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Il caos degli scrutatori, pagati meno di 4 euro l’ora

“Sei qui per fare lo scrutatore?” “Ehm… si… mi hanno chiamato…” “D’accordo vieni”. Queste frasi si ripetono più volte all’interno del seggio in Via Carlo Emilio Gadda 80, a Roma. Su 6 presidenti di seggio 4 non si sono presentati e mancano quasi tutti gli scrutatori. È il benvenuto dato a ragazzi che non avevano nemmeno ben capito cosa stessero facendo, chiamati in tutta fretta “per lavorare” da amici e conoscenti per compensare le assenze. La situazione non riguarda solo Roma: in tutta Italia si verificano problemi nella costituzione dei seggi, si rischia di non poter garantire a tutti i cittadini il diritto al voto[i]. Le assenze diffuse ritardano tutte le operazioni, alcuni seggi rimarranno chiusi fino alla mattina del voto per assenza di scrutatori, chiedendo ai cittadini di tornare nel pomeriggio[ii]. I funzionari inviati a sostituire i presidenti, così come gli scrutatori, sono spesso persone alla prima esperienza che svolgono il loro ruolo non senza difficoltà. Nei giorni antecedenti il voto le amministrazioni di Milano e Genova avevano lanciato una campagna social per reperire i lavoratori necessari. Il Comune di Roma per riuscire ad aprire tutti i seggi sarà costretto a precettare 250 agenti della polizia locale. C’è stato chi – esasperato dalla situazione – ha fermato dei ragazzi in strada per portarli a fare gli scrutatori[iii]. Problemi si sono verificati anche dopo, nella fase di centralizzazione dei voti. A Giugliano in Campania poi, i conti non tornano[iv], intere sezioni non hanno conteggiato le preferenze un’irregolarità probabilmente frutto dell’impreparazione degli addetti.

Ma questa situazione caotica da cosa nasce? Era inevitabile? Un articolo datato 8 settembre (12 giorni prima del voto) titolava: “Seggi elettorali a rischio caos: senza regole per la sicurezza potrebbero mancare gli scrutatori”[v]. È solo uno dei tanti articoli usciti sui principali quotidiani nazionali che con largo anticipo mettevano in guardia sulla situazione venutasi a creare. Uno dei motivi che ha causato le innumerevoli assenze è il Coronavirus, molte persone – soprattutto quelle più grandi di età – hanno preferito evitare un lavoro che espone al contatto con moltissime persone. Ma c’è un altro motivo, altrettanto determinante, di cui però non si parla: la retribuzione. Per queste votazioni sono state abbassate notevolmente le retribuzioni, nonostante l’esposizione al rischio Covid avrebbe suggerito al contrario di aumentarle. Uno scrutatore che ha prestato servizio per il referendum riceverà 104 euro[vi] che corrispondono – seguendo i calcoli più ottimisti – a 3,86 euro l’ora[vii]. Un presidente di seggio – colui che ha su di sé tutte le responsabilità del corretto svolgimento delle votazioni – 130 euro. Il compenso sale nel caso in cui si svolgano contemporaneamente più elezioni, ma la differenza non è molta. Si arriva a 170 euro per uno scrutatore che si è dovuto occupare di: referendum, elezioni regionali, elezioni comunali, elezioni circoscrizionali, completando il lavoro solo martedì sera. Alle elezioni precedenti – le europee del maggio 2019 – gli scrutatori ricevettero 96 euro per una sola giornata di voto (Domenica 26 dalle ore 7 alle 23) anche alle politiche del 2018 la paga era più alta (120 euro per una sola scheda).

I disagi verificatisi sono tutt’altro che un’imprevedibile fatalità, da mesi le istituzioni di tutti i livelli sapevano della pandemia, dei disagi connessi al virus, delle preoccupazioni della popolazione. Ma nonostante ciò si è ritenuto giusto abbassare ulteriormente (le già basse) paghe.

Una scelta che non fa che danneggiare quei giovani, ma anche meno giovani, che nel prestare servizio come scrutatore cercano un modo per guadagnarsi qualcosa, specialmente in un momento difficile come quello che stiamo attraversando. Ascoltando le loro voci una domanda sembra essere onnipresente: “che Stato è uno Stato che fa lavorare i propri cittadini per poco più di 3 euro l’ora, con turni massacranti svolti nella disorganizzazione più totale ed esposti al rischio Covid?”. A questo interrogativo ci permettiamo di rispondere: “uno Stato che non è dalla parte dei lavoratori”.

[i] https://www.ilsole24ore.com/art/effetto-covid-elezioni-fuga-presidenti-e-scrutatori-nominati-corti-d-appello-ADY7dQq?refresh_ce=1

[ii]https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/09/20/news/referendum_fuga_degli_scrutatori_a_roma_vigili_precettati_per_aprire_i_seggi-267938406/

[iii] Ivi

[iv] https://internapoli.it/elezioni-giugliano-errori-e-dati-mancanti-partita-aperta-in-poziello-sindaco-e-fratelli-ditalia/

[v] https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/09/08/news/seggi-elettorali-a-rischio-mancano-le-regole-per-la-sicurezza-1.352820

[vi] https://www.corriere.it/elezioni/referendum-2020/notizie/scrutatori-referendum-2020-quanto-guadagnano-come-sono-scelti-quando-possono-rinunciare-9eb8d042-f8d8-11ea-b4b0-f49c5435d3f2.shtml

[vii] La giornata degli scrutatori è iniziata sabato 19 alle ore 16, in quel frangente si è preparato il seggio per le votazioni del giorno successivo (si timbrano e si firmano le schede, si compilano i primi registri, si sigilla l’urna elettorale…) un’operazione che richiede almeno un paio d’ore. La domenica si è votato dalle ore 7 alle ore 23, il lunedì dalle 7 alle 15. Dopodiché si procede allo scrutinio, questa operazione prendendo ad esempio l’ipotesi più veloce ovvero il conteggio di una sola scheda (referendum) e considerando il tempo necessario alla compilazione di tutti i registri dura almeno un ora. Un totale di ventisette ore di lavoro che per uno scrutatore per il referendum (104 euro) corrispondono a 3,86 euro l’ora. Le ore lavorate aumentano per chi ha dovuto attendere ore per la sostituzione di presidenti e scrutatori, per chi ha dovuto misurarsi con ragazzi alla prima esperienza e per chi a fine operazione è dovuto andare a consegnare tutte le schede e i registri assieme ai messi comunali.

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