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Rimettere la politica al centro della discussione

*di Alessandro Fiorucci (Segreteria Nazionale FGC).   Milano, 16 marzo 2020

«Un partito certo può mantenere lo stesso nome e cambiare fondamentalmente non solo la politica, ma la sua strategia e alcuni dei suoi principi fondamentali. Ma non si può pretendere che chi è diventato comunista perché il Partito aveva quegli altri principi segua e accetti tutta la nuova impostazione. Perché molti di noi, non saremmo forse stati comunisti, se il partito avesse avuto la politica fondamentale di oggi» (Pietro Secchia).

Il FGC è nato come organizzazione giovanile comunista indipendente. Ha stretto nel 2017 un patto d’azione con il PC in virtù della condivisione degli orizzonti politici e strategici tra le due organizzazioni espressi con efficacia nel secondo documento congressuale di entrambe le organizzazioni. Ribadiamo anche in questa sede la nostra totale condivisione dei principi espressi in quei documenti, che abbiamo costantemente difeso in questi mesi anche quando ad attaccarli erano proprio membri del Partito.

In questi anni abbiamo dato il nostro massimo contributo alla crescita del PC con l’impegno e la militanza di ogni nostro iscritto. Nel tempo dirigenti del FGC sono diventati dirigenti del Partito, anche nei suoi massimi organi dirigenti, lavorando con impegno al suo radicamento e alla sua crescita.

Da tempo però abbiamo espresso le nostre preoccupazioni rispetto ad un progressivo allontanamento del Partito dalle posizioni espresse nei documenti congressuali che per noi rappresentano la condizione indispensabile per il prosieguo della nostra azione al fianco del PC. Più volte abbiamo comunicato internamente queste preoccupazioni, chiedendo il ripristino della linea politica congressuale, ma abbiamo sempre ricevuto risposte evasive, tendenti a minimizzare le questioni poste o a trattarle come pretestuose. Ai problemi di tipo politico, alle posizioni ambigue si sono aggiunte una serie di pratiche che speravamo di non vedere mai nel Partito che stavamo contribuendo a costruire.

Ci siamo riservati di fare un ultimo tentativo disperato con la dirigenza del PC, chiedendo di fermare queste pratiche ed aprire una sincera e trasparente discussione sulle tematiche da noi poste, rinnovando le nostre richieste di fronte alla scellerata volontà di commissariamento della più grande federazione d’Italia del Partito, per di più in un contesto e con modalità che lasciano basiti. Il nostro ultimo tentativo, per la dirigenza del Partito, non è stato meritevole neanche di risposta, visto come “minaccia” e non come ennesimo tentativo di chiedere internamente il ripristino della linea politica congressuale. Queste spiacevoli condizioni ci hanno spinto alla dolorosa scelta di sospendere il patto d’azione con voto unanime di tutto il CC del FGC e dopo un ampio confronto con tutte le federazioni dell’organizzazione.

Sfortunatamente, dopo questo passo ci siamo trovati di fronte ad un comportamento assai poco responsabile del gruppo dirigente del PC, che invece di rispondere alle questioni poste ha preferito mettere in atto tutte quelle pratiche opportuniste che noi gli criticavamo, cercando di contattare federazioni o singoli e chiedendo di prendere posizione contro le decisioni assunte dall’organizzazione, nel tentativo di romperne l’unità e delegittimarne gli organismi dirigenti. Si sta ancora procedendo con questa pratica, nel tentativo magari di trovare un pugno di firmatari che scrivano una lettera e dare esternamente l’idea che non tutto il FGC è coeso, a fronte di decisioni assunte collegialmente e con la condivisione unanime del gruppo dirigente.

Stigmatizziamo queste pratiche che speravamo fossero seppellite e che colpiscono negativamente tanti giovani militanti, che sono cresciuti con altri principi. Non era questa la reazione che speravamo di ottenere con la sospensione (e non la rottura) del patto d’azione, spingendo il Partito ad una riflessione seria e non a tentativi di tale bassezza.

Ci eravamo riproposti di evitare polemiche, anche per non contribuire ad alimentare diatribe pubbliche che spesso sono scese su livelli non opportuni. È quello che continueremo a fare, limitandoci però a rispondere nel merito nel caso in cui comunicati ufficiali, o dirigenti del PC pubblichino versioni dei fatti non corrispondenti alla realtà. È il caso della nota pubblicata dal compagno Alberto Lombardo e da lì ripubblicata sui profili del SG, sulla pagina ufficiale del Partito con richiesta di diffusione inviata a tutti i militanti attraverso messaggi interni. Purtroppo una lettera del genere non può rimanere senza risposta, né essere lasciata ai commenti sui sociali (che peraltro vengono anche regolarmente cancellat…)

Lungi dal dare risposte nel merito, la nota di Lombardo è l’ennesima invettiva contro la Gioventù. La tesi della nota è che i giovani del FGC siano ostaggio di un gruppo di dirigenti romani che li hanno utilizzati per lo scontro interno al Partito. Oltre ad essere falsa, questa tesi è anche profondamente offensiva per l’intelligenza politica di nostri militanti, che secondo i dirigenti del Partito quindi sarebbero incapaci di pensare con la propria testa e di decidere attraverso i propri organismi dirigenti in modo autonomo. Secondo questa narrazione la c.d. “minoranza” avrebbe minacciato la rottura del patto d’azione per poi praticarla. Quella che voi definite “minoranza” però è l’intero comitato centrale del FGC (composto da trentadue membri, la larga maggioranza dei quali non romani) che ha votato all’unanimità la lettera inviata al Partito in cui si chiedeva il ripristino della linea politica congressuale e ha successivamente votato all’unanimità la sospensione del patto d’azione, avendo registrato esattamente l’inverso.

Nel FGC gli organismi dirigenti hanno sempre operato in modo da assicurare un dibattito interno e una sintesi politica. Non è mai accaduto che una proposta di documento sia uscita immutata dalla discussione. Abbiamo sempre lavorato per apprezzare i contributi dei compagni, tenendone conto e inserendoli nelle posizioni finali, perché pensiamo che questa sia la funzione di un gruppo dirigente. Così è avvenuto anche in questi giorni, a differenza di un Partito in cui gli organismi dirigenti sono chiamati al massimo a ratificare.

Ma torniamo alla lettera. Il compagno Lombardo dice: «Ricordiamocelo: chi vuole attaccare l’ideologia di un partito marxista-leninista per distorcerne la linea, deve passare dalla demonizzazione della sua dirigenza e principalmente del suo leader». Ancora una volta la dirigenza del Partito Comunista resta sorda alle critiche politiche mosse, trincerandosi dietro la logica della difesa contro l’attacco per non rispondere nel merito. Ciò che si chiede infatti è una fiducia acritica, secondo cui il Partito e il suo Segretario hanno sempre ragione, e chi esprime delle critiche è un nemico interno. È proprio grazie a questa incrollabile delega in bianco che nessuno osò criticare la degenerazione in URSS ai tempi di Gorbacev, che la linea revisionista poté farsi a mano a mano strada nel PCI. Ricordiamo sul punto le parole di Secchia sulla fedeltà al Partito che abbiamo citato in apertura. La storia ci ha insegnato a vigilare sulle parole d’ordine e sulle strategie ben più che sulle singole figure. Perché il revisionismo moderno nelle sue forme più infide, non è quello che apertamente rinnega la simbologia, ma che lentamente torce le nostre parole d’ordine su un piano diverso. Passo dopo passo così una linea politica viene cambiata.

Il centro della critica che abbiamo mosso al Partito è di agire ormai su una linea strategica elettoralista, priva di un reale piano di radicamento nella classe operaia e negli strati popolari, di ridurre tutto alla ricerca di un consenso mediatico e social anche a costo di adeguare e torcere le nostre parole d’ordine alla crescente influenza di settori sovranisti e allo slittamento a destra che la società italiana attraversa. Questa strategia è stata giustificata e ritenuta corretta da una parte dei dirigenti del Partito, noi non siamo d’accordo. Il risultato non è stato incrementare il proprio radicamento di classe, ma attirare su basi ideologiche settori nazionalisti che sostengono il Partito non perché si ravvedono sulle proprie posizioni, ma perché le ritrovano nelle dichiarazioni pubbliche dei suoi massimi esponenti. Conquistare consenso abbassandosi alle parole d’ordine della destra non vuol dire far avanzare i rapporti di forza nel Paese, ma rinunciare alla propria funzione di avanguardia. Troppo spesso vi abbiamo scritto per ricordarvi che la nostra critica irriducibile al centrosinistra, al PD e alla sinistra borghese e opportunista non può mai finire per confondersi con un’adesione alle parole d’ordine moraliste e ideologiche della destra, ma è avvenuto l’esatto contrario.

Ora, arrivando ai fatti più recenti, tutti hanno visto quanto vi siano stati elementi intollerabili di contiguità con la destra. Lombardo accusa implicitamente chi ha preso le distanze dalla lettera di Sinagra (ex avvocato di Licio Gelli, capo della P2, candidato in Casapound, ecc..) in sostegno a Rizzo. Avremmo avuto piacere che a farlo fosse stato direttamente il SG di fronte a un personaggio del genere che non solo invitava a votarlo e chiamava a raccolta tutti i fascisti in un fronte comune, ma ha dichiarato anche di conoscerlo e stimarlo. In questi casi non esistono regole di comunicazione: esiste una presa di distanza netta e senza appello, a meno che non si voglia continuare a rimestare nel torbido. Una presa di distanza che è richiesta dalla storia dei comunisti che non possono lasciare nessuno spazio di ambiguità su questo punto. Una volta uscita la presa di distanza di alcuni compagni poi, è vergognoso che siano state messe le questioni sullo stesso piano, sempre nell’ottica dell’“attacco”. Una presa di posizione che la Segreteria Nazionale del FGC aveva chiesto già a dicembre con una comunicazione nella quale si esprimeva una preoccupazione generale per il modo in cui venivano utilizzate le posizioni del Partito nei settori più reazionari della società. In particolare venne allora richiesta una presa di posizione pubblica  per marcare le differenze tra i comunisti e quei settori più reazionari, in difesa delle posizioni politiche del Partito, dopo la pubblicazione di un intervista al SG su “Il Primato Nazionale” (giornale apertamente legato a Casapound) e la condivisione delle affermazioni del SG sul profilo Facebook ufficiale della Lega. Da parte dell’UP abbiamo ricevuto l’ennesimo secco rifiuto ad intavolare una discussione su questo tema, oltre al rifiuto di pubblicare alcuna presa di posizione pubblica del Partito contro la Lega e il giornale di Casapound sull’argomento. Lo scivolamento a destra d’altronde è palese, solo ieri la sezione di Albano Laziale (RM) del Partito esprimeva “vicinanza solidale ai dirigenti di Fratelli D’Italia” per una falce e martello disegnata sulla serranda della loro sede. “Vicinanza solidale”. Vogliamo ammettere che esiste un problema?  Evidentemente no.

Il compagno Lombardo parla di posizioni espresse dal FGC che bypassavano il Partito. La lettera dei compagni del Lazio più esplicitamente afferma «flirtando con posizioni eclettiche a favore di Greta, delle Sardine…» in precedenti posizioni queste posizioni sono state definite trozkiste, anarchiche ecc.. addirittura ipotizzando che fossero parte di una strategia condivisa con altre «organizzazioni posizioni che escono casualmente lo stesso giorno (per esempio, il post sull’indulto fatto lo stesso giorno da PRC, PCL, PaP e Sinistra Anticapitalista». Un attacco di questo tipo mosso per mesi, pubblicamente e internamente, non può lasciare indifferenti i compagni, che ben conoscono come la strategia utilizzata dal FGC sia stata frutto di discussioni interne, posizioni comuni anche a livello internazionale. Lo abbiamo spiegato tante volte lo diciamo anche oggi.

Uno dei compiti principali della gioventù comunista è far avanzare le proprie parole d’ordine e la prospettiva di rovesciamento del sistema capitalistico tra le nuove generazioni. Per farlo bisogna dotarsi di una strategia che parta dall’analisi reale del livello di coscienza di classe tra i giovani e si ponga l’obiettivo di innalzarlo diffondendo le proprie parole d’ordine, intercettando gli elementi più attivi nelle mobilitazioni e portandoli a condividere la nostra prospettiva, anche disvelando le contraddizioni e le menzogne dell’ideologia dominante. Nel dire questo non ci sembra di distaccarci di nulla da ciò che sono i compiti dei comunisti in qualsiasi epoca storica. Come sempre nel valutare la situazione esistono piani differenti: da una parte i giovani delle classi popolari subiscono gli effetti della crisi e delle contraddizioni del capitalismo, dall’altra sono immersi nella propaganda ideologica capitalistica, in tutte le sue forme, che rende impossibile sviluppare autonomamente un’attivazione nella direzione della lotta per l’abbattimento di questo sistema.

Abbiamo verificato che le manifestazioni di Fridays for Future avevano intercettato anche una parte non marginale degli studenti delle classi popolari, scuole di periferia e istituti tecnici. Abbiamo ritenuto che questa parte attiva dei giovani delle classi popolari non potesse essere ignorata e abbiamo predisposto un piano per volantinare, prendere contatti, con le nostre parole d’ordine sulla necessità dell’abbattimento di questo sistema per risolvere la questione ambientale. Abbiamo unito questa azione con articoli, analisi che abbiamo fatto circolare nella gioventù, nelle quali si diceva chiaramente che i giovani non dovevano aspettarsi nulla dai grandi monopoli e dalle classi dominanti. Grazie a questa azione abbiamo preso nuovi contatti nelle scuole, pre-tesserato molti giovani, ai quali altrimenti sarebbe stato più difficile arrivare, abbiamo potuto costruire assemblee nelle scuole sul tema, trovando importanti settori della gioventù propensi ad accettare le nostre parole d’ordine e riconoscere la correttezza della nostra prospettiva. Non è forse questo il compito dei comunisti?

Rimaniamo allibiti di fronte al proseguire di un attacco su una posizione chiarissima, che lungi dall’assecondare l’utilizzo strumentale che i settori capitalistici hanno fatto della mobilitazione di centinaia di migliaia di giovani, ha tentato di strappare giovani a quella narrazione. Per farlo però serve dotarsi di una strategia, non sparare a zero con post su facebook, che al contrario finiscono per sabotare quella strategia.

Stesso dicasi per le Sardine. Oggi si vuole torcere la nostra posizione facendola passare per filo Partito Democratico quando ciò non è assolutamente vero. Anche in questo caso ci siamo posti il problema di diffondere in un contesto di massa le nostre parole d’ordine, strappando una parte dei partecipanti all’operazione del PD. Noi abbiamo sempre riconosciuto che le Sardine fossero un’operazione del PD e proprio per questo pensavamo che fosse dovere dei comunisti impedire una saldatura di massa su un disegno finalizzato a portare voto utile e consenso al PD. D’altronde le federazioni del Partito, volantinando in quelle piazze, hanno fatto esattamente la stessa cosa chiesta e fatta da noi, salvo non permettersi di contraddire internamente le dichiarazioni di chi sparava a zero sui partecipanti a quelle piazze.

 Lavorare per costruire avanzamento delle proprie parole d’ordine in settori di massa dovrebbe essere l’abc per dei comunisti. Ma di certo è più comodo seguire l’idea che essendo tutto insufficiente non meriti un nostro intervento di lavoro, che i comunisti non debbano agire nelle contraddizioni, ma limitarsi a declamare la verità e che le masse li seguiranno per adesione. Lo stesso si applica nei luoghi di lavoro e nei sindacati, dove è sempre tutto criticato perché parziale e insufficiente.

In ogni caso questi interventi sono stati per noi marginali, come posizioni che vengono citate e attaccate. Nell’insieme dell’azione strategia del FGC che è proseguita senza alcuna deviazione di obiettivi, abbiamo inserito lateralmente anche queste vicende. Farle passare per elementi essenziali ignorando invece il lavoro politico svolto dall’organizzazione è semplicemente malafede, prendendo ad esempio elementi marginali per trasformarli in teoria generale. Noi non lo abbiamo mai fatto. Quanto alla concomitanza di uscite vorremo far notare che generalmente prendiamo posizioni quando accadono i fatti. Forse questa evidenza così banale è in grado di spiegare molto meglio di macchinose e infondate dietrologie. Non abbiamo alcun rapporto con altre organizzazioni e il fatto che si ricorra ad insinuazioni di questo livello non è altro che l’ennesima dimostrazione di come si voglia inquinare la discussione con accuse totalmente infondate.

Un’ultima postilla: noi con il PD e i suoi membri, con la sinistra borghese, non abbiamo mai fatto accordi e mai li faremo. Nelle consulte provinciali abbiamo sempre rigettato ogni forma di alleanza di centrosinistra, così anche nelle università. Ma chi oggi ci accusa ingiustamente di voler fare accordi con il PD – cosa che non faremo MAI – sono le stesse persone che per anni sono state in organizzazioni che coalizioni di centrosinistra e Governi nazionali e locali li hanno sostenuti. Prima di accusare, almeno la decenza…

Uno dei punti principali su cui in questo momento si cerca di fare un passo indietro è quello dell’autonomia del FGC sulla quale il Partito pretende di poter avere piena giurisdizione passando sopra le decisioni prese da tutta l’organizzazione con il fine di assoggettare il FGC. Pur riconoscendo il ruolo storico che il partito d’avanguardia della classe operaia deve svolgere nel rovesciamento del sistema economico capitalista nel passaggio rivoluzionario ad una società socialista, rigettiamo con forza questa prospettiva e ribadiamo come l’autonomia del FGC sia una condizione necessaria alla ricostruzione comunista in Italia che ci ha permesso in questi anni di costruire la più forte e radicata organizzazione giovanile comunista del paese.

Veniamo a Roma. La vicenda del commissariamento della Federazione romana non è il centro della nostra critica, ma l’epilogo della vostra volontà di procedere in un modo suicida. Le ragioni della sospensione del patto d’azione sono ben illustrate nei documenti interni inviati agli organismi dirigenti del Partito e nell’unica comunicazione esterna mai fatta dalla nostra organizzazione. In ogni caso procedere con una votazione on line lanciata a mezzanotte in piena emergenza coronavirus, mentre sono impossibili le riunioni, e mentre il Partito dovrebbe essere saldo al suo posto è un indice della degenerazione complessiva dell’ottica del Partito. Al posto degli organismi dirigenti del Partito avremmo fatto un appello a tutti a stare ai propri posti in questo momento delicato, rimandando al congresso i chiarimenti. Le prove portate dalla federazione romana, poi, lasciano pochi dubbi e per noi l’utilizzo di firme di organizzazioni di destra – non di semplici certificatori –  per la presentazione alle elezioni è un problema politico, che si somma a quanto già detto.

Ma soprattutto la vicenda di Roma diventa la goccia che fa traboccare il vaso perché rende chiaro, insieme a segnali già visti, che il congresso nazionale non sarà quel luogo di discussione politica aperta e franca, in grado di costruire una prospettiva strategia di una forza rivoluzionaria, in cui avevamo riposto speranze, ma un posto dove regolare i conti a suon di delegati, commissariamenti preventivi, mancata trasparenza nella distribuzione delle tessere e nelle regole. A questo teatrino vomitevole ci sottraiamo volentieri, lasciando che il Partito discuta al suo interno le proprie vicende.

Infine cari compagni, in tutta Italia – salvo poche felici eccezioni – la Gioventù è sempre stata bersaglio e oggetto di ogni accusa: sabotaggi nelle raccolte di firme, scarsa partecipazione alle attività di partito, attacchi ai dirigenti del FGC per comunicati che riteniamo corretti dal punto di vista politico. Sulle questioni internazionali siamo stati per mesi bersagliati da commenti organizzati da parte di militanti e dirigenti del Partito che andavano contro la linea congressuale del Partito da noi strenuamente difesa.

I nostri compagni conoscono perfettamente tutto questo e sanno bene che di fronte allo sforzo fatto dal FGC per assicurare sempre con lealtà al Partito Comunista la propria  partecipazione e presenza. Quante manifestazioni nazionali avrebbe fatto il Partito senza il contributo militante, organizzativo e persino economico del FGC? Quanti collegi elettorali nelle elezioni politiche e amministrative avrebbero visto mancare il simbolo del Partito senza che i giovani accorressero, spostati da ogni parte d’Italia con propri mezzi e proprie risorse per raccogliere le firme in luoghi dove il Partito conta un numero di iscritti esiguo? Insomma, quello stesso gruppo dirigente che voi aspramente criticate, è quello che ha reso questo Partito qualcosa di potenzialmente diverso, e che oggi voi state distruggendo consapevolmente.

Detto questo la sospensione del patto d’azione non è una rottura. È un modo per porre il PC nella condizione di discutere della propria linea politica, ripristinando le condizioni che hanno portato al patto d’azione.

Non sarà convincendo singoli militanti o pre-tesserati, o addirittura non iscritti, spingendoli a fare post pubblici contro la linea dell’organizzazione, con telefonate o messaggi dall’alto dirette a nostri iscritti e alle nostre iscritte (capitolo che vorremmo non dover aprire per pubblica decenza…) che cambierà la situazione. È il tempo di dimostrare nei fatti, e non con vaghi appelli paternalistici e compassionevoli, un cambio di rotta, nella direzione del ripristino di una condizione di applicazione della linea congressuale che ha permesso il patto d’azione.

Una cosa è certa noi continueremo a andare avanti. A rafforzare la nostra presenza nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari. Lavoreremo con una chiara linea marxista-leninista a livello nazionale e nei nostri rapporti internazionali che restano immutati. Confermeremo con la coerenza e la creatività che ci ha contraddistinto in questi anni che è possibile coniugare la fedeltà ai principi del marxismo-leninismo e la capacità di far avanzare le nostre parole d’ordine in questa società.

Tanto vi dovevamo.

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