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Crisi-Turchia

Le contraddizioni del capitalismo in Turchia

Il tentativo di golpe del 15 luglio e le successive politiche repressive del governo di Ankara offrono alla gioventù proletaria di tutto il mondo un grande esempio di come nella fase imperialistica del capitalismo si sviluppano scontri interni alle classi dominanti che in sé non portano alcun vantaggio al popolo. Nel tentato golpe abbiamo visto morire molti civili e giovani soldati inconsapevoli così come stiamo assistendo adesso alla barbarie repressiva di Erdogan e del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) per mantenere il potere in una situazione di tensione tra diverse fazioni della borghesia turca, proclamando lo Stato d’Emergenza di tre mesi, utile a “ripulire” la macchina statale e rafforzare il processo di islamizzazione funzionale all’egemonia capitalista: circa 350 sono i morti e 2.200 i feriti; oltre 10.400 gli arrestati.i

Come riconosciuto dai compagni turchi del Partito Comunista (KP)ii, da questa situazione il popolo deve capire che l’unica salvezza risiede nell’organizzazione di un’avanguardia rivoluzionaria e veramente progressista che possa dare una reale alternativa a un Paese dilaniato e ferito dalle contraddizioni inter-borghesi interne che riflettono una forte rivalità tra i diversi settori del capitale turco interconnessi con gli antagonismi inter-imperialistici su scala regionale. Per la comprensione di questi eventi non si può infatti non porre al centro il significativo ruolo geostrategico della Turchia nella regione dove è direttamente e attivamente coinvolta nella guerra in Siria, nelle operazioni militari nella parte settentrionale del paese nei confronti della popolazione di nazionalità curda e non ultima la relazione con l’ISIS, tramite il quale il governo di Erdogan esprime l’obiettivo di tutelare gli interessi della borghesia turca rafforzandosi come potenza regionale in relazioni contradditorie con gli USA, la NATO, la Russia, l’Unione Europea, Israele etc.

La storia della Turchia non è nuova a colpi di Stato militari per sostituire i partiti e fazioni al governo e questo è dovuto anche alla posizione strategica che ricopre in particolare dal 1945 in poi all’interno del blocco capitalista-occidentale e della NATO (dal 1952): la Turchia è stata così una roccaforte della borghesia internazionale nel Mediterraneo orientale e Medio Oriente essendo confinante con l’URSS e altri paesi membri del Patto di Varsavia (Bulgaria) o suoi alleati come la Siria, sfruttando questa posizione di “rendita geopolitica”, col supporto degli USA, soprattutto dopo la vittoria della controrivoluzione in URSS e la sua disgregazione. Si rafforzò così estendendo la sua influenza nell’ampia regione dai Balcani al Caucaso fino all’Asia Centrale e consolidarsi come potenza regionale, svolgendo il ruolo di ponte politico-economico tra l’Occidente e l’Oriente. Oggi è “confinante” con un centro imperialista che si pone in contrasto (nella competizione per interessi economici, non certo in difesa dei popoli come faceva l’URSS) agli imperialismi occidentali, ovvero la Russia di Putin.

Analizzando di seguito per sommi capi i precedenti colpi di Stato, come quello recentemente tentato, troviamo la prova che i giovani, i lavoratori, gli sfruttati non possono trovare alcun benessere sotto questo sistema, qualunque bandiera esso abbia.

  • Un primo colpo di Stato ad opera delle forze armate è avvenuto nel 1960 ad opera di 37 giovani ufficiali di medio e basso rango. La Turchia era allora governata dal Partito Democratico (DP) di Adnan Menderes, partito che aveva attenuato la forte occidentalizzazione voluta da Mustafa Kemal “Ataturk”, il fondatore della “Turchia moderna e laica”; il DP in dieci anni di governo era andato più volte contro il laicismo kemalista permettendo che la tradizione islamica ritornasse a un ruolo importante nella società turca. La modernizzazione della Turchia veniva messa in discussione dal ritorno a un forte sistema centralizzato e autoritario che possiamo definire “neo-ottomano” in quanto faceva propria l’unione tra il tradizionalismo islamico e l’impostazione autoritaria della società. Ripresero importanza sociale, politica ed economica i feudatari dell’Anatolia centrale, mentre la moderna borghesia industriale di Istanbul, di Smirne e della costa occidentale vide diminuire il proprio potere (le misure del governo non erano quindi popolari). Questa linea autonoma rispetto alla NATO metteva in pericolo il blocco capitalista che temeva una rottura interna in piena Guerra Fredda. Il colpo di Stato fu guidato dal colonnello Alparslan Turkes, addestrato negli Stati Uniti nel 1948 per formare l’organizzazione di controguerriglia anticomunista Stay-behind e fedele sia alla NATO sia alla CENTOiii. Vennero arrestati e giustiziati il Presidente Baslar, il premier Menderes e altri esponenti del Partito Democratico. Il 27 maggio il golpe portò al potere il generale Ceman Gursel, che godeva di grande consenso popolare, il quale fu a capo del Comitato d’Unità Nazionale. Il Comitato s’impegnò nella redazione di una nuova costituzione d’impianto kemalista. Il 15 ottobre 1961 le elezioni vennero vinte dal Partito Popolare Repubblicano (CHP), il partito fondato da Kemal, e dieci giorni dopo la giunta militare venne sciolta sebbene il generale Gursel rimase Presidente: la Turchia ritornava così a una situazione di stabilità all’interno della NATO.

  • Il secondo golpe nella storia della Repubblica turca avviene nel 1971, nell’Europa degli “anni di piombo”. La Turchia viveva allora negli scontri tra i nazionalisti del Partito del Movimento Nazionale e i gruppi politici islamisti. Il 12 marzo gli alti ufficiali dell’esercito riuniti attorno al Capo di Stato Maggiore Memduh Tagmac e al generale Faruk Gurler consegnarono al governo un memorandum (da qui la denominazione “colpo del memorandum”) da parte delle forze armate. I militari dichiararono che avrebbero preso il potere laddove non si fosse formato un governo forte che ispirato alle idee di Ataturk ponesse fine alle violenze e continuasse la strada delle riforme. Il premier Suleyman Demirel, leader del Partito della Giustizia (erede del DP di Menderes), si dimise e venne sostituito dal professore Nihat Erim che formò un “governo tecnico” sostenuto sia dal CHP sia dal partito di Demirel. Alcuni principi costituzionali vennero sospesi, il governo assunse più poteri e nelle zone più calde del Paese (inclusi i territori kurdi, sebbene non interessati dagli scontri) venne imposta la legge marziale. Nel 1973 venne eletto Capo di Stato l’ex-comandante della Marina Koroturk, dopo le elezioni del 1974 al governo tecnico succedette un governo di coalizione tra il CHP e il Partito del Benessere (islamisti moderati). Gli Stati Uniti e l’Occidente diedero il loro sostegno all’iniziativa dei militari e al governo di Erim.

  • Nel 1975 ripresero gli scontri tra i nazionalisti e le forze di sinistra, l’esercito turco iniziò a sfruttare la situazione all’interno della “strategia della tensione” per assumere il potere ponendo fine al pericolo di una svolta socialista nel Paese. Nell’autunno 1979 il Capo di Stato Maggiore Kenan Evren iniziò i preparativi del golpe, infiltrando inoltre militari nelle organizzazioni di destra e sinistra. Il 12 settembre 1980 il colpo di Stato venne attuato, Evren divenne Capo di Stato e governò assieme al Consiglio di Sicurezza Nazionale: tutti i partiti politici vennero sciolti, gli scontri vennero repressi. La giunta militare affidò il compito di emanare riforme a un gruppo di tecnici capitanati da Turgut Ozal: iniziò così una serie di liberalizzazioni in economia che trovarono il completo appoggio degli USA. Alle elezioni del 1983 il neonato Partito della Madrepatria di Ozal vinse le elezioni continuando sulla via delle liberalizzazioni e rendendo più forte il ruolo turco all’interno della NATO.

Questo ruolo centrale delle forze armate nella vita politica della Turchia è storicamente dovuto al fatto che ad essi venne affidata la salvaguardia dei principi della Repubblica di Turchia moderna, democratica, sovrana e laica del kemalismo nata nel 1923 dalla lotta anti-imperialista della rivoluzione nazionale turca sostenuta all’epoca anche dall’Internazionale Comunista. Naturalmente stiamo parlando di una Repubblica borghese dove le forze armate rispondono ad una determinata connotazione di classe dello Stato divenendo elemento interno all’ordinamento borghese e le sue contraddizioni tra i diversi settori della classe dominante fino ai giorni d’oggi dove è in corso un radicale processo d’islamizzazione della società operato da Erdogan e l’AKP, contestualmente allo sviluppo capitalistico dell’economia turca basato sullo sfruttamento selvaggio della classe operaia e gli strati popolari. In questo contesto, le forze armate turche, che sono la seconda più grande forza militare della NATO, sono state ridimensionate nel loro ruolo da Erdogan e al contempo l’egemonia kemalista al suo interno non è più netta come in precedenza. Come affermato dal Partito Comunista (KP) il tentativo golpista non è altro che un conflitto tra due o più fazioni che hanno gli stessi fondamenti ideologici e lo stesso carattere di classe, identificando nei capi militari golpisti elementi della setta Fethullah Gülen, ex alleato forte dello stesso Erdogan e dell’AKP (di cui è stato cofondatore), che vive negli USA con noti legami con la CIA. Il movimento gulenista coinvolge una considerevole sezione della classe capitalista turca che ha supportato l’ascesa internazionale di Gülen, le cui scuole formano quadri reazionari filo-americani. Questo lascia propendere nell’identificare un ruolo di supporto al golpe da parte degli USA, della NATO e di alcune borghesie dell’UE probabilmente per eliminare l’instabile Erdogan e stabilire magari un governo dell’AKP (senza Erdogan) con gli altri gruppi politici borghesi.

Questo non fa di Erdogan in alcun modo né un “antimperialista” né un “patriota” ma è un ulteriore elemento rivelatore di come la Turchia sia soggetta alla competizione internazionale tra le forze più potenti nel quale tutti i settori capitalisti coinvolti si muovono sulla base dei loro interessi particolari e generali. In questo senso non si possono non prendere in considerazione le recenti mosse di Erdogan verso la normalizzazione delle relazioni con la Russia e Israele che rappresentano un disperato tentativo di sopravvivere nel campo minato delle tensioni interne e internazionali.iv Dal recente bollettino d’informazione internazionale del KP riportiamo questo stralcio che identifica bene le contraddizioni del capitalismo in Turchia: “La trasformazione in Turchia ha portato cambiamenti nel modello di accumulazione del capitale e la composizione della classe capitalista. I capitalisti di Turchia, che avevano accumulato grandi profitti dalle privatizzazioni, hanno iniziato ad esportare capitale e si sono impegnati anche nel garantire politicamente questi investimenti. Gli interessi dei capitalisti richiedevano relazioni con la Russia e l’Iran sulla base di mutui interessi senza distanziarsi dalla NATO e gli USA. L’accordo strategico delle condotte di gas naturale fu firmato in questo senso. Questo proporzionerà una linea di gas naturale russo all’Europa attraverso la Turchia. Inoltre, la Turchia necessita il gas naturale dell’Iran e la Russia. Il mercato russo era una opportunità per i capitalisti di Turchia. Dall’altro lato, la Russia è attivamente coinvolta nelle tattiche politiche che condurranno la Turchia a separarsi dall’alleanza con gli Stati Uniti e l’Unione Europea”.v E’ chiaro che sussistono ancora tutti i fattori interni ed esterni per un nuovo tentativo di golpe o altri tipi di interventi, così come si approfondisce l’oppressione borghese nelle forme fasciste-islamiste di Erdogan che rimane in bilico nei nuovi equilibri che si plasmeranno in futuro.

Analizzare i precedenti storici insieme a quanto accaduto il 15 luglio non può che rafforzare le nostre posizioni su quanto gli anni in cui viviamo stanno vedendo l’esplicitarsi delle contraddizioni interne al capitalismo che si palesano sotto questa forma in Turchia: così come in forme diverse è stato in Ucraina, così come in altre forme nel conflitto che ancora prima era già vivo in Siria, quello stesso conflitto che vede ogni giorno il rinforzo dei contingenti della NATO in Europa orientale e il suo crescente interventismo guerrafondaio in Africa e Medio Oriente nel quadro dell’escalation degli antagonismi con la Russia e la Cina, il fenomeno del cosiddetto “terrorismo islamico”, delle cosiddette “primavere arabe”, dell’immigrazione di massa, il crescere di forme di xenofobia e fascismo nei paesi europei, dell’oscurantismo religioso nei paesi arabi ecc… tutte espressioni derivanti dalla profonda crisi capitalista e le sue caotiche contraddizioni intra-borghesi e inter-imperialiste dove i popoli, con le classi operaie in primis, rimangono intrappolati e schiacciati non riuscendo ad emergere col proprio protagonismo di forza indipendente e determinare il corso della storia sulla base dei propri interessi.

La lezione politica che dobbiamo trarre dagli eventi in Turchia è proprio quella della necessità di liberarsi dalle trappole delle false bandiere delle diverse fazioni borghesi, schiarire il campo delle contraddizioni delle classi sociali contrapposte mettendo in evidenza in ogni momento gli interessi propri della classe operaia e degli strati popolari come stanno facendo i comunisti turchi del KP, nel tentativo di sviluppare la propria azione di massa indipendente pur nelle attuali condizioni di rapporti di forza profondamente negativi. La gioventù comunista di tutto il mondo, al fianco dei compagni turchi, deve oggi più che mai dare una risposta alle diverse sfide che le si pongono davanti dal sistema imperialista internazionale e l’oppressione del capitalismo monopolistico che colpiscono i giovani e lavoratori di tutto il mondo con l’avanzata delle misure impopolari contro studenti, lavoratori, precari che vedono la firma del capitale (nel caso italiano ed europeo dell’asse Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) così come le guerre imperialiste, la violenza reazionaria ecc. L’unica risposta che possiamo dare è l’organizzazione della gioventù proletaria, l’intensificazione delle lotte nelle scuole, nei luoghi di lavoro e quartieri popolari, la cooperazione con le gioventù comuniste di tutto il mondo in nome dell’internazionalismo proletario per preparare in ogni dove e in ogni momento il rovesciamento del sistema capitalista e il disimpegno dalle varie alleanze imperialiste (come UE e NATO) per l’unica prospettiva veramente democratica e progressista che storicamente sia mai esistita: il socialismo-comunismo.

Note___________________________________

i 8.000 agenti di polizia arrestati o sospesi, 7.423 soldati arrestati; 1.600 funzionari militari di alto rango arrestati così come 122 generali e ammiragli su 358 totali; 60.000 personale in varie istituzioni governative sono stati rimossi così come 2.745 giudici e 21.000 insegnanti (15.000 sospesi); a 1.577 presidi sono state richieste le dimissioni dal Consiglio Superiore dell’Istruzione; 936 scuole private, 449 case dello studente o dormitori e 284 istituti d’istruzione privati sono stati chiuse; 62 studenti delle scuole militari sono stati arrestati; 100 funzionari dell’intelligence sono stati licenziati; 47 governatori distrettuali e 30 provinciali sono stati rimossi; 20 siti di informazione sono stati bloccati; in 14 sono stati arrestati perché si opponevano a manifestazioni pro-AKP e in 4 per dichiarazione anti-Erdogan sui social media; agli accademici è stato bandito di lasciare il paese e quelli che sono all’estero sono stati richiamati in patria.

iii CENTO, acronimo di Central Treaty Organisation, è stato un patto firmato il 21 agosto 1959 da Regno Unito, Pakistan, Iran e Turchia in chiave antisovietica.

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