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Palestinesi, e non solo. Continua la vergogna dei prigionieri politici in Israele

La vicenda del cittadino israeliano Sami Hureini ha riportato nelle cronache italiane la situazione dei prigionieri politici in Israele. Nel caso citato non si tratta appunto di un palestinese, ma di un giovane israeliano, studente e pastore di 23 anni, colpevole di essere esponente di un’organizzazione che si oppone alla colonizzazione ebraica. Il gruppo Youth of Sumud riunisce i giovani dei villaggi a sud della città di Hebron/Al Khalil, e tra le sue azioni principali rientra la creazione del “Campo della Libertà” nel sito del villaggio di Sarura, da cui i residenti sono stati allontanati nel 1999 e che oggi dovrebbe ospitare un insediamento israeliano. Sami Hureini è stato arrestato lo scorso sabato 9 gennaio in Cisgiordania, un fatto che ha ricordato al mondo intero che la repressione dello Stato di Israele colpisce i suoi stessi cittadini che si oppongono alle brutalità della segregazione etnica e dell’espansionismo nei territori occupati. Quello che oggi vive questo ragazzo è quello che vivono ogni giorno da anni migliaia di palestinesi, molti di loro giovanissimi.

La Federazione Sindacale Mondiale (FSM-WFTU) ha lanciato per il mese di gennaio 2021 una campagna di solidarietà internazionalista verso i prigionieri politici palestinesi, in particolare per la liberazione dei bambini detenuti nelle carceri israeliane. Attualmente sono 4.500 i prigionieri palestinesi in Israele, tra essi sono presenti anche anziani, disabili e bambini. «Ogni anno» afferma la WFTU «nella Cisgiordania occupata circa 700 bambini palestinesi sotto i 18 anni vengono processati dai tribunali militari israeliani dopo essere stati arrestati, interrogati e imprigionati dall’esercito israeliano. L’accusa più comune rivolta ai bambini è di aver lanciato pietre contro i soldati, un crimine punibile con 20 anni di detenzione. Dal 2000, più di 12.000 bambini palestinesi sono stati arrestati e oggi più di 300 sono tenuti nelle carceri israeliane, in condizioni intollerabili e nella totale violazione della convenzione internazionale sui diritti del bambino».

La FSM – che rappresenta 105 milioni di lavoratori in tutto il mondo – chiede il rilascio immediato di tutti le persone che non possono sostenere il regime carcerario imposto dalle autorità israeliane: «I loro diritti sono violati dallo Stato israeliano, non c’è tutela della loro salute con un’adeguata assistenza sanitaria e nessuna misura di protezione o vaccinazione contro il Coronavirus durante la pandemia COVID-19. Uniamo i nostri sforzi e le nostre voci, per difendere la libertà e i diritti dei bambini palestinesi, per difendere gli interessi del popolo palestinese, dei lavoratori di tutti i paesi, contro ogni ingiustizia e azione criminale contro i lavoratori e le loro famiglie».

È doveroso ricordare che almeno 470 prigioni politici sono attualmente in regime di detenzione amministrativa. Questa pratica, introdotta durante il mandato coloniale britannico, prevede che una persona venga imprigionata senza accusa e senza processo in base a prove segrete a cui nemmeno l’avvocato del detenuto può aver accesso. Nei fatti si tratta di una forma di tortura psicologica contraria al diritto internazionale e ai diritti umani riconosciuti dalla Quarta Convenzione di Ginevra: essa riconosce il diritto a un processo equo, con la sola eccezione di “motivi imperativi di sicurezza” in contesti di guerra.

Nel 2017 un rapporto (consultabile qui) redatto dagli accademici statunitensi Richard Falk e Virginia Tilley per conto dell’ESCWA (Commissione Economica e Sociale per l’Asia Occidentale dell’ONU) ha sancito che «Israele ha stabilito un regime di apartheid che domina il popolo palestinese nel suo complesso». In Cisgiordania (West Bank) nonostante il formale ritiro dei coloni israeliani nel 2005, continua l’opera di confisca di terreni e colonizzazione delle terre da parte di cittadini israeliani. Secondo Falk e Tilley, «tutti i ministeri statali forniscono supporto per la pianificazione, il finanziamento, la costruzione e la manutenzione» delle colonie, con Tel Aviv che opera tramite «misure adottate per integrare l’economia, la società e la politica degli insediamenti ebraici in quelle di Israele». L’opera di colonizzazione della Cisgiordania vede la propaganda israeliana (fondata sul nazionalismo, l’ideologia sionista e il fondamentalismo religioso) saldarsi attorno agli interessi della borghesia israeliana di espandere i propri affari.

La fine del 2020 e l’inizio del 2021 segnano una nuova pagina per l’ingiustizia quotidiana in Israele. Le vaccinazioni di massa anti-Covid, tanto decantate dai media occidentali, sono rivolte solamente ai cittadini israeliani, in piena conformità al regime di apartheid. L’uso del vaccino è da leggersi come funzionale ai monopoli israeliani, in quanto rivolto verso la maggioranza della popolazione produttiva. A questo si associa la repressione militare contro il popolo palestinese, che colpisce soprattutto attivisti e militanti di realtà che si oppongono all’occupazione.

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