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Davvero non c’entra l’obiezione di coscienza?

* Federica Savino, resp. commissione donne FGC

È recente la notizia della morte, avvenuta domenica scorsa in Sicilia, di una giovane donna di trentadue anni: una notizia che dietro di sé non può lasciare altro che rabbia e sconcerto. La donna, incinta di due gemelli, era stata ricoverata all’ospedale Cannizzaro di Catania alla fine di settembre in seguito alla dilatazione dell’utero. Dopo un paio di settimane di ricovero ci sono state della complicanze, la donna ha infatti accusato forti dolori, febbre alta e ha avuto un collasso. Uno dei due feti avrebbe sofferto una crisi respiratoria. Si sarebbe dovuto probabilmente intervenire tempestivamente per accelerare un aborto spontaneo già in corso, cercando di rimediare alla sepsi che minacciava la vita della giovane donna. Ma il medico avrebbe detto ai familiari che “ fino a che il bambino è in vita non intervengo”, invocando l’obiezione di coscienza. In un momento successivo è stata praticata un’ecografia che ha fatto emergere una sofferenza anche dell’altro feto, ma sembra che anche dopo ciò il medico si sia rifiutato di intervenire. Sarà comunque l’autopsia ad accertare le cause della morte.

A grandi linee, più che un caso di obiezione di coscienza, potrebbe anche apparire come una totale omissione di soccorso o una caso di mala sanità dovuta alla poca scrupolosità della decisione presa dal medico (e del reparto) che aveva in carico la donna. Se invece il medico fosse davvero un obiettore di coscienza, per giunta anche mascherato perché non dichiarato nel suo fascicolo come in un primo momento era stato dichiarato, non può che risultare un fatto altrettanto grave. Eppure ai microfoni dei giornalisti il primario dell’ospedale, anche egli obiettore, non ha in alcun modo smentito l’obiezione di coscienza del medico che ha seguito il caso, anzi ha affermato che tutti i 12 medici indagati risultano essere obiettori. Secondo il primario non vi e alcun collegamento tra un reparto di ginecologia con la totalità dei medici obiettori e la tragedia avvenuta, in quanto l’aborto del secondo feto è stato indotto.

La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo plurimo e  il Ministero della Sanità sta ispezionando il caso, pertanto staremo in attesa di sviluppi e di ciò che verrà stabilito alla fine delle indagini. Se dovesse risultare che c’è stata l’obiezione di coscienza di un intero reparto di un ospedale pubblico, addirittura a scapito della vita di una donna, sarebbe l’ennesima e più alta prova che l’obiezione di coscienza va eliminata dal nostro ordinamento. L’articolo 9 della L.194/78 per giunta recita quanto segue: «L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo». Scegliere di lasciare morire una donna in nome di un precetto morale è semplicemente una scelta criminale, oltre che una violazione della legge 194 e di quella che dovrebbe essere la deontologia medica.

Al di là dei risultati delle indagini, resta il dato di un evidente caso di malasanità, in cui una donna entra in ospedale perfettamente sana e muore al suo interno, il tutto in un reparto in cui tutti i medici sono obiettori. Nessuno provi a dire che l’obiezione di coscienza non c’entra nulla.

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