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Fertility Day: quali sono i “cattivi compagni” da abbandonare?

È chiaro ormai che al Ministero della Salute non sono bastate le polemiche sollevate qualche tempo fa dalle locandine promozionali del “Fertility Day”. Gli ultimi opuscoli pubblicati non tardano a sollevare una nuova bufera, a causa di una grafica sulle “buone abitudini da promuovere” contro i “cattivi compagni da abbandonare”, che contrappone una felice famiglia caucasica a un gruppo di ragazzi dalla pelle nera intenti a fumare. Sembra infatti che le proprietà anticoncezionali dovute alla frequentazione di neri che fumano non siano ancora state scientificamente dimostrate!

Scherzi a parte, nella polemica sollevata oggi in pochi dicono la cosa più importante. Con la campagna sul “fertility day” il Governo ha preferito, specie dopo le reazioni di qualche settimana fa, mischiare le carte e buttare tutto nello stesso calderone. Si parla di “fertilità” e di “prevenzione della sterilità” in una campagna inizialmente nata per promuovere le nascite, cioè la natalità, concetto ben differente. Dopo lo scivolone iniziale, al governo conviene creare confusione pur di salvare la faccia. Nell’ultimo opuscolo pubblicato si parla dell’importanza di uno stile di vita sano per prevenire la sterilità, dell’importanza dell’esercizio fisico e di una dieta equilibrata, degli effetti deleteri di alcool e droghe. Tutto giusto, ma nessuno dica che il problema della bassa natalità in Italia è riducibile a un problema di fertilità, tutt’altro!

Se in Italia i giovani fanno pochi figli è a causa dell’insicurezza sociale, della disoccupazione, dell’impossibilità di avere una casa propria, della precarietà tanto sbandierata dal Governo Renzi come “antidoto” alla disoccupazione giovanile (che però continua a crescere). In definitiva, i giovani in Italia non fanno figli a causa dell’assenza di certezze su un futuro stabile. Tutto questo non ha nulla a che vedere con la “sterilità” o l’infertilità, condizioni cliniche e biologiche che derivano da ben altri fattori e che influiscono solo in minima parte sul basso tasso di natalità in Italia. È sui diritti sociali che si deve intervenire se si vuole che le giovani coppie tornino a fare figli: garantire a tutti una casa, un lavoro, diritto alla salute, un’istruzione di qualità e gratuita a partire dagli asili nido, maggiori diritti per le donne lavoratrici, la promozione e la garanzia dei congedi di maternità e paternità, il sostegno concreto ai genitori soli… Ma è difficile che un Governo che riduce il problema a una questione propagandistica, invitando le giovani donne a fare figli prima che scada il tempo, sia realmente interessato a un’inversione di rotta con misure di questo tipo. Una cosa però è certa… Disoccupazione, precarietà, sfruttamento, instabilità sociale: questi sono i “cattivi compagni” da abbandonare se si vuole promuovere la natalità in Italia. Tutto il resto servirà a ben poco.

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