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Ferguson: la guerra interna dell’imperialismo statunitense

A Ferguson, Missouri, è da mesi in corso una guerra condotta dalla classe dominante statunitense contro la comunità afro-americana: FBI, CIA, Guardia Nazionale, polizia statale e locale e chissà quanti altri reparti armati sono stati mobilitati con un infinito equipaggiamento militare ed armi ad alto potenziale. Gli elicotteri volano sopra la testa di continuo, e i satelliti inviano le informazioni ai posti di comando. Uno stato di guerra per fermare la rabbia e la frustrazione del popolo che esplode nelle strade contro il lungo regno del terrore razzista condotto contro la comunità.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è avvenuta in Agosto, con l’omicidio dell’adolescente nero disarmato, Michael Brown, da parte dell’agente Darren Wilson. Da quel momento uomini e donne, la maggior parte giovani, hanno invocato la giustizia in quotidiane proteste, non facendosi intimidire delle forze armate dello Stato a stelle e strisce, nonostante un enorme numero di arresti solamente per “assemblea illegale”. Con la dichiarazione dello stato di emergenza, il governatore del Missouri ha ulteriormente militarizzato la repressione nella città di Ferguson.

Alla forza poliziesca-militare, la classe dominante statunitense aggiunge l’arma mediatica diffondendo messaggi a livello nazionale che stravolgono la natura degli eventi, diffamando la lotta delle masse popolari di Ferguson. La violenza statale, come l’omicidio Brown, viene classificata dai media come una “reazione giustificata ad una minaccia percepita”. Mentre se la comunità nera e i suoi alleati vanno nelle strade per invocare la messa a giudizio del poliziotto Wilson, questo diventa un atto di “violenza” che necessita la “legge e ordine” della polizia.

E’ una guerra di classe, perché si rivolge contro le fasce della popolazione più oppresse e la classe operaia. Neri, marroni, nativi, compongono in maggioranza quella parte della popolazione statunitense che rifiuta di esser schiacciata dai ricchi e privilegiati. E sono repressi duramente perché la classe dominante sa che lì sono più mature le condizioni della ribellione. Per questo vengono destinati milioni di dollari per prigioni, campi di detenzione e per l’occupazione poliziesca e militare delle comunità oppresse, a scapito dei salari o dell’assistenza sanitaria e istruzione gratuita e di qualità per tutti, che negli USA sono un miraggio.

Com’era prevedibile, il Grand jury ha deciso di non processare l’agente Wilson per omicidio; alla giusta indignazione e sollevazione delle masse popolare di Ferguson, le forze della repressione americana stanno rispondendo in queste ore col pugno di ferro. Nelle strade è battaglia, il popolo di Ferguson non si arrende, così come si estende nel resto del paese la rabbia e la solidarietà. Migliaia di manifestanti si sono riuniti a Times Square di New York, scandendo slogan quali “il razzismo uccide”, “non stare a guardare”, “senza giustizia nessuna pace” che è lo slogan che dai primi minuti della decisione della Corte è stato lanciato dai manifestanti davanti alla stazione di polizia di Ferguson. A Washington, i manifestanti si sono riuniti davanti alla Casa Bianca: “Stop al razzismo della polizia”. Altre manifestazioni si sono svolte a Boston, Los Angeles, Philadelphia, Denver, Seattle, Oakland, Chicago e Salt Lake City dove sono state bloccate le strade. La Federal Aviation Administration ha emesso il divieto di volo provvisorio sull’area della città di Ferguson.

La ribellione delle masse di Ferguson, soprattutto dei giovani afro-americani, non è una casualità, in essa si raccolgono le forze dei lavoratori e degli oppressi negli Stati Uniti che con la miscela tra attuale crisi del capitalismo e storica oppressione razziale, assume una grande intensità. Nel cuore dell’imperialismo c’è una rivolta che riguarda il proletariato e la gioventù di tutto il mondo.

Crisi del capitalismo e oppressione razziale

Il sistema capitalista è in un vicolo cieco, anni di stagnazione e recessione, hanno ulteriormente peggiorato le condizioni di vita di milioni di americani, in particolare gli afro-americani, generando enormi masse di disoccupati e sotto-occupati in particolare nella gioventù che compone l’anima della rivolta di Ferguson. Nella cittadina del Missouri, il livello di povertà è del 25%, 1 famiglia su 4. Il tasso di disoccupazione totale è del 19%. 21.000 persone, circa 800 famiglie, possono contare solo sui buoni pasto.

La classe dirigente statunitense, i capitalisti, non hanno alcuna soluzione alla crisi e le sue ripercussioni sociali, e non si preoccupano minimamente dei profondi problemi che interessano le masse – in particolare i giovani – nel suo complesso ed in particolare di Ferguson ed altre città simili. La loro soluzione è la dura repressione, lo stato di guerra interna, per far rispettare l’ingiustizia e l’oppressione razziale. Con lo stato di emergenza proclamato dal governatore del Missouri Jay Nixon, nella cittadina di Ferguson c’è un potenziale di fuoco da zona di guerra messo a disposizione delle forze repressive per combattere il “nemico interno” ossia la popolazione civile che lotta per la giustizia sociale. Soprattutto la gente di Ferguson ha sempre vissuto in uno stato di polizia razziale, profondamente radicato nella schiavitù. I poliziotti bianchi uccidono e picchiano i neri impunemente, senza mai esser arrestati. Molti sono gli arresti arbitrari. L’86% delle sanzioni emesse ogni anno nella cittadina del Missouri sono nei confronti di afro-americani, molti perdono licenze e il lavoro. L’istruzione pubblica peggiora sempre di più, con pesanti tagli al sistema scolastico pubblico a vantaggio delle scuole private, portando alla chiusura di centinaia di scuole in città come Philadelphia, Chicago, New York, mentre si moltiplicano quelle private per una élite. A Ferguson, la principale scuola superiore per la comunità nera, la Normandy, è in stato di completo abbandono, andando giù nella graduatoria dei finanziamenti, mentre allo stesso tempo le scuole d’élite dei bianchi sono ben finanziate. Questo è sostanzialmente il modello che la “Buona Scuola” di Renzi-Giannini vuole anche per l’Italia.

Secondo le statistiche del Dipartimento di Giustizia ogni anno vengono uccise negli USA 500 persone innocenti dalla polizia da cui consegue che, secondo il Consiglio di Sicurezza Nazionale: “Gli americani hanno 8 volte di più la probabilità di esser uccisi da un agente di polizia che da un terrorista”. L’aumento della criminalità “legalizzata” delle “forze di sicurezza” è strutturale, profondamente legata alle necessità del sistema. Gli USA sono anche il paese con la più numerosa popolazione carceraria del mondo; con meno del 5 % della popolazione mondiale hanno circa il 25% della popolazione carceraria del mondo con oltre 2 milioni di carcerati, a cui si aggiungono circa 5 milioni persone sottoposte ad altre forme di custodia, ossia 1 americano su 32. La maggior parte di questi sono afro-americani o latini.

Per i capitalisti, molti dei giovani afro-americani e latini sono considerati come un surplus della popolazione, da impiegare nei lavori a basso salario o per nulla. Molti dei giovani afro-americani vengono trasferiti direttamente dal sistema scolastico a quello carcerario attraverso il sistema delle scuole nelle prigioni che negli USA è privatizzato e i prigionieri vengono super-sfruttati lavorando per salari da 25 centesimi a 1.35 dollari l’ora, sorvegliati e picchiati da guardie razziste.

Allo stesso tempo a Ferguson, monopoli capitalistici come la Emerson Eletric, al numero 121 della classifica Fortune delle prime 500 multinazionali al mondo, Boeing, Express Script ed altre gigantesche corporation prosperano, mentre la comunità vive a livello della sopravvivenza. Estrema ricchezza che cresce sempre di più per i ricchi accanto alla povertà, la disoccupazione e le difficoltà quotidiane che si approfondiscono. Ferguson, non solo per gli USA, è un microcosmo degli scenari della crisi del capitalismo.

Razzismo e lotta di classe

La classe capitalista ha sempre utilizzato il razzismo per due scopi fondamentalmente. In primo luogo, politicamente, per dividere e conquistare, per impedire alla classe operaia, al proletariato, di unirsi contro il nemico comune, ossia i padroni, gli uomini d’affari della finanza, i banchieri che vivono sul lavoro degli altri. E in secondo luogo, dal punto di vista economico, utilizzano il razzismo e la discriminazione per conseguire extra-profitti attraverso l’iper-sfruttamento dei neri, dei latini e degli altri oppressi.

Per questi motivi la “questione razziale” è profondamente legata alla “questione di classe” avendo la sua radice nel capitalismo. La dimostrazione è il fatto che questa escalation dell’oppressione avviene con alla presidenza degli USA, il nero B.Obama, che sotto la sua presidenza ha aumentato la presenza militare in tutto il mondo, in particolare in Africa con il criminale Comando africano (Africom), finanziando e armando i signori della guerra in tutta l’Africa per i propri interessi imperialistici; nel territorio statunitense ha arrestato e deportato un numero record di immigrati latini ed ha tollerato le guardie armate razziste sotto forma di vigilantes in tutto il paese, in particolare nella frontiera con il Messico, dove abusano, picchiano e uccidono centinaia di uomini e donne in cerca di fortuna. Bobby Seale, fondatore del movimento rivoluzionario Pantere Nere con H.P.Newton, affermava: “L’unica politica rilevante per il popolo nero è la politica della rivoluzione”. La comunità nera in America ha raggiunto la sua più alta espressione culturale e politica sotto la guida di una organizzazione rivoluzionaria come le Pantere Nere, e con altre importanti figure che hanno legato l’oppressione razziale al capitalismo e alla necessità di una alternativa di sistema, il socialismo. La leadership del nuovo movimento che si sta sviluppando da questa cittadina poco fuori St.Louis non è ancora nota, perché essa verrà fuori dalla lotta, ma quello che è sicuro è che si è rotta la mediazione conciliatrice che perdura da oltre 40 anni attraverso il Partito Democratico e la The Black Misleadership Class che non possono più contenere la rabbia dei giovani neri rinchiusi e militarizzati in veri e propri ghetti.

I bianchi della classe operaia, della gioventù e delle masse popolari, possono concludere solamente che è necessario stare con la lotta di Ferguson per la giustizia sociale in quanto l’oppressione razziale rappresenta l’essenza della brutale politica classista del capitale statunitense contro il proletariato, bianco e nero che vive nella povertà e nello sfruttamento di classe.

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