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“Stagehands”: i facchini dello spettacolo, vittime invisibili dell’emergenza.

Continuiamo il nostro lavoro di inchiesta tra i lavoratori durante l’emergenza sanitaria: abbiamo intervistato un gruppo di stagehands (più comunemente noti come montapalchi) di Bologna, una delle prime categorie ad essere colpite dalle restrizioni lavorative e probabilmente una delle ultime a riprendere il lavoro, dato che si è già accennato alla volontà di rinviare concerti, spettacoli e fiere direttamente al 2021.

Al momento ai facchini, nonostante siano la categoria più grossa quantitativamente nel mondo dello spettacolo, non viene riconosciuta loro l’appartenenza ai “professionisti dello spettacolo” (come macchinisti, fonici, tecnici luci ecc.) e di conseguenza non sono inclusi nel decreto Cura Italia.

Per prima cosa, quali sono le vostre mansioni e che genere di contratto avete rispetto agli altri lavoratori dello spettacolo?

Siamo facchini e lavoriamo all’allestimento di concerti, grandi eventi pubblici e privati, fiere, congressi e teatri. Siamo assunti con contratto di lavoro intermittente (“a chiamata) e perciò oggi siamo tagliati fuori da qualsiasi tipo di sussidio per l’emergenza che stiamo attraversando e non siamo riconosciuti come lavoratori dello spettacolo.

Formalmente il nostro contratto ci inquadra come addetti al carico e scarico dei ponteggi, ma le nostre mansioni vanno ben oltre. Si inizia dallo scarico dei camion al mattino, in cui più squadre composte da 4/5 facchini sul rimorchio, 3 facchini addetti alla rampa di scarico e altri 10 alla movimentazione delle più svariate attrezzature tecniche danno il via ai lavori. Una volta che tutto il materiale è stato smistato si inizia con l’allestimento. Una squadra di almeno 8/10 facchini affianca gli addetti tecnici alle strutture, iniziando a montare il palco. Nel frattempo un’altra squadra, coordinata da un tecnico, inizia l’assemblaggio delle americane che verranno appese al soffitto, e su cui a loro volta, altre 2 squadre di almeno 4 facchini, una per i tecnici luci ed una per i tecnici video, iniziano a montare i fari e gli schermi. Contemporaneamente, c’è una squadra di almeno 6 facchini che aiuta i tecnici audio a montare l’impianto acustico, altri 4/6 aiutano gli addetti al gruppo elettrogeno a distribuire la corrente, altri 4 aiutano l’allestimento del catering (a cui noi facchini non possiamo accedere) ed almeno altri 4 facchini, sotto un supervisore, svolgono il ruolo di “site” ovvero mantengono il cantiere (perché per legge di cantiere si tratta) in ordine ed in caso di necessità vanno in supporto ad altre squadre.

Quali erano le vostre condizioni prima dell’emergenza sanitaria e quali misure ha preso il governo nei vostri confronti?

Avendo un contratto di lavoro intermittente (a chiamata), e quindi non percependo un fisso, i nostri stipendi variano in base alla quantità di eventi in un mese. Si va dai mesi “caldi” estivi, in cui si lavora 12 ore al giorno quasi tutti i giorni, agli ultimi mesi trascorsi, nei quali alcuni di noi non hanno ricevuto chiamate, oppure talmente poche da non poter assicurare uno stipendio dignitoso.

Nel decreto Cura Italia veniamo esclusi dal bonus 600 euro, perché non rientriamo tra i lavoratori dello spettacolo. La circolare n. 41/2006 dell’INPS riconosce ai lavoratori intermittenti integrazioni salariali solo se il lavoratore ha risposto alla chiamata prima del verificarsi della causa per cui sono state richieste tali integrazioni. Tradotto: non avendo le agibilità per il mese di marzo, cosa praticamente impossibile poiché le chiamate vengono effettuate in tempi strettissimi, non abbiamo diritto alla Cassa Integrazione in deroga.

Come vi state organizzando per far fronte a questa situazione?

Rimaniamo in contatto tra di noi e con altri lavoratori intermittenti. Ci stiamo confrontando con varie realtà sindacali a livello regionale e nazionale. Da pochi giorni abbiamo aperto la pagina Facebook Stagehands Bologna, con la quale cerchiamo di far conoscere le precarie condizioni della nostra categoria, ad un pubblico più ampio che non sia solo quello del settore.

Secondo voi come si evolverà la situazione sia per la categoria dei facchini sia per il mondo dello spettacolo in generale?

Il futuro non è per niente roseo. Si parla di riaperture degli eventi a marzo 2021. Cosi come noi ci saranno tanti altri che non potranno lavorare. Per il rientro auspichiamo che ci siano maggiori tutele a nostro favore, a partire da un inquadramento nel CCNL Spettacolo e dal riconoscimento della figura dello Stagehand, come già avviene in altri Paesi Europei. Abbiamo diritto a lavorare in sicurezza e pretendiamo che il nostro lavoro venga disciplinato con misure ad hoc e non attraverso richiami alle norme in vigore nel comparto dell’edilizia, che poco ha a che vedere con quello che facciamo noi.

Per concludere volete fare un appello ai lavoratori del vostro stesso settore?

Assolutamente, vogliamo metterci in contatto con tutti gli altri facchini d’Italia, siamo il gruppo di lavoratori dello spettacolo più cospicuo. Siamo veramente la spina dorsale dello show business, le fondamenta. E non accettiamo di essere abbandonati a noi stessi in questo momento di emergenza senza alcuna forma nessun sussidio da parte dello Stato. Per questo è fondamentale che ci facciamo sentire da tutte le parti d’Italia. A questo proposito stiamo raccogliendo informazioni, e chiunque abbia voglia di raccontare la propria esperienza può scrivere alla nostra mail stagehandsbologna@gmail.com.

a cura di Luca Pognani

 

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