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The Boys: lo scorcio realista sul mondo dei supereroi

di Andrea Magara

Quando ho visto il trailer di The Boys, la nuova serie di Prime Video, ho subito capito che ci sarebbe stato da divertirsi e che avrei dovuto trovare il modo di vederla, era palese sin dal primo momento che mi sarei ritrovato davanti qualcosa di “anomalo” per quanto riguarda il mondo dei supereroi, e così è stato. La serie è uscita il 26 luglio ed è composta di 8 puntate da un’ora circa ciascuna, ma non è fine a se stessa, Amazon ha infatti già programmato di girare una seconda stagione, di cui ancora non conosciamo la data di uscita.

L’opera è un adattamento del fumetto di Garth Ennis, portato su piccolo schermo da Eric Kripke, creatore di Supernatural, Evan Goldberg e Seth Rogen. Il contesto è relativamente semplice: come sarebbe, realisticamente, il mondo se ci fossero degli individui dotati di superpoteri?

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The Boys risponde a questa domanda, presentando allo spettatore un universo ben diverso da quello che siamo abituati a vedere quando si parla di supereroi, e lo fa in modo violento, irriverente e anche un po’ critico, riuscendo, in un modo tutto suo, a richiamare al Watchemen di Moore e Gibbons (che nel 2009 vide il rispettivo adattamento cinematografico di Snyder). Una delle cose a cui bisogna guardare in un prodotto di questo tipo è la presentazione stessa dei supereroi. Questi sono umani, con tutte le storture che ne conseguono: sete di fama e denaro, perversioni, meschinità, arroganza, fragilità. Dipingere il “lato oscuro” dei Super è una cosa su cui la serie si concentra particolarmente, ed è questo uno degli elementi che pone The Boys in contrapposizione con la stragrande maggioranza delle opere dei supereroi. È una cosa che il Marvel Cinematic Universe (MCU) ha provato a fare in modo estremamente marginale, con Tony Stark ad esempio. Gli stessi supereroi della serie richiamano, senza troppi giri, a quelli dell’universo DC: Patriota è Superman; Queen Maeve, Wonder Woman; A-Train, Flash; Abisso, Aquaman e così via.

ant Questi saranno presentati talvolta come delle vere e proprie caricature delle loro controparti,  strappando delle sincere risate (mi riferisco soprattutto a te, Abisso). L’unica a non rispettare questi “canoni” è Starlight (Erin Moriarty), la nuova arrivata, che risulta essere, invece, effettivamente un’eroina, ancora non corrotta dal potere e con dei principi morali.

Ad affiancare i Super di “serie A”, chiamati “I Sette”, ci saranno altri supereroi che vivono un po’ alla giornata, tra serie Tv e Film di seconda mano, restando costantemente confinati nell’ombra dei Sette. Ma chi gestirebbe in un mondo come il nostro, con un sistema come il nostro, tutti questi Super? La Vought International, una multinazionale che detiene il monopolio dei Supereroi e si occupa di spingerli a tutti i livelli, creando Film, Spot pubblicitari, Reality Show, eventi sportivi, merchandising come vestiti e action figures, ecc..

2-boysLa popolarità è tutto, arriva anche a determinare chi entrerà a far parte dei Sette, o chi dovrà abbandonarli, se subirà un calo nelle tendenze. Così la Vought tiene in piedi la baracca, così tiene al guinzaglio i supereroi, che, ben lontani dall’essere indomiti e invincibili, prendono ordini dai signori “dell’ottantaduesimo piano”, ossia i Manager, quelle figure invisibili che nella serie non compaiono quasi mai, di cui non si conosce spesso i volti, ma che possono permettersi di insabbiare migliaia di omicidi, di smuovere miliardi e tenere sotto scacco il governo e l’FBI. L’obiettivo della multinazionale è chiaro: espandere il Business dei Super all’esercito, e per riuscirci faranno di tutto.

Ma i protagonisti della serie non sono i supereroi, bensì i “The Boys” (nome particolarmente divertente, considerando che richiama al meme con i villains di Spiderman), ossia, un gruppo di uomini senza poteri che hanno un conto aperto con i Super, che, come detto, provocano danni e uccidono persone senza dover mai affrontare le ripercussioni. Il gruppo è composto da Butcher, interpretato da un ottimo Karl Urban, da Hughie, interpreato da Jack Quaid, tristemente famoso per l’odio che ha attiratto su di sé recitando nei panni di Marvel in Hunger Games, ma che sicuramente con questa serie riuscirà a levarsi di dosso; e da Franchie, ML e Female.

Lo scopo del gruppo è semplice: Bisogna “fottere” i Super, per parafrasare Butcher, scoprire cosa ha in mente la Vought e ottenere vendetta.

La serie è un prodotto originale, con un cast di tutto rispetto e una fotografia degna del grande schermo, ed è chiaro che abbia goduto, nella sua realizzazione, di un alto budget, e che, anche in quanto ad effetti speciali, riesce a stare un passo avanti rispetto ad altre serie di supereroi uscite su altre piattaforme. The Boys riesce in tante cose, a far divertire, un po’ cavalcando alcuni classici stereotipi, un po’ sfruttando il politicamente scorretto (altro elemento di netta contrapposizione con altre produzioni del suo genere); riesce ad intrattenere sia con lo sviluppo della storia che con le scene d’azione splatter sul ritmo di Wannabe delle Spice Girls, tanto “amate” da Butcher; ed, infine, riesce anche a far riflettere sulla natura della nostra società e nel nostro sistema economico, che dinnanzi al profitto sacrifica tutto, la dignità, la politica, la verità, le persone. La cosa più inquietante, e allo stesso tempo interessante, è proprio questa: esistono già delle persone, dei padroni di cui non si riconosce il volto, che sono difficili da riconoscere come tali, esistono già reality che spingono determinate persone, elevandole a “VIP”, esistono già multinazionali che destabilizzano paesi, fanno sparire sindacalisti, causano guerre, sfruttano e distruggono il pianeta, mentre con l’altra mano tengono una maschera pirandelliana e cercano di coprire la società con un velo di Maya.

Ci sono, per concludere, delle riflessioni interessanti da fare, entrando più nello specifico. Questa ultima parte contiene spoiler, per cui la lettura è sconsigliata a chi ancora non avesse finito la serie.

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Una delle cose più interessanti è la figura di Patriota (Antony Starr), questi è la rappresentazione dell’America, pompato, con una forza superiore a quella degli altri Super, incredibilmente arrogante, fortemente credente, esteticamente accattivante e parecchio stronzo, perfino il suo nome, John, è sintomatico. Patriota cerca di imporsi in modo borioso e violento, facendo valere la sua forza, un po’ come gli Usa fanno con altri paesi, specialmente del terzo mondo, cercando di imporre il loro modello, spesso violando anche il diritto Internazionale. Il capo dei Super è pronto a tutto pur di difendere gli interessi della Vought, anche a lasciar morire centinaia di persone, bambini inclusi. Il rapporto morboso con la sua referente è quasi un addomesticamento, piuttosto che una relazione sentimentale. Insomma, patriota è asservito in tutto e per tutto alla tutela della multinazionale, arriverà anche a creare dei super Mujaheddin, cosa che, sommata all’attentato, porterà alla realizzazione dell’obiettivo della  Vought. Impossibile non correre con la mente agli anni ‘70-’80, alla creazione della Jihad e alla cospirazione organizzata contro la Repubblica Democratica Afghana, dopo la rivoluzione di Saur, e l’Unione Sovietica, che nel ’78 avevano stipulato un trattato d’amicizia (qui un articolo de La Riscossa sul tema).

A rendere la Vought ancora peggio del previsto è il modo con cui si creano i supereroi, ovvero drogando neonati con il composto V. A questo non ci siamo ancora arrivati, ma se volessimo parlare di introduzione di droghe pesanti in movimenti giovanili e deportazione di bambini (operazione Blue Moon e operazione Peter Pan) potremmo affermare che la mela non è caduta poi così lontana dall’albero.

Un altro caso interessante è lo stesso protagonista, Hugie, cresciuto come fan dei Sette, che teneva in camera pezzi da collezione del merchandising  Vought, fatalmente attratto dal feticcio confezionato ad arte per la massa dalla multinazionale. Hugie, dopo la morte di Robin, inizia a adottare uno sguardo critico, ma ancora inquadrato nei rigidi schemi della società, cerca quindi di procedere per vie legali e poi sembra rassegnarsi. La situazione cambierà solo quando Butcher finirà di stralciare il velo di Maya di cui parlavamo prima e gli proporrà di organizzarsi per combattere attivamente i Super e la Vought.

La conclusione è che, pur parlando di supereroi, il mondo di The Boys non è così lontano dal nostro e che le storture che porterebbero a quanto mostrato nella serie, non solo esistono, ma sono parte del nostro sistema socio-economico. In un modo un po’ romantico, dovremmo essere un po’ tutti parte dei Boys, dovremmo riflettere sulla società attuale, sul capitalismo, sugli effetti che produce in tutto il mondo e sul mondo, dovremmo agitarci e organizzarci, perché anche noi abbiamo un conto aperto con qualche infido personaggio “dell’ottantaduesimo piano”.

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