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Il diritto alla salute sempre più negato

*Commissione donne Fgc

Il Sistema Sanitario Nazionale nel nostro paese si sta sfaldando progressivamente. Troppe sono le differenze tra nord e sud Italia: non esiste una omogeneità delle prestazioni offerte e i piccoli ospedali e ambulatori vengono declassati sia nell’organico che nelle prestazioni, portando alla chiusura dei reparti con diminuzione dei posti letto o addirittura alla chiusura completa dei presidi. I piani di prevenzione e salute in alcune Regioni sono completamente inesistenti. All’interno del decreto sulla sanità del ministro Lorenzin, è stato stabilito che alcuni esami specifici potranno essere prescritti dai medici di base solo secondo determinati criteri e limitazioni. Occorre, infatti, che sussista una reale e necessaria condizione per poterli prescrivere; sono previste delle sanzioni per i medici che prescrivono visite ed esami che non sono ritenute dal Ministero come strettamente necessarie. Insomma, solo se si è già affetti da una patologia è possibile procedere con le dovute indagini mediche, che magari servirebbero proprio ad accertare la presenza della patologia: un paradosso.

Il decreto ha inoltre ridefinito i nuovi LEA (livelli essenziali d’assistenza), ovvero tutte le prestazioni sanitarie che vengono garantite al cittadino in maniera gratuita o con una compartecipazione alla spesa, che dovrebbe essere esigua, e con questo di fatto 24 prestazioni diventano a totale carico dei pazienti. Piccoli interventi di chirurgia ambulatoriale come cataratta, tunnel carpale, interventi sul cristallino, cioé patologie che interessano prevalentemente le persone anziane o coloro che fanno lavori usuranti, andranno ad incidere pesantemente in termini di costi su quella fascia della popolazione che ha difficoltà a potersi curare, ovvero i pensionati e i precari. Oltre al danno, la beffa! Da una parte vengono sottratti miliardi di euro di finanziamenti per la sanità pubblica, si potenziano le strutture convenzionate, si costringono i cittadini a rivolgersi a strutture private e si fa in modo che oltre alla fiscalità normale, il costo della spesa sanitaria pubblica ricada sulle tasche dei cittadini. I cosiddetti consultori familiari, che dovrebbero avere un ruolo di supporto alle donne e alle famiglie,in materia di prevenzione alla salute e alla sessualità, assistenza alla gravidanza, si trovano sempre in numero minore. C’è poi il problema degli obiettori di coscienza che invadono strutture ospedaliere e consultori familiari minando alle basi l’universalità del sistema sanitario nazionale. Il tutto si traduce in liste di attese infinite per le prenotazioni di una visita medica, a doversi spostare in altre città per poter trovare una struttura disponibile, mentre chi potrà invece permettersi la sanità privata accorcia i tempi, come conferma l’indagine realizzata lo scorso maggio e giugno dal Centro studi nazionali della Fimmg (la Federazione italiana medici di medicina generale).[1]

Con le nuove modifiche che stanno interessando sia le prestazioni che le prescrizioni di medicinali si sta procedendo verso la completa privatizzazione del sistema sanitario. Le prestazioni in materia di odontoiatria e riabilitazione rimangono di fatto in mano a privati,e accedere a questo tipo di cure risulta molto costoso. È facile dunque supporre che, sempre più persone, soprattutto le più indigenti, siano costrette a rinunciarvi oppure ad andare all’estero per ricevere cure meno costose. Esistono ormai veri e propri “tour operator” che organizzano viaggi verso l’Est Europa per potersi permettere anche le cure più semplici.     

Recentemente sulla Gazzetta Ufficiale del Governo è stato pubblicato un nuovo elenco di farmaci che sono stati riclassificati dalla fascia A, cioè a carico del servizio sanitario nazionale, alla fascia C cioè interamente a carico del cittadino. Riclassificazione dei farmaci di cui sono state avvertite nei fatti solo le farmacie.
Tra questi troviamo le pillole anticoncezionali a basso dosaggio che vengono utilizzate in particolare per sopperire a disfunzioni di tipo ormonale o per la cura dell’acne, oltre che essere utilizzate come anticoncezionali da specifiche fasce della popolazione: tra le altre in particolare studentesse e donne immigrate, perché appunto fino ad ora erogate ad un bassissimo costo (attorno ai 4 euro a confezione). Questi ormoni possono essere anche utilizzati per la cura e la prevenzione di patologie quali i fibromi e l’endometriosi,che se non trattate possono comportare gravi complicazioni. Saranno ora invece non mutuabili e quindi completamente a carico dei cittadini, che pagheranno il costo completo affisso sulla confezione, il tutto come sempre a scapito della parte più debole della popolazione. Le donne degli strati popolari a causa di ostacoli economici, non solo hanno difficoltà a curarsi, ma non hanno neanche la possibilità di avere a disposizione strutture pubbliche, figure specializzate e strumenti farmacologici(come la pillola anticoncezionale) che possano garantirgli assistenza e prevenzione delle malattie legate alla sfera sessuale e ormonale, ma dovranno rinunciare alla contraccezione e alla libera scelta di poter portare avanti o meno una gravidanza.

Le pillole e le varie forme di contraccezione (anello, cerotti, diaframma…) non sono mai state a carico del servizio sanitario nazionale: le donne che scelgono di farne uso sono costrette a spendere anche fino a 20 euro al mese senza alcuno sconto. Ormai l’unica forma di “contraccezione” passata dal servizio sanitario nazionale è l’aborto, che non solo per la donna è pratica assai dolorosa fisicamente, anche emotivamente difficile da affrontare, che dovrebbe infatti rimanere l’ultima scelta possibile. Infatti in questo caso si finisce con lo scontrarsi con le logiche obiettrici che umiliano, colpevolizzano e violentano psicologicamente le donne durante una scelta molto delicata che si trovano, spesso loro malgrado, a dover affrontare. Troppe volte infatti si ricorre all’aborto per cause economiche e sociali che costringono la donna, e la coppia, a compiere questa scelta perché non in grado di provvedere alla sopravvivenza di un figlio nel modo adeguato, con buona pace del ministro Beatrice Lorenzin e della sua campagna per la fertilità che non sembra dare il giusto peso, per usare un eufemismo, alle problematiche che porta la nascita di un figlio in questa società.

[1]      http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/04/sanita-italiani-sempre-piu-costretti-verso-le-cure-private-medici-colpa-delle-liste-dattesa/3074776/

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