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La strage di Stato in Turchia

* di Agostino Alagna

Il governo Turco, guidato da Recep Tayyp Edogan e dal suo partito AKP (Partito per la giustizia e lo sviluppo), continua sulla via dello spargimento di sangue nell’obbiettivo di mantenere “l’ordine sociale” nel paese.

Il 10 ottobre ad Ankara ha avuto luogo uno dei più sanguinosi attentati della storia turca.

Due attentatori suicidi si sono fatti esplodere nel corso di una manifestazione pacifista che aveva come slogan “Contro la guerra, Pace subito” a cui prendevano parte membri e simpatizzanti di partiti e organizzazioni di opposizione tra cui il principale partito filo-curdo, HDP, che alle scorse elezioni ha ottenuto un risultato storico diventando il terzo partito del paese. Le due bombe sono esplose durante il passaggio dei manifestanti dell’HDP e poi del Partito Partizan-Kaldirac. Il bilancio è ancora incerto, fonti governative parlano di 97 morti e circa mezzo migliaio di feriti mentre il leader dell’HDP, Selhattian Demirtas ha dichiarato almeno 128 morti. Tra questi ci sono diversi membri e dirigenti di partiti di sinistra e comunisti (tra cui 16 membri del Partito del Lavoro (EMEP) di Turchia). Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu subito dopo l’attentato ha provocatoriamente ipotizzato che la matrice dell’attentato fosse del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) o del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C, protagonista nel marzo scorso del sequestro del magistrato Mehmet Selim Kiraz, terminato nel sangue con la morte dei sequestratori dopo l’irruzione della polizia turca.

Il regime di Recep Tayyip Erdogan cerca di nascondere la sua lunga mano nelle responsabilità del massacro

Il regime non è assolutamente nuovo ad atti di simile spregiudicata violenza contro le organizzazioni progressiste popolari e della classe operaia e i mezzi di informazione, come dimostra il violento soffocamento delle proteste di Gezi Park e contro le manifestazioni e gli scioperi del movimento operaio, i recenti attacchi terroristici a Diyarbakir e Soruc, così come le leggi contro la stampa, per dire alcuni tra i più conosciuti esempi. La repressione viene portata avanti dalle forze di polizia così come dalle fasce più estremiste dei militanti filo-governativi, tra i quali si annoverano anche i famigerati “Lupi Grigi”, gruppo di estrema destra dedito ad atti di repressione criminale e banditesca, protagonisti anche della recente ondata di violenze contro partiti e movimenti di opposizione parlamentare e non, che ha compreso diversi omicidi, incendi e assalti a sedi di partiti e centri culturali in tutto il paese.

Non è possibile nascondere ciò che è chiaro agli occhi di tutti

Un altro massacro si è aggiunto oggi ad Ankara allo spargimento di sangue delle forze imperialiste, sioniste e oscurantiste in tutto il Medio Oriente1, ha dichiarato il CC del Partito Comunista subito dopo l’attentato alla Marcia della Pace a cui non ha aderito in dissenso con la piattaforma della stessa ma presente con alcuni suoi membri nelle file sindacali.

Dietro questo vile attentato si cela la volontà del regime turco di sedare il dissenso alle sue politiche, soffocandolo nel sangue per mezzo di terroristi addestrati e finanziati con il doppio obiettivo strategico di portare avanti sul fronte esterno i piani dell’imperialismo a guida USA nella regione in cui si inseriscono le mire imperialistiche “neo-ottomane” della borghesia turca rappresentata da Erdogan, e sul fronte interno di soffocare l’avanzata di forze progressiste e delle organizzazioni della classe operaia nel proprio paese, utilizzando in questo anche l’artificiale divisione nazionalista con i curdi. Dal comunicato dell’Associazione di Pace della Turchia (membro del Consiglio Mondiale per la Pace) si legge: “Questo attacco mira a terrorizzare non solo i manifestanti, ma l’intera società. Gli autori cercano di rendere il nostro popolo abituato all’orrore e alla violenza. Il loro scopo è far sì che le persone si sentano disperate e sole restando quindi lontane dalle strade. Chiunque sia l’autore, ciò che si trova dietro questo attacco è la politica di sangue del partito di governo, l’AKP, che dura da anni e che ha avuto una recente escalation. Bande islamiste reazionarie, che sono state favorite soprattutto per l’ostilità contro la Siria, stanno tornando in Turchia, sapendo che hanno la garanzia della protezione da parte del governo dell’AKP. E’ ben noto che questi gruppi sono una parte delle politiche di sangue dell’AKP2. Queste forze terroristiche hanno preso parte al massacro di centinaia di migliaia di civili in Siria e al tentativo di rovesciare il governo di Bashar Al Assad. Sono state addestrate, armate e finanziate con denaro proveniente dalle petromonarchie del Golfo, Unione Europea e Stati Uniti, fatte passare oltre il confine turco e supportate militarmente grazie alla copertura del regime dell’AKP. Questi stessi nemici dei popoli, integralisti, oscurantisti e razzisti, assassinano decine di persone per mezzo di un attentato vigliaccamente diretto contro uomini e donne che manifestavano in nome della pace. “Mentre i residui delle criminali bande dello Stato Islamico sono protette e ospitate dalle forze di polizia nelle città turche, la cricca attualmente al potere, i seguaci della jihad dell’AKP, hanno attaccato con la paura della sconfitta” ha denunciato il Partito Comunista considerando anche l’imminenza delle elezioni che avranno luogo a Novembre. “Il governo dell’AKP, che non può tollerare neanche il solo udire la parola pace, non esita ad utilizzare tutti gli strumenti per continuare la sua politica di sangue – afferma l’Ass. di Pace della Turchia – la migliore risposta che il nostro popolo può dare a questo violento attacco ad Ankara è quello di fare il suo dovere. E questo è quello di rispondere all’imperialismo e ai suoi collaboratori dell’AKP desiderosi di sangue e raggiungere la vera pace. Il nostro popolo non si inchinerà di fronte all’imperialismo e i suoi collaboratori”.

Il CC del KP (Partito Comunista, Turchia) dichiara di essere pronto a fronteggiare l’offensiva reazionaria attualmente in atto nel paese promettendo al popolo turco che “scacceremo via le forze reazionarie che si sono insinuate nei settori vitali del nostro paese come un tumore. Esprimiamo le nostre più sincere condoglianze ai compagni, amici e parenti di coloro che abbiamo perso oggi.”

Manifestazioni e sciopero generale in tutto il paese e nuovi attacchi militari contro il PKK

Almeno 10.000 manifestanti hanno affollato le strade di Istanbul, sabato pomeriggio, denunciando il governo turco come responsabile del doppio attentato suicida. Alla testa della manifestazione un grande striscione con lo slogan “Conosciamo gli assassini”, con i manifestanti che hanno scandito slogan contro Erdogan e l’AKP: “Erdogan assassino” e la “pace preverrà” sono stati alcuni degli slogan più usati. In uno degli striscioni si legge anche: “L’assassino è lo Stato”. Alle manifestazioni hanno partecipato anche le forze del Partito Comunista (KP) e della sua Gioventù. Nonostante il grande dispiego di forze repressive non ci sono stati incidenti, mentre questi sono avvenuti a Diyarbakir nel sud-est della Turchia, con la polizia che ha sparato gas lacrimogeni contro il corteo. Altre proteste si svolte anche a Izmir (ovest), Batman, Urfa e Van (sud-est). Nella giornata di ieri (domenica 11) invece una grande mobilitazione ha invaso il centro di Ankara per commemorare le centinaia di vittime del vile atto di terrorismo di stato. La polizia ha più volte lanciato i veicoli che sparano acqua a pressione contro la manifestazione per disperdere il corteo e impedire che raggiungesse gli edifici del parlamento e del governo. In precedenza i membri del partito nazionalista curdo HDP hanno cercato di raggiungere il luogo dell’attacco di ieri ma sono stati attaccati dalla polizia.

Contemporaneamente le forze armate turche hanno lanciato attacchi aerei sulle postazioni del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) uccidendo, secondo quanto riferisce l’esercito, 49 membri della guerriglia curda nel sud-est della Turchia e nel nord dell’Iraq, in particolare nelle aree di Metina e Zap, nonostante il PKK abbia annunciato il cessate il fuoco unilaterale in vista delle elezioni. Una chiara provocazione volta a innalzare il livello dello scontro in una chiara “strategia della tensione”.

Per il 12 e 13 Ottobre la Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori Rivoluzionari (DISK),la Confederazione dei Sindacati del Pubblico Impiego (KESK), la Camera dei Medici della Turchia (TTB) e la Camera degli Ingegneri e Architetti Turchi (TMMOB) hanno convocato lo sciopero generale contro  Erdogan e per la pace, “per protestare contro la strage fascista e per commemorare la morte dei nostri amici saremo in lutto per tre giorni”. Lo sciopero è sostenuto anche dal Partito Comunista (KP) che invita “tutti i lavoratori ad aderire allo sciopero annunciato per il 12 e 13 ottobre” affermando che “il massacro commesso dall’imperialismo e dalla reazione può esser fermato solo dalla determinazione e forza organizzata del popolo” esortando in particolare al protagonismo nelle piazze di tutti gli sfruttati “come schiavi nelle miniere, nelle costruzioni, nelle fabbriche” e i giovani studenti.3

La “strategia della tensione” contro il popolo lavoratore

Al di là degli autori materiali, è chiara la “strategia della tensione” alimentata dal regime di Erdogan con i continui attacchi contro le forze politiche dei curdi e della sinistra in Turchia con l’obiettivo di dividere in senso nazionalistico il popolo lavoratore e la sua gioventù tra turchi e curdi, seminare paura e immobilismo tra le masse e l’inganno delle “false alternative”. Una strategia che si inquadra nei piani dei diversi settori della borghesia rappresentati dai poli politici principali (il partito islamista AKP di Erdogan, e l’opposizione della socialdemocrazia che incorpora anche gli uomini di Gülen dopo la rottura con Erdogan) e nelle contraddizioni inter-imperialiste nella regione. A differenza di ciò che molti sostengono anche nella “sinistra radicale” o di “movimento” in Italia, lo stesso HDP non è propriamente una forza anti-sistema come testimoniano le sue mosse post-elezioni parlamentari del 7 giugno scorso, entrando per qualche settimana con due ministri nel governo ad interim nato a fine agosto, cercando di accreditarsi come forza di pace e di stabilità nella compatibilità della “questione curda” con i piani imperialistici4.

Una situazione caotica nel quale i vari settori della borghesia cercano di prevalere legati ai piani imperialistici, in particolare degli USA. Erdogan mira a sfruttare questo attentato a suo vantaggio per rafforzarsi come “uomo della provvidenza” in grado di garantire “ordine e sicurezza” per gli interessi nazionali della Turchia in vista delle elezioni del prossimo novembre con l’obiettivo di riconquistare la maggioranza in parlamento, accentuando ulteriormente lo sciovinismo e il settarismo religioso, intimorendo e debilitando la mobilitazione popolare. Ma è una mossa che potrebbe ritorcersi anche contro segnando la sua fine.

In questo complesso quadro le masse popolari possono trovare risposta alle proprie aspirazioni di progresso sociale e di pace e fratellanza tra curdi e turchi, solo lottando su obiettivi radicali al di fuori dei piani dei diversi settori della borghesia e dell’imperialismo, sbarazzandosi del regime di Erdogan attraverso la propria lotta contro il sistema che produce sfruttamento, miseria e guerra, nella consapevolezza che la stessa “questione curda” non può risolversi all’interno della Turchia capitalista.

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4 Leggere a riguardo: “Guerra e “pace” in Medio Oriente sono strumenti basilari della politica imperialista” del Partito Comunista (KP) Turchia

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