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«No all’obbligo di fedeltà aziendale». Intervista a Marco Lenzoni, infermiere di Pontremoli

di Duccio Checchi

Sabato 18 Luglio, presso il Circolo Arci Antonio Gramsci di Pisa, si è tenuta un’assemblea riguardo la necessità di dire No all’obbligo di fedeltà aziendale, per garantire una sanità pubblica e accessibile a tutti. Era presente Marco Lenzoni, un infermiere dell’ospedale di Pontremoli (Massa-Carrara) il quale aveva denunciato a mezzo stampa le scarsissime misure di sicurezza per gli nei reparti Covid-19. Ha inoltre denunciato lo stato di abbandono in cui versavano gli anziani RSA Galli-Bonaventuri  di Pontremoli. Per questi motivi la commissione disciplinare dell’USL Toscana Nord Ovest ha avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Secondo l’Azienda sanitaria, Lenzoni avrebbe “creato sfiducia nei confronti dell’Azienda e dei suoi dipendenti” e “creato allarmismo verso la popolazione già provata in un momento di emergenza sanitaria”.

In seguito a ciò sono stati innumerevoli i messaggi e le dimostrazioni di solidarietà che si sono viste in più zone della Toscana. Qui sotto riportiamo l’intervista che ci ha rilasciato dopo l’assemblea.

Questa mattina abbiamo discusso della necessità di dire No all’obbligo di fedeltà aziendale, per portare avanti una forte lotta per una sanità pubblica e accessibile a tutti. Insieme a noi era presente Marco Lenzoni, al quale chiediamo un commento riguardo l’iniziativa.

Sono felicissimo di essere stato invitato perché ritengo importantissimo, specialmente in una città importante come Pisa, che ci sia un lavoro di auto-organizzazione rispetto alle problematiche come quella per il diritto alla salute; uno dei diritti più fondamentali. Se non c’è il diritto alla salute non c’è vita. Sono stato molto contento di partecipare e di dare un contributo. Rispetto alla questione dei vincoli di fedeltà aziendale, come è già stato espresso più volte durante la lotta in mia solidarietà contro i provvedimenti disciplinari che mi hanno richiamato al consiglio di disciplina dall’USL come infermiere, credo siano dei veri e propri bavagli messi ai lavoratori che vanno contro l’articolo 21 della Costituzione che garantisce il diritto di parola e di espressione di tutti, figuriamoci poi per i lavoratori. Io credo che sia un problema di salute pubblica molto grave il fatto che i lavoratori non possano esprimersi pubblicamente, e che non possano denunciare pubblicamente le carenze riguardo la sicurezza e tutte le problematiche che loro affrontano nei luoghi di lavoro. Poi se si pensa ai lavoratori della sanità pubblica e privata, la questione si fa ancora più grave perché impedire il diritto di protestare, denunciare, criticare il sistema sanitario pubblico e privato influisce direttamente sulla salute di tutti i cittadini e non solo sui lavoratori. Negli ultimi 30 anni abbiamo visto la sanità depotenziata, privatizzata e credo che i vincoli di fedeltà aziendale, in tutta questa opera di smantellamento della sanità pubblica, vadano di pari passo perché credo che chi oggi vuole smantellare il diritto alla salute abbia bisogno anche del silenzio dei lavoratori. Quindi oggi lottare contro i vincoli di fedeltà aziendale per i lavoratori, in particolare (parlo da infermiere) per i lavoratori della sanità pubblica, sia una lotta non solo per i diritti dei lavoratori ma per i diritti di tutti i cittadini perché è una lotta per il diritto alla salute. Non ci può essere una sanità pubblica efficiente se ci sono dei lavoratori della sanità con il bavaglio e che non possono parlare.

Detto ciò, ti chiediamo quali devono essere le nostre rivendicazioni per le future mobilitazioni per la sanità?

Noi abbiamo visto che chi ci ha governato negli ultimi 30 anni, sistematicamente ha depotenziato, tagliato e ridotto la sanità pubblica. Le istituzioni, rispetto alla sanità, hanno palesemente e clamorosamente fallito. Mi sembra chiaro che chi governa il nostro Paese non ha alcuna intenzione di lavorare per una sanità pubblica e accessibile a tutti, come garantita dalla Costituzione. Quindi credo che le mobilitazioni dei cittadini, le lotte dei comitati, dei malati e dei lavoratori della sanità siano essenziali. Una sanità decente, in linea con quelle che sono oggi le conoscenze tecniche e scientifiche, che veramente miri non a trarre profitto sulle malattie ma a prevenirle, non ce la potrà dare chi ci ha governato fino ad oggi. Io credo che la sanità adatta ai cittadini sarà quella che i cittadini, con il loro sacrificio e le loro lotte si andranno a conquistare e andranno a imporre a questo sistema del business della sanità. Oggi la sanità è fondamentalmente un business; è un qualcosa per pochi per guadagnare sui problemi della gente. Credo che oggi la sanità dovrebbe puntare a curare le malattie, ma dovrebbe essere un’organizzazione per prevenirle ed evitare che la gente si ammali. Oggi assistiamo al mercato della malattia; un malato oggi è una fonte di guadagno per le ditte private. Quindi credo che la sanità che vogliamo noi, quella di cui abbiamo bisogno ce la dobbiamo costruire e che questa opera di progresso a livello sanitario sia tutta nelle mani dei cittadini e dei lavoratori. Quindi è importantissimo lottare per una sanità adeguata e migliore perché nessuno ce la darà in regalo.

Grazie Marco per il tuo prezioso intervento. Al lavoro e alla lotta.   

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