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La nostra lotta contro la UE. Intervento del FGC al festival della SDAJ

Pubblichiamo l’intervento della delegazione del Fronte della Gioventù Comunista al Festival della Gioventù organizzato a Colonia dalla Gioventù Socialista Operaia Tedesca (SDAJ), durante il quale si è tenuto un dibattito sull’Unione Europea e la strategia dei comunisti. Nel confronto sono intervenuti anche il Comac, giovanile del Partito del Lavoro del Belgio, e il Partito Comunista Tedesco (DKP).

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Prima di tutto voglio portarvi il saluto dall’Italia del Fronte della Gioventù Comunista e del Partito Comunista, e ringraziarvi per l’invito al vostro festival e per averci invitato a intervenire a questa iniziativa su un tema così importante come l’Unione Europea.

La risposta alla domanda richiede un ragionamento articolato, ma da subito voglio dirvi in sintesi che il nostro Partito è contro l’Unione Europea, ma non per questo dalla stessa parte del governo Cinque Stelle-Lega che consideriamo un governo antipopolare, contro cui ci battiamo nelle piazze e nei luoghi di studio e di lavoro.

Fin dalla nostra nascita abbiamo posto il tema dell’Unione Europea come determinante. Noi riteniamo l’Unione Europea sia un polo imperialistico costruito sulla base degli interessi del grande capitale monopolistico europeo attraverso una serie di compromessi tra le nazioni che lo compongono. Una alleanza internazionale che schiaccia i lavoratori e le classi popolari, che con le sue regole spinge alla concentrazione dei profitti capitalistici in poche mani, mentre crea disoccupazione, povertà, precarietà sul lavoro, rifugiati e immigrati.

Crediamo che l’Unione Europea non sia riformabile e contrastiamo la posizione di alcuni partiti, e a livello europeo del Partito della Sinistra Europea che al contrario promuovono illusioni sulla riformabilità dell’Unione Europea e scelgono un approccio riformistico nei confronti della UE.

Ci opponiamo a ogni forma di incremento dell’integrazione europea sia in forma economica che militare, e su questo punto in particolare rifiutiamo l’idea sbagliata che la cooperazione militare europea sia positiva in quanto antiamericana. Una teoria errata, che nega peraltro gli interessi comuni di USA e UE che si esprimono nella Nato.

La nostra è ovviamente una posizione di minoranza nella popolazione italiana, e soprattutto è fortemente attaccata a sinistra. Negli anni infatti le forze di sinistra sono divenute le principali sostenitrici dell’Unione Europea lasciando alla destra l’opposizione, che è stata a questo punto portata su un aspetto nazionalistico e spesso apertamente razzista. È molto difficile quindi far comprendere che la nostra opposizione all’Unione Europea parte da ragioni opposte a quelle della destra e arriva a conclusioni altrettanto differenti.

L’Italia è stata a lungo tempo il paese più europeista d’Europa. Oggi che non è possibile negare il carattere antipopolare dell’Unione Europea le forze di sinistra parlano di una contrapposizione tra l’attuale Unione Europea con un mitologico progetto iniziale di integrazione europea che sarebbe stato tradito. È un argomento molto forte in Italia, che è il paese di Altieri Spinelli autore del “Manifesto di Ventotene” ed è utilizzato anche direttamente dai media e settori capitalistici.

Noi tuttavia abbiamo ricordato che nel 1957 quando furono approvati i trattati di Roma che istituivano la CEE, il Partito Comunista fu l’unico partito a votare contro. All’epoca il PCI definì correttamente il mercato comune come strumento nelle mani del capitale monopolistico, denunciandone il carattere antipopolare e la sua irriformabilità. Purtroppo successivamente a partire dagli anni ’70 la teoria dell’eurocomunismo – che è alla base della distruzione del partito comunista italiano e della crisi dei partiti comunisti europei – ha progressivamente accettato la Comunità Europea come terreno da riformare ma da riconoscere e legittimare.

A partire da questo momento progressivamente la sinistra ha accettato l’Unione Europea confondendo l’internazionalismo, con il cosmopolitismo dei capitalisti e non comprendendo che il mercato comune avrebbe schiacciato i diritti dei lavoratori e delle classi popolari europee.

Tra i giovani in particolare tra i giovanissimi è molto radicata l’ideologia europeista.  Noi abbiamo lavorato duramente per contrastare con l’attività militante questa falsa coscienza. Solo nell’ultimo mese prima delle elezioni il FGC ha distribuito 500.000 volantini e 300.000 opuscoli informativi sulla natura dell’Unione Europea invitando i giovani a lottare contro di essa e votare per il Partito Comunista. Abbiamo bloccato iniziative promosse dalla commissione europea e dal Ministero dell’Istruzione nelle scuole in favore della UE, con nostri interventi contrari. Abbiamo spiegato che la “generazione erasmus” è una presa in giro, che non serve a nulla fare l’erasmus se poi nel tuo paese manca il lavoro o sarai precario per tutta la vita.

Abbiamo contrastato l’idea che l’Unione Europea abbia promosso la pace, ricordandone invece le responsabilità nelle guerre in jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria,Ucraina ecc…

Solo per darvi alcuni numeri in questi anni la produzione industriale italiana è diminuita del 25%. Mentre vi parlo in Italia ci sono 300.000 posti di lavoro a rischio per delocalizzazioni e chiusure di aziende perché grazie al mercato comune la produzione viene spostata nei paesi dove è più conveniente il costo del lavoro e le tasse.

Allo stesso tempo abbiamo spiegato perché il governo italiano non è in favore del popolo.

Questo governo rappresenta interessi di grandi settori capitalistici, uniti alla maggioranza della piccola e media borghesia, con un consenso anche tra le masse popolari a causa degli errori e delle mancanze delle forze di sinistra in questi anni.

Questo governo non è realmente contro l’Unione Europea. Alza la voce per ottenere maggiori quote di profitto per i capitalisti italiani, ma almeno in questa fase, la strategia delle classi dominanti italiane è saldamente ancorata all’Unione Europea. Ad esempio questo governo aveva detto che non avrebbe rispettato il tetto del 3% nel rapporto deficit/pil [come saprete l’Italia ha un alto debito pubblico, contratto non per gli interessi del popolo italiano, ma per sovvenzionare i capitalisti] La commissione europea ha bocciato la legge di bilancio italiana che aveva un deficit al 2,4% (quindi inferiore al 3% previsto da Maastricht) e il governo ha accettato di portarlo al 2% richiesto.

Questo tradotto in pratica significa riduzione dei servizi sociali: chiusura di ospedali, peggiore condizione dell’istruzione, meno sostegno alle classi popolari. Il FGC è stato il primo a proporre mobilitazioni contro questo governo. Mentre purtroppo tra i lavoratori non abbiamo ancora la forza di proporre mobilitazioni generali, oltre singoli casi, gli studenti delle scuole superiori lo scorso febbraio hanno marciato in oltre sessanta città del paese con più di 100.000 studenti scesi in piazza contro questo governo e le politiche della UE.

Abbiamo denunciato come il governo italiano nasconde i problemi reali del paese e i responsabili puntando il dito contro gli immigrati. Sappiamo che gli immigrati sono utilizzati e sfruttati dai capitalisti nel nostro paese con salari più bassi e meno diritti, ma questo non è per colpa degli immigrati. Abbiamo denunciato il carattere reazionario di chi lascia morire in mare centinaia di persone, ma non mette fine alla permanenza dell’Italia nella Nato, continua a approvare le spese militari, difende gli interessi imperialisti delle imprese italiane in Africa. Tutte cose che insieme rappresentano le vere cause dell’immigrazione, che il governo italiano a parole dice di voler combattere, ma nei fatti contribuisce a produrre

Abbiamo spiegato in questa campagna elettorale che questo governo non rappresenta i lavoratori e le classi popolari, perché è dalla parte delle grandi imprese. Abbiamo spiegato che il nazionalismo serve a questo, a portare i lavoratori e le classi popolari alla coda degli interessi della propria borghesia nazionale.

Abbiamo detto chiaramente che tra europeismo e nazionalismo esiste una terza possibilità che è il potere ai lavoratori, l’unica vera alternativa. Per noi infatti la rottura con l’Unione Europea non deve essere semplicemente un ritorno al potere dei capitalisti nazionali, ma deve marciare di pari passo alla costruzione di una società socialista.

Questa strada difficile ha però avuto un primo risultato. Oggi il Partito è conosciuto e apprezzato per la sua coerenza, sebbene ci sia ancora molto da fare. Alle elezioni europee abbiamo raddoppiato i voti, prendendone 235.000. Si tratta di un risultato ancora largamente insufficiente ma in un quadro generale di forte debolezza dei comunisti, e di pesante arretramento delle forze di sinistra, per noi è un dato importante e incoraggiante. Che ci da speranza per il futuro e rafforza il nostro lavoro.

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