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Il ruolo della scienza nella società socialista

*di Partizan Kom

“Non credo che la scienza possa proporsi altro scopo che quello di alleviare la fatica dell’esistenza umana. Se gli uomini di scienza non reagiscono all’intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, ed ogni nuova macchina non sarà che fonte di nuovi triboli per l’uomo. E, quando, coll’andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità.”
(B. Brecht)

La recente notizia delle fruttuose rilevazioni sulle onde gravitazionali, matematicamente già considerate una logica e certa presenza nella realtà fenomenica, grazie alle geniali intuizioni e dimostrazioni della teoria della relatività di Einstein, rappresenta solo uno dei tantissimi passi avanti che la scienza, , sta compiendo all’interno della nostra epoca. I progressi mastodontici che si stanno verificando attualmente produrranno, a distanza di pochi anni, dei cambiamenti ancor più radicali di quelli verificatisi nei secoli scorsi. Così come l’invenzione della macchina a vapore diede il via alla nascita della Rivoluzione industriale, così come l’elettrificazione dei paesi a capitalismo avanzato ha mutato per sempre il modo di concepire e condurre la vita all’interno della società, allo stesso modo lo sviluppo dell’informatica, la ricerca astrofisica ed ingegneristica aerospaziale e la crescita delle forme di energie sostenibili stanno conducendo il nostro mondo ad un’altra inimmaginabile evoluzione. La robotica sta muovendo i primi passi concreti e, se vi fosse più informazione a riguardo sui media mainstream, si potrebbero comprendere tali risultati stupefacenti; la ricerca incentrata sulla conoscenza dell’universo, sia macroscopico che microscopico, è in procinto, se non lo ha già fatto, di destabilizzare la visione della natura, di matrice newtoniana classica, che avevamo fino a pochi anni fa(1). Scenari sempre più straordinari si profilano sotto molteplici aspetti. Lo stesso marxismo, metodologia con cui noi comunisti affrontiamo la lotta politica, è da definirsi scientifico, in quanto utilizza una strumentazione di analisi in tutto e per tutto coerente con il procedere stesso della scienza. E’ possibile osservare come la scienza giochi un ruolo assai dominante rispetto alle logiche politiche e rivoluzionarie.

E’ innegabile poi affermare che Scienza e Tecnica procedono di pari passo. Le innovazioni tecniche hanno pari importanza rispetto alle categorie economiche, in quanto influenzano il modo in cui si produce la merce e, mutando tale aspetto, vi è un cambiamento spesso radicale anche per quanto riguarda i rapporti di produzione. Oggi più che mai è inevitabile trarre una conclusione evidente da tutto ciò: lo sviluppo sociale, determinato da quanto una civiltà è capace di creare e produrre anche sotto il profilo di macchinari, utensili et cetera, ci conduce, seguendo i ritmi attuali, verso una dipendenza, crescente in maniera esponenziale, e proporzionale rispetto alla ricerca tecnologica e scientifica, nei confronti della società stessa. Tale dipendenza si esplicita verso sì una maggiore capacità di controllare la realtà che ci circonda, ma allo stesso tempo diventa un cordone ombelicale che rende tutti ingranaggi sempre più oliati e incastrati, interni e patologicamente legati ai rapporti di produzione attuali, storicamente superati. E’ in questo modo che si arriva alla alienazione, non solo economica, ma sociale ed individuale, che prende piede a livello globale a causa dell’utilizzo erroneo e consolatorio che si fa delle scoperte scientifiche e tecniche.

Ciò si verifica, però, non perché vi sia una “malvagità” di fondo nella Scienza o nella ricerca; non condividiamo l’analisi primitivista che considera peccaminosa e schiavistica tale pratica. Essa, come d’altronde ogni altro strumento che appartiene alla nostra cultura e attività comportamentale, non è qualcosa di estraneo all’essere umano in quanto tale. Non è il risultato della società divisa in classi come non produce solo morte e distruzione. E’ fondamentale comprendere che “naturale”, termine usato spesso dagli amanti della vita paleolitica, i quali poi nella pratica continuano ad essere ingranaggi beceri come chiunque altro, non coincide con “primitivo” o “non-civilizzato”; tutto è natura, anche la “artificialità” stessa. Non volendo cadere nella concezione opportunista e piccolo-borghese delineata sopra, si rischia, però, in egual modo, di finire nella trappola dello “sviluppo a tutti i costi”. Ho usato apposta “sviluppo”, inteso nella accezione di “crescita”, e non “progresso” in quanto considero i due termini completamente divergenti sotto molteplici aspetti; vi può essere sviluppo senza progresso, come anche progresso senza sviluppo. Così, soprattutto nella fase attuale, è alquanto surreale pensare di poter sostenere un ulteriore sviluppo del sistema produttivo sotto l’aspetto espansionistico o di creazione delle merci; un progresso reale sarebbe quello di redistribuire le ricchezze stesse e razionalizzare le risorse presenti per sfruttarle al massimo delle potenzialità con il minimo impatto annichilente.

L’alienazione, e l’uso sbagliato dei risultati scientifici e tecnici, si verifica perché la ricerca necessita di finanziamenti continui per poter continuare a esercitare il suo mestiere. In tal senso, le spinte che vengono date ad essa e gli indirizzi stessi, al di là di casi isolati, sono determinate principalmente dal capitalismo e dalla classe dominante, coloro che appunto forniscono i mezzi necessari alla prosecuzione dell’indagine conoscitiva sulla base e nei limiti dei propri interessi. E’ evidente come, allora, il controllo della tecnica e della erudizione scientifica sia in mano, completamente, a chi, detiene i mezzi di produzione, e, per logica conseguenza, il potere. Una situazione del genere mostra in maniera alquanto chiara quanto ogni aspetto della vita, anche quello che ad un primo avviso può sembrare neutro o escluso da logiche politiche, sia indissolubilmente legato ad una condizione esistente di divisione in classi, di sfruttatori e sfruttati.

Solo, dunque, un cambio di rotta in senso rivoluzionario e di dittatura della classe oggi oppressa può mutare per sempre questi rapporti di forza interni al mondo della ricerca scientifica. Un esempio concreto dell’esattezza di questa tesi è stato il grado di sviluppo scientifico e tecnico presente nei paesi ex-socialisti. Uno degli eventi più noti è quello riguardante Jurij Gagarin (ma potremmo citarne tanti altri), il primo uomo nello spazio; sovietico, di umili origini, grazie alle pari opportunità di realizzazione di sé e dell’impegno esercitato da lui stesso, è riuscito a superare test infernali , entrando a spinta nella storia. La scienza sovietica è riuscita in una esperienza epocale, che ha cambiato per sempre il modo di concepire la realtà fattuale, e non propagandistica filo americana, dimostrando che quando il vero progresso e la ricerca sono in mano a persone valide e mosse da fini puramente umani e sociali, ossia tendenti al predominio di quella fazione che sta dalla parte giusta della storia, lì si esercita a pieno la bellezza e l’utilità pratica della scienza e delle sue innumerevoli ramificazioni. Tale passo è stato possibile solo grazie alle opportunità offerte da quel tipo di società; l’agibilità economica e l’istruzione garantita, diritto che oggi viene negato per ragioni di “cassa”, sono state parti fondamentali del processo di sviluppo scientifico. Più i membri di una società, sotto l’aspetto doppiamente qualitativo e quantitativo, sono eruditi e dediti alla ricerca, più il prodotto del loro lavoro intellettuale e pratico diventa collettivo. Se si regala nelle mani di pochi “saggi” l’intero patrimonio conoscitivo derivante in primis dalla classe lavoratrice, la tecnica e la scienza stesse diventano alienanti. E’ necessario che, con l’atto di impadronirsi del potere, il proletariato si impadronisca anche della conoscenza scientifica che il capitale tenta sempre di più di restringere ad una minoranza illuminata; solo con il controllo dei lavoratori nel campo economico è possibile dare una rotta popolare e realmente emancipatrice alla ricerca dei fenomeni che caratterizzano il nostro mondo. “Una scienza che non si separa dal popolo, che non si tiene lontana dal popolo, ma che è pronta a servire il popolo, che è pronta a trasmettere al popolo tutte le sue conquiste; di una scienza che è al servizio del popolo non per costrizione, ma di suo pieno grado, volontariamente…una scienza i cui uomini, pur comprendendo la forza ed il significato delle tradizioni stabilite nella scienza, e pur utilizzandole intelligentemente nell’interesse della scienza, non vogliono tuttavia essere schiavi di queste tradizioni; di una scienza che ha il coraggio e lo spirito di decisione per rompere con le vecchie tradizioni, con le vecchie norme, con i vecchi principi, quando essi sono superati, quando essi si trasformano in un freno al moto progressivo; di una scienza che sa creare delle nuove tradizioni, delle nuove norme, dei nuovi principi“ Molotov (Sulla scienza d’avanguardia).

Il ruolo della scienza in una società socialista, in tal modo, è proprio questo: rendere ogni individuo sempre più cosciente del mondo affascinante che lo circonda, riuscendo in tal modo a fargli apprezzare la grande potenza della collettività umana che, in un sistema socialista, e in futuro comunista, riesce a camminare a testa alta nel difficile ed arduo cammino della storia, spezzando il vecchio e creando il nuovo.

Note

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 (1)La visione newtoniana classica, che si basava su una considerazione geometrica delle leggi fisiche, identificava lo spazio e il tempo come due categorie divise e ben definite, come dei contenitori che racchiudevano i fenomeni e da cui tutto derivava. Einstein ha ribaltato questa ipotesi introducendo una nuova visione della realtà in cui lo spazio e il tempo coincidono, essendo inscindibili.

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