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A 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino

* di Edoardo Genovese

Secondo un’indagine governativa, effettuata da Emnid -Institut, il 49% degli intervistati che vivono in Germania orientale rispondeva che la Repubblica Democratica Tedesca aveva «più lati positivi che negativi»1 e, un altro 8% asseriva che si vivesse «più felici che nella Germania unificata»2. Ostalgie, così denominata, è un sentimento che ancora si sente aleggiare tra la Germania orientale.

 Dalla fine della guerra alle “due Germanie”

 Sorta dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, la Germania fu divisa in quattro zone di occupazione da parte delle potenze vincitrici ossia la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. A quest’ultima venne affidata la parte orientale, comprendente Berlino, che venne a sua volta suddivisa in altrettante zone di occupazione.

Già all’epoca del regime nazista, tutto l’impianto produttivo tedesco si trovava nella zona occidentale del paese e la divisione in zone di occupazione non favorì certamente il settore sovietico. Inoltre, l’Unione Sovietica richiese alla Germania 10 miliardi di dollari come riparazioni di guerra: il territorio orientale e una parte di quello occidentale, su concessione di Francia, Gran Bretagna e USA, furono letteralmente spogliate degli impianti industriali, affinché venissero spostati e ricostruiti in URSS (si stima attorno ad un 30%), dove la ferocia nazista aveva provocato la distruzione di migliaia di fabbriche: inoltre dal ’46 al ’53 circa il 22% del valore della produzione fu versato dalla Germania Democratica per riparazioni di guerra. La Germania Federale invece smise quasi subito di pagare, cosicchè, volendo paragonare le due cifre le riparazioni pagate dalla parte orientale ammontarono a 99,1 miliardi di marchi contro i 2,1 pagati da quella occidentale.3

La crescente tensione tra Stati Uniti e URSS, che sfociò nel 1950 nella Guerra di Corea, portò le potenze occidentali a unificare i propri settori. Nel 1949, a cinque settimane di distanza, nacquero la Repubblica Federale Tedesca (RFT), a ovest, e la Repubblica Democratica Tedesca (RDT), nel settore orientale. Già nel 1945 nella zona sovietica si tennero delle prime elezioni, dove i partiti candidati erano tutti di chiara matrice antifascista: proprio prima di queste elezioni, il Partito Comunista Tedesco (KPD) e il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) si fusero dando vita al Partito Socialista Unificato di Germania, la SED, che vinse le prime elezioni con circa il 50% dei voti. Il 9 ottobre del 1949, a circa 4 anni di distanza dalle prime elezioni, l’Unione Sovietica si ritirò formalmente dalla zona di occupazione e lasciò l’impianto amministrativo, politico e militare nelle mani del nuovo Stato tedesco.

 Non tutto ma molto

 La RDT è stata sicuramente il miglior esperimento marxista-leninista del dopoguerra. Sorta sulle ceneri di uno stato imperialista e razzista, la RDT è stata anche l’unico Stato a capitalismo avanzato dove è stato instaurato il Socialismo. La RDT vide un progressivo aumento dello stile di vita dopo le privazioni della guerra e soprattutto fu l’unico Stato occidentale a non soffrire il problema della disoccupazione e delle crisi. Tra il 1964 e il 1970 la RDT vide un aumento del reddito nazionale del 5% annuo e, sotto la guida di Honecker, fu dato il via a un grosso piano di edilizia popolare che potesse fornire alloggi quasi gratuiti, circa il 2-3% del reddito medio4. La forbice di reddito non era inoltre molto ampia: un operaio guadagnava circa 1200 marchi al mese mentre un ingegnere si vedeva corrisposto un compenso di 1500-1800 marchi mensili: l’affitto si aggirava intorno ai 45 marchi mensili. Nella DDR non si vide mai penuria di posti di lavoro e, grazie agli alti salari e al grande piano di edificazione urbanistica, il problema dei senzatetto era del tutto inesistente. Il costo dei beni di lusso, o comunque dei beni non indispensabili, era ovviamente più alto. Una televisione poteva costare sui 4000 marchi ma, dato il basso prezzo dell’affitto e dal momento che l’istruzione scolastica e il sistema sanitario erano totalmente gratuiti (sovvenzionati dallo Stato), i beni di consumo potevano essere acquistati grazie al denaro messo da parte dalle singole famiglie.

 Est e Ovest

 Quali furono le differenze tra l’Est e l’Ovest?

Già dall’inizio del dopoguerra, il settore occidentale si trovò nettamente in vantaggio da un punto di vista economico rispetto a quello orientale, come abbiamo visto in precedenza. A pagarne dazio fu la futura RDT, dal momento che le forze di occupazione occidentali non ripagarono mai il debito dei loro settori come invece fu stabilito. Alla nascita dei due Stati, la Germania Est si ritrovò quindi senza industria e in uno stato di quasi totale povertà. Solo la buona guida dei dirigenti del SED riuscirono a far competere la RDT con la RFT.

Nel 1970 il Prodotto Interno Lordo si attestava ad una cifra di 82,314,500$5 e, nel 1988, raggiunse la cifra di 173.951.450$, ossia un aumento di più del 50% in quasi un ventennio. Ciò che è interessante notare è che, affinché il PIL aumentasse in modo così vertiginoso, la SED investì un numero ingenti di fondi in spesa pubblica, che nel medesimo arco di tempo (1970-1988), aumentò dalla cifra iniziale di 7.325.990,5$ fino a 13.742.164,55$. Il dato della spesa pubblica è interessante dal momento che l’istruzione, la sanità, il sistema pensionistico e la vertenza abitativa era di competenza del Governo statale. L’aumento dunque della spesa pubblica dimostra come nell’arco di tempo considerato, a fronte di una diminuzione della popolazione presente in RDT da 17.060.060 a 16.670.000, i fondi statali impegnati nel sociale aumentarono di circa il 100%. Nel computo del PIL, comprensivo di “Consumo”, “Investimento”, “Spesa Pubblica” ed “Esportazioni nette”, bisogna sottolineare l’importante ruolo dell’esportazioni. Nel 1970 le esportazioni nette tedesco-orientali si attestavano a circa -7.079.047$, ossia le importazioni erano maggiori delle esportazioni (è utile ricordare come la RFT aveste imposto un blocco economico ai paesi che avessero riconosciuto la RDT e come quest’ultima potesse sostanzialmente commerciare soltanto con i paesi del “blocco socialista” e all’interno del COMECON).
Il benessere generale comunque aumentò considerevolmente nelle ultime due decadi di vita della Repubblica Democratica Tedesca: il PIL pro capite nel 1970 era di 4.825$ annuali e, nel 1988, aumentò fino a 10.435$.
L’industria della RDT, ancora in fase di sviluppo dopo la ricostruzione, non poteva certamente soddisfare i bisogni della società e il governo necessitava di importanti forniture, specie di grano e petrolio, dall’URSS. Con la riforma agraria, che sviluppò l’agricoltura in tre tipi di società colletivizzate (di Tipo 1 erano le fattorie dove i contadini detenevano il controllo privato del bestiame e dei mezzi agricoli, di Tipo 2 venivano considerate le fattorie dove la terra e il macchinario agricolo era colletivizzato mentre, di Tipo 3 erano inserite tutte le fattorie dove ogni cosa era collettivizzata) e la creazione di un’industria pesante e leggera d’avanguardia, in particolare modo quella chimica (smantellata con l’unificazione per eliminare la concorrenza) hanno permesso la riduzione delle importazioni, aumentando in questo modo il PIL: una delle tante industrie chimiche della DDR, oggi acquistate dai grandi capitali industriali (e finanziari) della Germania unita, è stata la VEB BASF Schwarzheide.

I consumi all’interno della Repubblica Democratica Tedesca aumentarono considerevolmente, da 50.705.732$ nel 1970 a 106.110.384,5$ nel 1988, vale a dire un aumento del 110%.

 

Il Muro di Berlino

 Il Muro di Berlino ha rappresentato nell’immaginario comune il simbolo della Guerra Fredda, l’emblema del conflitto tra l’Occidente e l’Oriente. Il 13 ottobre 1961, su decisione di Ulbricht, venne eretto l’Antifaschistischer Schutzwall, il muro di protezione antifascista passato alla storia come il Muro di Berlino.

La costruzione del Muro venne decisa in concomitanza con la seconda crisi di Berlino, criticità di un sistema bipolare costellato di guerre imperialiste con il mero fine di distruggere l’URSS e le democrazie popolari. Il tanto criticato Muro di Berlino fu l’unica separazione fisica costruita da uno stato socialista: ancora oggi viene disprezzato come il tentativo di separare, di impedire il passaggi di “fuggiaschi” dall’Est all’Ovest (quasi due milioni di persone nei primi anni post bellici). I paesi capitalisti, che tanto hanno gettato fango sul Muro di Berlino e si riempiono la bocca di diritti umani, tacciono consapevolmente sulle proprie barriere doganali dove i flussi migratori o la repressione sono molto più forti. La dogana che separa il Messico dagli Stati Uniti è lunga 3140 km e ha causato, solamente tra il 1998 e il 2004, 1964 vittime (a fronte del poco più del centinaio del muro berlinese) e, tra il 2003 e il 2004, ha causato 660.390 arresti. In Israele la situazione non è tanto differente: il Muro eretto ha isolato completamente la Cisgiordania, trasformandola come una prigione a cielo aperto, ed è lungo circa 700 km. Questa “protezione doganale” si basa tuttavia sull’assunto della superiorità razziale israeliana rispetto agli arabi, divenendo dunque un muro di segregazione di un’etnia nei confronti di un’altra.

Le problematiche economiche vissute dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca nell’immediato dopoguerra hanno causato un grave esodo di cittadini verso l’Ovest: l’esodo vissuto in RDT ha colpito in maggior misura la classe operaia, riducendo notevolmente la disponibilità di lavoratori per l’industria tedesco-orientale, ancora in costruzione a scapito di quella occidentale, rimessa in sesto a tempo di record grazie al fiume di dollari del Piano Marshall. La genesi del Muro di Berlino, ufficialmente “Barriera di protezione antifascista”, serviva anche contenere questo esodo senza tuttavia tenere “prigionieri” i cittadini tedesco-orientali all’interno dei confini nazionali. Non era tuttavia l’unico uso destinato al Muro.

Analizzando la difficile e complicata situazione geopolitica del dopoguerra, iniziata con la Crisi di Berlino del 1948 e la Guerra di Corea – combattuta tra il 1950 e il 1953 -, si può notare come si sia formato un mondo bipolare che contrapponeva l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America. Berlino, che allora si trovava nel settore orientale, quindi di competenza sovietica, era la “testa di ponte” del capitalismo entro gli Stati del Patto di Varsavia. La protezione dei confini della Repubblica Democratica Tedesca, e di tutti gli Stati socialisti dell’Europa orientale, non era solo una necessità bensì un preciso dovere da parte dell’amministrazione statale.

Riguardo alle morti sul Muro, vera spina nel fianco utilizzata dalla borghesia nei confronti della RDT e degli Stati del socialismo reale, ritengo sia necessario citare l’Autodifesa di Erich Honecker

 “Tutti i casi di morte per ragioni non naturali nel nostro paese ci hanno sempre colpito. Le uccisioni al muro non solo ci hanno colpito umanamente, ma ci hanno anche danneggiati politicamente. […] In sede di definizione di quella che è la finalità politica di questo processo, non posso fare a meno di sottolineare anche il tipo di mezzi che vengono utilizzati per cercare di raggiungere il fine di diffamare la RDT. I mezzi utilizzati sono i morti al muro. Questi morti devono servire e servono a rendere appetibile ai media questo processo, come altri in precedenza. Tra i morti mancano però le guardie di confine della RDT assassinate. Abbiamo già visto, e soprattutto voi avete già visto, come le immagini dei morti siano state oggetto di mercato, senza rispetto per la pietà e la decenza.”6

Non dimentichiamo tuttavia le numerosissime provocazioni attuate dall’Ovest verso Est. A centinaia furono gli agenti infiltrati dalla CIA e dai servizi segreti della Germania Federale nella Germania Democratica, spesso e volentieri arruolando e riciclando ex agenti nazisti ora passati sotto altri vessilli, frequenti i sabotaggi e continua l’agitazione antisovietica. Era necessario dunque inasprire il controllo doganale, per evitare che tali provocazioni si trasformassero in un vero e proprio colpo di stato. La sicurezza dal Paese, di tutti i paesi del Patto di Varsavia, e in ultima analisi del mondo intero, non poteva essere trascurata né sottovalutata.

 Dopo il Muro

Con la segreteria di Egon Krenz, venne abbattuta qualsiasi barriera doganale tra le due Germanie consentendo una “libera circolazione” tra i due Stati. Questo fatto ha dato ufficialmente il via al processo di riunificazione tedesca.

Il processo, tuttavia, andrebbe ricordato come di annessione della Repubblica Democratica Tedesca da parte della RFT: Erich Honecker ricorda con lucidità che «non è la vecchia dirigenza tedesco-orientale, ma la RFG [Repubblica Federale di Germania, ndr] a portare la responsabilità di ciò che avviene sul territorio della ex Repubblica Democratica»7. Le responsabilità vengono attribuite alla RFT e non alla ex RDT poiché ha annesso un sistema economico-sociale differente e in antitesi con il proprio. Sempre Honecker disse a Kohl nel 1987 che «l’unificazione del capitalismo con il socialismo fosse altrettanto improbabile che quella dell’acqua col fuoco»8 e che «adesso abbiamo l’unità, ma la nostra nazione resta divisa»9. Da quando è iniziata la riunificazione tedesca, infatti, la Repubblica Federale Tedesca ha iniziato una vera e propria opera di sciacallaggio sulle ceneri della RDT: le fabbriche presenti sul territorio orientale furono privatizzate e vendute a pochi marchi – con il fine di eliminare la concorrenza delle ottime industrie della ex-RDT; la valuta orientale fu messa fuori commercio e i risparmi privati dei cittadini si rivelarono dunque dei meri accumuli di pezzi di carta senza alcun valore. Tutto ciò ha causato un aumento sconsiderato dei prezzi degli affitti, «per cifre comprese tra le 3 e le 10»10 volte, che ha sua volta ha provocato un aumento sconsiderato della forbice tra ricchi e poveri, suddivisa tra Ovest ed Est. In alcuni mesi la disoccupazione, da circa 8 mila unità (lo 0.05%)  raggiunse il milione e mezzo ( al 9,37%).

Ancora in tempi recenti, nel 2009, la disoccupazione registrata nei Lander orientali raggiunge livelli alti, 12,7% contro il 7% di quelli occidentali. Un problema, quello della mancanza di occupazione, che non si registrò nella RDT ma che attualmente è una delle criticità maggiori dei Lander dell’ex Germania Democratica, che si aggiunge al reddito pro capite dei tedeschi dell’est che «non raggiunge il 70% di quello registrabile all’ovest, pur considerando le sovvenzioni pubbliche, senza le quali si fermerebbe al 66%»11. Nell’arco di una notte, praticamente, i cittadini della Repubblica Democratica Tedesca sono passati dal “non avere tanto, ma molto” al “non avere nulla”: niente lavoro, niente salario, niente protezioni sociali assicurate a tutti.

La ex-RDT è diventata un immenso esercito industriale di riserva della Germania unificata, contribuendo quindi alla sfruttamento anche della classe lavoratrice della RFT.

La fine della Repubblica Democratica, prima ancora del crollo del Muro di Berlino, è da imputare alla deriva revisionista del PCUS, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Non vanno tuttavia risparmiate alcune colpe da muovere alla dirigenza della SED che fu incapace di slegarsi dal vincolo economico con l’URSS, non divenendo dunque autosufficiente a livello economico (lo stesso problema che costrinse Cuba a sopportare il cosiddetto “periodo especial” una volta dissoltasi l’Unione Sovietica) e politico.

Il debito dell’URSS contratto con la RDT, che «nel 1990 aveva nei suoi confronti un debito per ritardati pagamenti [pari] a 27 miliardi di marchi di unità di conto», è la dimostrazione dell’abbandono della dirigenza gorbacioviana nei confronti dell’alleato tedesco. Un abbandono che, tuttavia, è un chiaro segnale della volontà di distruzione del sistema socialista da parte di Gorbačëv. Come egli stesso ha ribadito,

 l’obiettivo della mia vita è stato annientare, il comunismo […] il mio ideale erano i paesi socialdemocratici. L’economia pianificata non permetteva di sviluppare il potenziale dei popoli dell’area socialista. Solo la graduale adozione dell’economia di mercato avrebbe potuto offrire ai nostri paesi l’opportunità di svilupparsi dinamicamente. […] Il mondo senza il comunismo sarà più luminoso. […] La disintegrazione dell’URSS non ha portato alcun vantaggio agli Stati Uniti. […] il cammino dei popoli verso la vera libertà è lungo e difficile, ma sarà certamente coronato dal successo. Per conseguire tale successo, il mondo dovrà liberarsi dal comunismo12.

 Un lucido piano, nel quale Gorbačëv ammise di essersi infiltrato nel PCUS fino a raggiungere la dirigenza, per distruggere le conquiste sociali degli ex Stati del Patto di Varsavia. L’abbandono del traditore ultimo dell’URSS ha comportato il selvaggio saccheggio della RFT ai danni della RDT, causando povertà, disuguaglianza sociale e disperazione: il capitalismo, in sostanza.


1
      E. Honecker, Appunti dal carcere, Milano, Edizioni Nemesis, 2010, p. 20

2
      Ivi

3    V. Giacchè, Anschluss, l’annessione, Reggio Emilia, Imprimatur Editore, 2013

4
      http://www.senzacensura.org/public/arkivio/c11f.htm

5
      Per tutti i dati macroeconomici consultare i siti http://pwt.econ.upenn.edu/ e http://www.economicswebinstitute.org

6
      E. Honecker, http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust9l29-005630.htm

7
      E. Honecker, Appunti dal carcere, Milano, Edizioni Nemesis, 2010, p. 121

8
      Ivi

9
      Ivi

10
      Ibidem, p. 124

11
      Ibidem, p. 22

12
      http://www.sovross.ru/modules.php?file=article&name=News&sid=58241

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