Home / Idee e lotta / In memoria di Victor Jara, chitarrista del popolo

In memoria di Victor Jara, chitarrista del popolo

di Aleandro Orsimari

Il 16 Settembre 1973, tra le torture inflitte dagli uomini di Pinochet, si spegneva Victor Jara, artista e militante del Partito Comunista Cileno. Arrestato nei momenti immediatamente successivi il colpo di stato con cui Pinochet soffocò nel sangue il governo presieduto da Salvador Allende, Jara fu condotto assieme a migliaia di altri studenti e lavoratori allo Stadio Nazionale di Santiago del Cile, trasformato in un vero e proprio campo di concentramento per oppositori politici o presunti tali. Il suo cadavere, ritrovato giorni dopo in mezzo a decine di altri uccisi dai funzionari del nuovo regime, viene descritto ancora oggi dalla moglie (fondatrice della “Fundaciòn Victor Jara”) come il più maltrattato e  massacrato tra i corpi ritrovati. Oltre che sfigurato da decine di tagli e fori di proiettile, le sue dita, con i tipici calli da chitarrista, furono troncate con il calcio di una pistola, punendolo per aver continuato a suonare per i suoi compagni di prigionia. Dopo la morte il governo di Pinochet negò la vendita dei suoi dischi e ordinò la distruzione delle matrici.

Basta questo per dare una idea di quanto gli stessi ufficiali mandanti del suo omicidio avessero a cuore l’estinzione di una voce come quella di Jara, apprezzato da tutti come cantautore e promotore del socialismo, indicato dall’artista come l’unica opzione possibile per raggiungere quel futuro di libertà e giustizia tanto agognato dal popolo cileno. Sia prima che dopo l’elezione di Allende e quindi di “Unidad Popular” (il blocco formato dal Partito Comunista, Socialista e Radicale) Jara dedicò tutto il suo impegno nella militanza politica e nella musica, non separando mai questi due aspetti. Jara smentisce sia con le parole che con i fatti l’idea oggi dominante de “l’artista apolitico”, dando valore al ruolo dell’artista come “creatore” per eccellenza:

“La responsabilità di essere interprete dell’uomo, della sua vita, mi fa pensare a quanto sia insondabile il soggetto umano. Si gioca molto con la parola artista. È stato commercializzato. Per me un artista è il vero creatore e quindi è, nella sua essenza, un rivoluzionario. L’arte non è patrimonio dei commessi, ma l’impegno ti fa vedere molto più profondamente quali sono le radici del nostro male.”

È impossibile non riconoscere la medesima concezione dell’arte espressa da Majakovskij: l’arte non è da intendere come un semplice specchio per riflettere il mondo e fornire una copia della realtà, ma come un martello per scolpire un mondo nuovo. E questo martello deve essere nelle mani di ogni lavoratore, di ogni studente e di ogni disoccupato come un’arma rivoluzionaria per abbattere il sistema capitalista e mettere in atto la costruzione di una società migliore.

Le canzoni di Jara forniscono le idee alla base del movimento della “Nueva Canciòn Chilena”, ovvero dell’uso della musica come arma di lotta sociale. Sono testi di appello allo scontro di classe, come “Plegaria a un labrador” che anziché rivolgere una preghiera ad una forza metafisica  come Dio, la rivolge alla classe operaia e ai contadini, invitandoli a liberare la Terra dall’oppressione con la loro forza rivoluzionaria; o dediche al valore di compagni come “Che” Guevara e Ho Chi Minh (“Zamba del Che” e “El Derecho de Vivir en Paz”). Non manca l’ispirazione dai canti dei popoli amerindi, la cui salvaguardia dall’imperialismo deve essere a cuore di ogni rivoluzionario.

Meno menzionata ma certo non meno importante è l’esperienza cinematografica di Jara, il cui valore fu riconosciuto anche da figure  come il poeta premio Nobel Pablo Neruda, anch’egli membro del Partico Comunista Cileno scomparso nei giorni immediatamente successivi il colpo di stato, il quale invitava Jara a dirigere un ciclo di programmi contro il fascismo e la guerra, grato per l’omaggio a lui dedicato in occasione del Nobel.

Dopo la vittoria di “Unitad Popular” iniziò un periodo di blocco artistico per tutti gli esponenti della Nueva Canciòn Chilena, poiché il governo popolare per cui lottavano con i loro canti era stato finalmente raggiunto.

“Dopo aver protestato e denunciato tanto a lungo, ritrovarsi con qualcosa di reale da celebrare e un così gran numero di compiti costruttivi da realizzare era in un certo senso sconcertante.”

Ma per Jara fu un blocco che durò poco dedicandosi a canzoni come “Abre la ventana” (Apri la finestra), ispirato dalla fine dell’oppressione e la nascita del governo popolare. Entusiasta come gli altri artisti per questo nuovo periodo di luce raggiunto, è consapevole che gli strumenti finalmente nelle mani dei lavoratori dovranno essere usati con più impegno di prima e si dedica attivamente alla costruzione del nuovo Cile promuovendo la cultura e il lavoro del Partito Comunista. Fino al giorno del colpo di stato non smetterà di lavorare per il popolo cileno impegnandosi a diffondere quella luce non solo in patria ma anche negli altri paesi. Una luce che fu soffocata dal capitale nella sua forma più oppressiva, il fascismo di cui Pinochet si fece interprete.

I canti del compagno Victor Jara non cesseranno mai di essere armi nelle nostre mani da creatori, rivoluzionari, indirizzate nella finale conquista dell’avvenire, del socialismo e dell’emancipazione per tutta l’umanità.

Commenti Facebook

About Redazione Senza Tregua

Giornale ufficiale del Fronte della Gioventù Comunista

Check Also

Sui recenti sviluppi in Afghanistan

di Ivan Boine, Raffaele Timperi e Simon Vial Nelle ultime settimane la situazione in Afghanistan …