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Il calvario dei lavoratori di Villa Armonia

*da Casa del Popolo “Giuseppe Tanas”

La proprietà della casa di cura Villa Armonia Nuova, accreditata presso il SSN e sita in Roma, sta mettendo in atto una vera e propria aggressione padronale contro i diritti base dei lavoratori, in modo totalmente illegale a antisindacale. Le nefandezze di Rosati, l’imprenditore che gestisce la clinica,iniziano a Gennaio 2015, non retribuendo in busta paga, gli straordinari effettuati il mese precedente. Ciò è stato, purtroppo solo l’inizio di una serie di violazioni ai danni dei lavoratori. Da Febbraio 2015 a Giugno 2016, infatti, il proprietario eroga solo il 60% del salario, senza fare sconti neanche a chi è in malattia o aspettativa. Alla maggior parte dei lavoratori che richiedono giorni di ferie, viene sistematicamente detto di no, fin dall’inizio di queste angherie ormai in atto da un anno e mezzo. Mediante ordini di servizio, già pronti e firmati nelle medicherie, molti operatori sono costretti a lavorare anche 14 ore giornaliere e 17 ore pomeridiane – notturne per sopperire al personale mancante. Dal Novembre 2015 a Dicembre 2015 poi, a Febbraio e a Marzo 2016, viene concessa la cassa integrazione in deroga, avallata anche dalle sigle confederali complici (CGIL, CISL, UIL), colpevoli inoltre di intimidazioni e mobbing nei confronti di lavoratori non allineati alla loro linea sindacale. Nel frattempo si apre la procedura di licenziamento per 20 unità nell’Aprile 2016. Le motivazioni di questa procedura, sono dovute secondo il legale rappresentante, al fatto che, malgrado sia stata chiesta e ottenuta la rimodulazione dei 40 posti letto di RSA, in 20 posti letto di altra tipologia. Ciò non è mai stato attuato, e per questo motivo, dichiara che meno posti letto significano meno entrate ed esuberi per il personale. Questa è la filastrocca che ha sempre raccontato a tutti, e, ad una prima analisi, sembrerebbe anche reale… Sicuramente per i sindacati confederali, suoi sodali, lo è stata, anzi, hanno piegato la testa innanzi a queste ragioni.

A questo punto proponiamo una riflessione: se a Villa Armonia Nuova si provasse a fare la divisione dei moduli come da previsione dei requisiti minimi strutturali delle cliniche psichiatriche, cioè non mischiando su uno stesso piano moduli di diversa natura, probabilmente il numero massimo dei pazienti della struttura sarebbe 74, cioè quelli che da metà Gennaio risultano disponibili alla struttura. E forse solo per questo che le ultime offerte della Regione riguardano solo posti non residenziali e meno profittevoli. Inoltre se i turni fossero stabiliti per modulo, come da Decreto U00383 , ci sarebbero quattro turnazioni diverse e probabilmente, nessun esubero del personale. Nessuno poi parla della Finoro Immobiliare, società controllante della GES.CA.S. Villa Armonia Nuova, verso la quale sono stati trasferiti importi dalla GES.CA.S. stessa per un milione di Euro l’anno, la cui sede legale risulta interna alla clinica nonostante nessuno ne conosca l’operatività imprenditoriale…. Probabilmente inesistente. A questo punto poi, la domanda sorge spontanea, perché i sindacati confederali non l’hanno mai valutato? Questa serie di “capricci” padronali, legati ad un’ottica di tutela del profitto, hanno innescato una falsa crisi ai danni di circa 80 lavoratori che hanno subito e subiscono il ricatto del licenziamento e si vedono sempre più impossibilitati a sostenere le spese di vita quotidiana, per sé stessi e per la loro famiglia. Si rammenta che la suddetta clinica percepisce regolarmente i fondi previsti dalla Regione Lazio, i quali basterebbero a saldare regolare salario e a non attuare nessuna procedura di licenziamenti. Un braccio di ferro insomma, che il padrone ha intrapreso con la Regione, in cui l’arma di ricatto sono i lavoratori. […] I sindacati hanno permesso che venissero violati diritti costituzionali, non hanno controllato i turni, le mansioni, la somma delle ore che i dipendenti sono costretti a fare. Nessuno si è accertato della veridicità dello “stato di crisi” asserito dall’amministrazione [..]

Gli imprenditori si sfregano le mani in questo sistema studiato a garanzia del più forte in cui ci guadagna l’imprenditore, ci guadagna il politico che deve essere riconfermato, mentre l’operatore sanitario che deve prendersi cura delle nostre nonne o dei nostri parenti disabili, è costretto ad ammazzarsi di lavoro sotto pagato e sfruttato con ricatto del licenziamento per mantenere uno standard dignitoso nella cura di questi pazienti.

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