrenza nella società borghese è una celebrazione dell’ordine esistente e degli interessi della classe dominante, e figuriamoci se a questo può sfuggire il 4 Novembre, giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

A pochi giorni dalla vile aggressione poliziesca agli operai dell’AST di Terni e il conseguente moto di solidarietà di classe che si è sviluppato nel paese (pur ancora non radicalizzato e organizzato), le parole pronunciate ieri dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sono un manifesto dei timori della classe dominante con un forte richiamo alle forze dell’ordine e alle FF.AA. al loro compito di difesa degli interessi dell’oligarchia finanziaria che diventano allo stesso tempo quelli nazionali: “Vi è il rischio che, sotto la spinta esterna dell’estremismo e quella interna dell’antagonismo, e sull’onda di contrapposizioni ideologiche pure così datate e insostenibili, prendano corpo nelle nostre società rotture e violenze di intensità forse mai vista prima”. Parole mai così chiare che bisogna associare a quelle pronunciate in questi giorni da Renzi su “complotti” e “tentativi di spaccare il paese” rivolgendosi contro coloro che vogliono dividere il mondo del lavoro: “non esiste una doppia Italia, dei lavoratori e dei padroni: c’è un’Italia unica e indivisibile e questa Italia non consentirà a nessuno di scendere nello scontro verbale e non solo, legato al mondo del lavoro”. Queste parole se estrapolate dal contesto della finta contrapposizione con la dirigenza della CGIL e la cosiddetta “sinistra del PD”, entrambi complici quanto Renzi delle politiche anti-operaie e anti-popolari, sono un chiaro tentativo di criminalizzare la realtà della lotta di classe. Non potendo più occultare l’antagonismo esistente tra gli interessi dei lavoratori e quelli padronali che inizia a manifestarsi in sempre maggiori settori del proletariato e degli strati popolari, adesso bisogna passare alla criminalizzazione preventiva della lotta operaia e popolare e delle sue forme organizzate.

Nelle parole di Napolitano vi è un forte richiamo da un lato al “militarismo” di fronte agli scenari di guerra che si aprono nel pianeta come risultato delle contraddizioni inter-imperialiste, e dall’altro lato alla difesa dell’ordine costituito, alle leggi e alla “convivenza umana” pacifica in cui nel rispetto reciproco si dovrebbero esprimere “le ispirazioni e le concezioni diverse”, il tutto condensato nell’accorato appello a rafforzare il protagonismo delle FF.AA. e il ruolo dell’UE e della NATO.

Riprendendo in modo grossolano la propaganda del “nemico interno” (molto in voga durante il periodo della Prima Guerra Mondiale, il nazi-fascismo e il maccartismo) nel contesto dell’”interesse nazionale”, si individuano come nemici tutti quei soggetti sociali e politici che sono antagonistici agli interessi della borghesia imperialista, al suo Stato e alle sue unioni interstatali (UE e NATO), con il tentativo di giustificarne la repressione per isolare e diffondere un clima di timore nei larghi strati delle masse popolari per tenerli lontani dalla lotta organizzata.

Ebbene sì, lo siamo. Siamo nemici dei nemici del popolo!

Il retorico richiamo all’unità nazionale attraversa tutti gli esponenti politici, mediatici e sociali della borghesia, e trova in questi giorni la sponda nella ricorrenza del centenario (1914) della Prima Guerra Mondiale, (celebrato nel giorno della sue fine – 4 novembre 1918) e della “vittoria” dell’Italia in essa. Il proletariato mondiale ricorda questo evento come uno dei più grandi crimini contro l’umanità conseguenza della guerra imperialista in cui le potenze capitaliste mandarono al macello milioni di proletari, gettati gli uni contro gli altri in un massacro terribile, per ingrossare i profitti dei loro sfruttatori che nascondevano i loro interessi dietro i richiami alla patria e all’interesse nazionale. E fu proprio in quel contesto che il proletariato trovò in sé la forza per l’assalto al cielo nell’Ottobre del ’17 in Russia, rifiutando ogni richiamo della propria borghesia e mettendo fine al sanguinoso pantano in cui le borghesie avevano gettato l’intera umanità, ribaltando lo stato delle cose esistente e dando uno straordinario impulso al progresso sociale.

Ricordiamo il sacrificio di quei milioni di proletari che persero la vita e allo stesso tempo innalziamo e rivendichiamo la modernità della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, di cui ricorre il 97° anniversario. I Napolitano e i Renzi sono rappresentanti di un mondo vecchio, putrido, barbaro e parassitario e i richiami e i timori espressi dalle più alte cariche dello Stato borghese italiano, non fanno altro che evidenziare come oggi è straordinariamente d’attualità la rottura dello “stato di cose presente” da parte del movimento operaio, organizzato e guidato dai comunisti, con la Rivoluzione Proletaria Socialista.

Classe contro Classe. Guerra alla Guerra.

Nella resistenza preparare il contrattacco. E’ il momento di osare.

Il comunismo è la gioventù del mondo.

 

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