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Una finanziaria contro i lavoratori e la gioventù.

La legge di stabilità che il governo Renzi si appresta ad approvare è l’ennesimo colpo ai diritti sociali. Mentre il presidente del consiglio si affanna a definirla una manovra “di sinistra” in uno scontro con la inutile minoranza interna del PD, i fatti vanno in tutt’altra direzione. La legge che il governo ha proposto al Senato punta al rafforzamento delle misure a favore delle imprese e delle banche, mantiene dritta la barra nella direzione imposta dalla UE e dalla BCE, aumenta i tagli alla scuola, alla sanità ai diritti sociali, privilegia i ricchi, amplia le spese militari nel momento di massimo riarmo della Nato in un contesto di crescenti tensioni internazionali.

Partiamo dall’inizio. L’abolizione dell’IMU sulla prima casa è un provvedimento che va analizzato per i suoi lati positivi e negativi. Noi non siamo a favore delle tasse sulla prima casa per i lavoratori e le famiglie popolari, caso diverso è per immobili di pregio, per le sedi di grandi imprese e enti economici. Chiaramente il governo mette tutto in un calderone. C’è poi la questione sostanziale rispetto a IMU e TASI di quali risorse destinare agli enti locali. E’ chiaro quindi, che per quanto corretta l’eliminazione delle tasse sulla prima casa, in mancanza di appositi finanziamenti agli enti locali, la mancanza di risorse conseguente si traduce in un incentivo alla privatizzazione dei servizi, e alla cessione sul mercato delle aziende pubbliche che si occupano oggi di vari settori, tra cui la gestione dei servizi legati ai rifiuti urbani. I fondi che il governo prevede di stanziare non sono sufficienti, e la misura si converte di fatto in un incentivo alle privatizzazioni.

Altri provvedimenti importanti riguardano i lavoratori autonomi. Tutti sanno che oggi il lavoro autonomo ha perso il suo carattere originario e costituisce in larga parte una copertura di forme di lavoro dipendente. Gli sgravi sul lavoro autonomo sono una misura che è finalizzata a aumentare la convenienza di questa forma di lavoro rispetto a quella dipendente. La tanto sbandierata fine della precarietà annunciata con il jobs act e in realtà non realizzata, viene ulteriormente smentita da questa misura del governo. L’unica misura prevista per i lavoratori a tempo indeterminato è la proroga del contributo per le assunzioni, ma si tratta di una norma che ha un bassissimo impatto reale sia in termini di contributi che di lavoratori a cui si rivolge visti i limiti posti.

Manca completamente una norma che punti ad abbassare la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente, che ancora oggi hanno le aliquote più alte e da cui dipende gran parte del gettito fiscale nazionale. Tutti gli interventi sono destinati ad abbassare la pressione fiscale sulle imprese, ma nessuno va nella direzione di abbassare le tasse ai lavoratori. Questo è bene ricordarlo mentre non c’è ancora nessun provvedimento reale per adeguare la tassazione delle transazioni finanziarie, che è stata introdotta con una portata limitatissima dal governo Monti. Il progetto europeo di introduzione di una tassa comune annunciata da Padoan nei mesi scorsi, subisce continui ritardi, cosicché la speculazione resta ancora oggi priva di un’adeguata forma di tassazione. Nelle tabelle allegate non mancano poi i contributi alle banche.

Manca una norma che punti a stabilizzare i lavoratori nella pubblica amministrazione, di fronte a situazioni urgenti. Basti pensare alla condizione dei vigili del fuoco precari e discontinui che costituisce una vera e propria emergenza umana e di dignità del lavoro, nonché un problema della collettività vista la delicata funzione che i vigili del fuoco svolgono.

Al comma 2 dell’art 33 della legge di stabilità sono previsti i tagli ai ministeri. Una vera mazzata per l’istruzione e l’università perché al MIUR sono sottratti 661,2 milioni di euro di fondi nel triennio 2016/2018. Si tratta per capire di oltre il 40% di tutti i tagli stabiliti per i ministeri nello stesso periodo. Una situazione che andrà ad aggravare la condizione difficile delle scuole e delle università ed aumentare inevitabilmente la pressione sulle famiglie e sugli studenti, già provati dal nuovo ISEE e dall’aumento dei costi della scuola. Un provvedimento che arriva in un momento di difficoltà finanziaria per le scuole, che si protrae da tempo, e che sembra mettere un’ulteriore peso sulla questione dei residui attivi che in futuro inevitabilmente continueranno ad aumentare. Il tutto mentre il governo finanzia con 27 milioni di euro le scuole private.

Stesso discorso vale per la sanità: la riduzione delle prestazioni passate dal sistema sanitario nazionale, con il pretesto della razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica, in realtà diventa un modo per tagliare sul diritto alla salute e per agevolare l’introduzione di un sistema fondato sul binomio assicurazioni private e sanità privata.

In tutto questo il governo non rinuncia alle spese militari. Dopo l’annuncio di un incremento del contingente italiano in Afghanistan, nella legge di stabilità si prevedono nuovi finanziamenti alla politica di riarmo nazionale che oggi è inserita a pieno titolo nell’ambito dell’incremento delle attività della Nato di fronte alla competizione internazionale che si sta verificando. Il programma militare FREMM che prevede l’acquisizione di navi militari da guerra di nuova generazione viene finanziato con oltre 2 miliardi di euro dal 2016, con nuovi finanziamenti posti direttamente dalla legge di stabilità. 34 milioni di euro vengono spesi per la quota di partecipazione alle spese per il nuovo quartier generale della Nato a Bruxelles. Insomma l’evidente dimostrazione che i soldi in realtà ci sono e che si tratta di una questione di scelte.

Gli scioperi del 13 e del 20 novembre rappresentano un importante momento di mobilitazione contro questo governo e la sua politica, anche contro il ddl stabilità. I sindacati di base, rompendo con le logiche e le trattative al ribasso dei confederali, ormai vero e proprio ostacolo alla mobilitazione dei lavoratori, hanno giustamente chiamato i lavoratori a scioperare contro questa manovra e a scendere in piazza. Il FGC aderendo agli scioperi ha chiesto anche agli studenti medi e universitari di protestare contro questa manovra definita giustamente «una manovra contro i lavoratori e la gioventù». Ci vediamo in piazza.

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