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il FGC in manifestazione il 13 novembre, contro la "buona scuola". Torino.
il FGC in manifestazione il 13 novembre, contro la "buona scuola". Torino.

Sullo sciopero della scuola e il ruolo giocato da CGIL e sindacati studenteschi

* di Paolo Spena, Responsabile Nazionale scuola e università FGC

Lo sciopero di ieri 13 Novembre, convocato dai sindacati di base, è stato una grande giornata di lotta per la scuola pubblica, contro i 660 milioni di tagli all’istruzione previsti nella legge di stabilità e contro la “Buona Scuola” approvata la scorsa estate, una riforma buona solo per i padroni e per la Confindustria. Nostro malgrado, il Fronte della Gioventù Comunista è stata l’unica organizzazione giovanile a rilanciare le mobilitazioni studentesche in questa data, il cui grande successo deriva certamente dalla presenza di uno sciopero generale della scuola, l’unico convocato in questo autunno.

Con la mancata adesione dei sindacati confederali e concertativi emerge realmente e per l’ennesima volta la funzione della CGIL, e crollano le illusioni circa la finta “unità” del mondo della scuola di cui si è tanto parlato in riferimento allo scorso 5 maggio. I sindacati confederali, e in primis la CGIL, che mai chiesero il ritiro del disegno di legge della Buona Scuola nei giorni della discussione in Parlamento, limitandosi a chiedere modifiche a un testo immodificabile nella sua struttura portante, hanno preferito ripiegare unicamente su una serie di minuscole manifestazioni (senza sciopero) nello scorso 24 ottobre, che hanno visto una scarsissima o nulla partecipazione da parte degli studenti. Emblematiche furono le dichiarazioni dei dirigenti dei cinque sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda), che affermarono chiaramente «non puntiamo a tutti i costi a un autunno caldo, ci auguriamo che il governo apra un confronto serio per risparmiare alle scuole gli aspetti più deleteri della legge 107».i Una posizione di retroguardia, che arriva perfino ad aprire alla riforma limitandosi a chiedere respiro circa l’attuazione dei suoi “aspetti più deleteri”. Non stupisce in nessun modo la condotta tenuta nei confronti dello sciopero di ieri dalla CGIL, che da sindacato concertativo fa semplicemente il suo lavoro: simulare il conflitto quando è necessaria una valvola di sfogo, e in definitiva tentare di smorzarlo quando invece andrebbe rilanciato.

Quello che fa riflettere è piuttosto la condotta tenuta dai sindacati studenteschi, cioè da quelle organizzazioni che in Italia affermano di rappresentare il mondo studentesco. La giornata del 13 novembre è andata ben oltre le intenzioni originarie dei sindacati che l’hanno convocata, e ha scavato un fossato nel mondo studentesco. Da una parte ci siamo ritrovati ad essere l’unica organizzazione nazionale a rilanciare le mobilitazioni studentesche in occasione dello sciopero della scuola, dall’altra abbiamo visto i sindacati studenteschi fingere spudoratamente che questa giornata non esistesse, pur di tirarsi fuori da uno sciopero non voluto dalla CGIL. Come risultato finale resta la grande frustrazione provata ieri da decine di militanti iscritti ai sindacati studenteschi, costretti ad essere spettatori passivi delle grandi mobilitazioni degli studenti in tutta Italia a causa della subalternità alla CGIL dei loro dirigenti.

La contrapposizione fra il 13 novembre e il 17 novembre di quest’anno è decisamente diversa da quella, ormai quasi rituale, che esiste solitamente fra le mobilitazioni convocate dalle aree autorganizzate e quelle dei sindacati studenteschi; si pensi come esempio al 2 e al 9 ottobre di quest’anno. Lo scorso ottobre abbiamo aderito ad entrambe le date, criticando la prima per la sua inconsistenza sul piano politico, la seconda per le immancabili illusioni riformiste che oggi restano il principale limite del movimento studentesco in Italia. Le due date di questo novembre, invece, si differenziano per un ben più importante elemento qualitativo. Indipendentemente dalla partecipazione che avrà, il 17 novembre si traduce purtroppo nel tentativo di slegare gli studenti dall’unico sciopero del mondo della scuola convocato dopo l’approvazione della Buona Scuola, il modo migliore per portare acqua con le orecchie al mulino della CGIL e della (ex) sinistra PD, pur dietro una finta radicalità di alcune parole d’ordine che non regge dinanzi alla reale funzione che svolge quella data in questa fase.

Il 13 novembre è stata l’occasione per iniziare a ricostruire un’unità del mondo della scuola, congiungendo le mobilitazioni studentesche ad uno sciopero degli insegnanti e dei lavoratori della scuola con parole d’ordine e rivendicazioni decisamente più avanzate di quelle dello scorso 5 maggio. Una tappa irrinunciabile per chi, come noi, crede che per smetterla di giocare in difesa e rilanciare l’offensiva sia necessaria l’unità del mondo della scuola, come necessaria tappa per la costruzione di un fronte di classe che deve vederci protagonisti, in cui legare le rivendicazioni della scuola a quelle del lavoro, dei giovani disoccupati, e in cui costruire le premesse per lanciare il contrattacco, non soltanto come studenti ma come classe popolare. Una lotta in cui non c’è più spazio per nessun indugio, e in cui chi non sta da una parte della barricata finisce per diventare la barricata stessa, che è la prima cosa che deve essere buttata giù.

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i http://ilmanifesto.info/24-ottobre-sindacati-in-piazza-contro-la-buona-scuola/

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