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Roma si tinge di rosso contro il Global Health Summit

Lavoratori, studenti, organizzazioni sindacali e politiche, collettivi e comitati per la sanità pubblica, lavoratori del settore sanità. Migliaia di persone sono scese in piazza ieri a Roma per la manifestazione nazionale contro il Global Health Summit, la riunione in cui i capi di stato e di governo dei più grandi paesi capitalisti del mondo si sono incontrati per celebrare la gestione capitalistica della pandemia.

Il vertice – il cui slogan è «United against Covid-19» – è stato organizzato dalla presidenza italiana del G20 e dalla Commissione Europea. Gli unici due leader presenti fisicamente nella blindata Villa Pamphilj sono, appunto, Mario Draghi e Ursula von der Leyen. In differita, invece, i capi di stato e di governo dei paesi del G20, dell’ONU e di altre organizzazioni internazionali*.

La manifestazione contro il summit è stata costruita in seguito a una serie di assemblee unitarie che hanno rilevato la necessità di scendere in piazza per rilanciare un modello di sanità fondato sul diritto alla salute dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo. Il corteo è stato aperto dai lavoratori e dalle lavoratrici della sanità in sciopero e dai coordinamento per la sanità pubblica.

In piazza anche studenti e larghi strati della gioventù, nello spezzone organizzato dal Fronte della Gioventù Comunista dietro allo striscione che recitava «La vostra gestione della pandemia: milioni di morti per il profitto. Contro il Global Health Summit». In mattinata il FGC, insieme a studenti e giovani lavoratori, era in piazza sotto Montecitorio a fianco dei lavoratori TNT-FedEx e al sindacato SI Cobas, dove lavoratori e studenti sono stati caricati all’improvviso dalle forze dell’ordine.

«Non abbiamo alcuna illusione su questo summit» dichiara Lorenzo Lang, Segretario nazionale del FGC «La gestione capitalistica della pandemia è stata un totale fallimento. Mentre i colossi farmaceutici continuano a fare quel che vogliono, gran parte della popolazione mondiale non può accedere ai vaccini, mentre prima non poteva accedere a cure basilari. Non siamo qui a contestare il vertice: da questa piazza lanciamo un processo di lotta contro la gestione capitalistica della crisi sanitaria ed economica, verso e oltre il G20 di ottobre. Milioni di persone sono ancora escluse dall’accesso ai vaccini, su cui si continua a lucrare. L’emergenza ha dimostrato che le conseguenze delle politiche di attacco alla sanità pubblica vengono pagate soprattutto dalle classi popolari, dai lavoratori che hanno continuato ad ammalarsi andando a lavoro in totale assenza di sicurezza persino nei periodi di lockdown. In piazza ieri c’era la vera opposizione a questo governo: lavoratori, precari, disoccupati, studenti, cioè quelli che vedono quotidianamente la loro voce ridotta al silenzio. Da qui parte il contrattacco».

Non una contestazione, ma un processo di lotta che tiene conto delle prospettive reali che il Global Health Summit vuole portare avanti e che si leggeranno tra le linee della Dichiarazione di Roma che uscirà da esso. L’agenda del G20 affronterà diverse questioni, tutte fondamentali per la ristrutturazione dei processi produttivi dopo la pandemia.

Guardando alla sanità, Mario Draghi, parlando del vertice in corso, aveva sostenuto la necessità di una «stretta e costante collaborazione internazionale per superare l’attuale pandemia e discutere su come evitare che nuove crisi sanitarie possano avere un impatto drammatico in termini di vittime e conseguenze economiche e sociali come quelle che ha avuto il Covid-19». Parole roboanti che, al di là della retorica, confermano la linea intrapresa da tempo: la gestione della pandemia deve essere fatta nell’interesse dei grandi monopoli.

È chiaro che lo scontro inter-imperialistico sta coinvolgendo pienamente la produzione e la distribuzione dei vaccini, con evidenti conseguenze negative per i paesi meno sviluppati. Non solo, la proposta di liberalizzare i brevetti ha visto da una parte la freddezza di paesi che vogliono tutelare i monopoli farmaceutici, si veda la Germania con BioNTech, e il favore di quei paesi che vorrebbero far ripartire a pieno regime le proprie attività produttive, come l’Italia. Non c’è da stupirsi che tale proposta venga formulata dal presidente Biden: gli USA, dopo un periodo in cui la priorità è stata data alla vaccinazione interna (grande promessa della campagna elettorale), hanno ora necessità di contendere a Russia e Cina ampi mercati. Basti pensare che il Brasile di Bolsonaro, alleato di Trump contro Pechino, ha dovuto aprire al vaccino cinese per cercare di tamponare una gestione disastrosa della pandemia.

La sanità, però, è solo uno dei punti di discussione. Questo si legge tra le righe della dichiarazione di Ursula von der Leyen, guida della Commissione Europea, su una cooperazione UE-Africa: «per sviluppare centri di produzione del vaccino contro il Covid-19 in tutta l’Africa che coinvolgerà attori pubblici, privati e i governi dei Paesi del continente». Ancora una volta torna in campo la retorica del “Piano Marshall per l’Africa” a cui il grande capitale europeo ambisce per penetrare con maggiore forza nei mercati africani.

Le intenzioni dei rappresentanti politici del grande capitale mondiale riuniti dal summit di Roma sembrano chiare e guardano oltre il G20 di ottobre. Se il coordinamento e la cooperazione di cui tanto si è parlato lasceranno spazio agli scontri tra interessi economici opposti, sicuramente le classi popolari del pianeta non vedranno alcun vantaggio, se non indiretto, dalle politiche che verranno adottate. Ad esempio, lo stanziamento di vaccini per il continente africano – che ritorna nei discorsi di Draghi, von der Leyen e altri leader – si sposa con i maggiori investimenti che i monopoli di tutto il mondo sono intenzionati a fare in Africa.

Le scelte del G20 troveranno un’opposizione agguerrita da parte delle avanguardie di lotta delle classi popolari. Questo è il messaggio che arriva chiaro dalla piazza di ieri. Questo è il messaggio che risuonerà nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro.

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* Lista completa partecipanti:

Membri G20: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sudafrica, Turchia, Unione Europea (Presidente della Commissione Europea e Presidente del Consiglio europeo).
Paesi invitati al G20: Singapore, Spagna, Paesi Bassi.

Altri paesi: Portogallo (Presidenza del Consiglio europeo), Norvegia (copresidente dell’ACT-Accelerator) e Svizzera.

Organizzazioni internazionali: ONU, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale (FMI), Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE), Unione Africana, Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa (NEPAD), Organizzazione Mondiale per la Salute animale (OIE), Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC), Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO).

Attori sanitari globali: Alleanza Mondiale per i Vaccini e le Immunizzazioni (GAVI), Fondo Mondiale per le Innovazioni in materia di Preparazione alle Epidemie (GEPI).

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