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tallone di ferro

Jack London e l’ideale che non muore

*di Federico Bongiovì

“Siamo l’inevitabile. Siamo il culmine dell’errore industriale e sociale. Ci rivoltiamo contro la società che ci ha creato.”

Il Tallone di Ferro, edito per la prima volta nel 1908 negli Stati Uniti d’America, è frutto del genio dello scrittore Jack London, fra i più conosciuti e importanti esponenti della letteratura nordamericana. In esso egli descrive un probabile prossimo futuro per gli U.S.A. di inizio novecento, nel quale una ristretta oligarchia borghese comanda dispoticamente il proletariato statunitense “schiacciandolo sotto il proprio tallone di ferro”, ma non riesce a sconfiggere i rivoluzionari, mossi dal desiderio della nascita del Socialismo.
Il tono cupo e allo stesso tempo freddo e possente della prosa, l’originale scelta di dare al romanzo un taglio proprio del manoscritto storico rinvenuto e analizzato dai posteri, con tanto di note a piè di pagina, ma soprattutto l’impressionante validità della visione futuristica londoniana lo rendono forse l’opera più straordinaria di questo prolifico scrittore.
La riconosciuta particolarità del tema trattato ha reso questo lavoro il capostipite del filone fantapolitico utopico fiorito agli inizi del ventesimo secolo.

È indispensabile conoscere alcuni aspetti della vita di Jack London per poter comprendere da cosa abbia tratto spunto per costruire le fondamenta della sua futura opera major.
La sua provenienza sociale è proletaria: viene cresciuto fin dalla nascita nella Los Angeles del 1876, dalla madre e dal padre adottivo, un contadino californiano con altri quattro figli a carico. La mancanza di danaro è la principale causa che lo spinge a terminare gli studi, una volta conclusi quelli elementari. Egli passa così la propria giovinezza per strada, accompagnato dalle “cattive compagnie” di mendicanti e di piccoli delinquenti, fuorilegge per necessità. Sempre per difficoltà finanziarie si imbarca in numerosi e differenti lavori, quali il raccoglitore di ostriche o il cercatore d’oro. Nonostante non riesca a terminare l’università a causa delle rette, ha comunque il tempo di studiare alcuni dei testi di Marx, Proudhon, Saint-Simon e Spencer. È a costoro che deve la sua seppur lacunosa formazione politica e la sua adesione alla causa socialista, che lo impegnerà fino alla morte nella militanza.
Egli è dunque da sempre membro della classe proletaria, ne conosce le intime e istintive esigenze e, per merito agli studi filosofico-economici della maturità, è anche in grado di comprendere le reali dinamiche sociali che la interessano. Solamente tenendo a mente ciò si può comprendere il perché egli abbia voluto scrivere un romanzo di tal genere, che esula totalmente dai temi da lui tradizionalmente trattati, e soprattutto come abbia fatto a dare una connotazione quasi profetica alla propria storia.

Il Tallone di Ferro è da sempre un’opera cult per coloro che nutrono l’intenzione di rivoluzionare la società, sicuramente a causa della lucidità e della freddezza con il quale vi si narra, anticipandole di decenni, le efferate azioni che i regimi borghesi o servi dei quali hanno perpetuato ai danni del popolo. In esso, infatti, si prevede una nuova fase capitalistica, l’Imperialismo, e si descrive con precisione chirurgica la composizione sociale in classi contrapposte; si prevede l’impiego da parte della Borghesia del suo braccio armato per la conquista e il mantenimento del potere (dai mercenari, all’esercito vero e proprio), anticipando quanto sarebbe successo in Europa dagli anni venti e quanto ancora oggi accade in svariati Paesi del Mondo; si prevede lo scoppio di guerre fra U.S.A. e Prussia a causa della collisione degli interessi economici dei rispettivi monopoli; si applica agli scenari mondiali la crisi di sovrapproduzione teorizzata da Marx,
Coloro che affermano che il quadro descritto da London sia eccessivamente violento, inumano e, in una parola, pessimistico e che ciò svaluti la sua analisi peccano probabilmente di ingenuità. Non si può non concordare sul fatto che la Borghesia si è macchiata, si macchi e continuerà a macchiarsi di efferati crimini contro il Proletariato per salvaguardare un proprio interesse economico. Se questo è meno visibile nel nostro Paese, dove essa adotta metodi più subdoli per soggiogare le masse, ciò avviene alla luce del sole in altre parti del Mondo, dove governi, città e popoli vengono spazzati via a un suo cenno.

È mio assoluto convincimento, però, che l’estrema precisione con cui viene descritto il futuro non è l’unica causa dell’amore dei giovani rivoluzionari di tutto il mondo verso questo romanzo. Il motivo principale per il quale questo ha sempre conquistato un posto nei cuori dei Compagni è senza ombra di dubbio il racconto delle eroiche gesta dei rivoluzionari socialisti, che a costo della vita nella storia lottano assiduamente affinché venga abbattuto il Capitalismo e sconfitti i suoi servi. Essi rappresentano il modello ideale a cui ogni comunista deve ispirarsi, poiché combattono con ogni mezzo per la vittoria del Socialismo. Con ogni mezzo. Questo è il messaggio più importante lasciatoci da Ernest, da Avis e da tutti i Compagni che nel corso della storia muoiono per la Causa. Molti sono gli spunti che ogni rivoluzionario può fare propri: in primo luogo come le proteste e le rivendicazioni “pacifiche, civili e legittime” concesse dal Padronato non potranno mai essere una risposta definitiva a favore degli oppressi, ma che soltanto con la rivoluzione si possono sconfiggere gli oppressori e costruire così un nuovo mondo senza sfruttatori e sfruttati. In secondo luogo il fattore determinante che ebbe per gli esiti della lotta di tutti i protagonisti della storia la grande organizzazione che caratterizza il partito e la ferrea disciplina rivoluzionaria che, dopo le prime vere difficoltà, viene fatta propria da tutti i militanti.
Concludo citando una frase del Che, che la leggenda vuole abbia avuto il nome di Ernesto proprio in onore del rivoluzionario Ernest Everhard,protagonista del racconto, il quale fa propria questa convinzione e, stando alla Storia, coerentemente la applica fino alla morte:

Davanti a tutti i pericoli, davanti a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, davanti a tutti i seminatori di discordia, davanti a tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, ancora una volta, la capacità del popolo di costruire la sua storia .”1


  1. Opere

 

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