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Sciopero generale in Grecia. Migliaia di lavoratori invadono le strade di Atene

Migliaia di lavoratori greci sono scesi oggi in corteo per le vie di Atene, aderendo in massa alla giornata di sciopero generale indetta dal PAME per tutte le categorie del lavoro, bloccando per 24 ore merci e produzione. Tra le rivendicazioni principali della piattaforma troviamo la riduzione dell’orario lavorativo, la tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro e la richiesta di un aumento salariale generalizzato, per sopperire alla galoppante inflazione che ha interessato il paese negli ultimi mesi.

Alcuni scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno ulteriormente scombussolato le attività quotidiane nel centro di Atene e in particolare nella zona adiacente al parlamento ellenico.

Il contesto in cui si inserisce lo sciopero è quello di un’economia greca sta crescendo rapidamente rispetto a molte altre concorrenti europee, in particolare grazie al ritorno del turismo di massa dopo il periodo di parziali chiusure dovute alla situazione pandemica. Ciò nonostante, l’inflazione ha raggiunto oramai il picco del 12%, una cifra record per gli ultimi tre decenni, il prezzo del gas è più che triplicato (+332%), così come i prezzi dei beni di consumo di prima necessità, sempre più inaccessibili. In particolare è la gioventù greca che sta vedendo il proprio potere d’acquisto ridursi sempre più, con la stragrande maggioranza dei giovani ellenici che non riesce a pagare il proprio affitto e più in generale fatica ad arrivare a fine mese.

Manifestazione organizzata ad Atene per lo sciopero generale
Manifestazione organizzata ad Atene per lo sciopero generale

 

Lo sciopero generale è stato frutto di un percorso di costruzione che ha avuto luogo nelle scorse settimane, attraverso manifestazioni e scioperi settoriali, che hanno visto coinvolte varie realtà e numerose sigle sindacali intorno a parole d’ordine e rivendicazioni di classe condivise. Primo tra tutti lo sciopero del Porto del Pireo del 25\10, che per livello di coinvolgimento e conflittualità ha rappresentato uno dei momenti più significativi per i lavoratori di un settore strategico come quello dei portuali dello snodo ellenico.

La giornata di oggi rappresenta uno dei segnali più significativi che arrivano dalla classe lavoratrice in risposta alla fase attuale e si inserisce in una lunga lista di mobilitazioni di massa, scioperi e iniziative di lotta, nate negli ultimi mesi in tutta Europa contro la guerra imperialista e l’acuirsi della crisi economica, che sta gravando sempre di più sulle spalle dei proletari di ogni paese. Recentemente, infatti, paesi quali Francia e Gran Bretagna sono stati interessati da imponenti scioperi, ma anche Germania e Spagna hanno visto un discreto livello di mobilitazione. In tutti questi casi i sindacati più conflittuali sono scesi in piazza per rivendicare migliori condizioni salariali e lavorative, soprattutto in vista dei recenti picchi inflazionistici e dell’esplosione del carovita, entrambi elementi saldamente correlati alla guerra in Ucraina, i relativi conflitti commerciali e le misure dei rispettivi governi volte a sostenere lo sforzo bellico e il conflitto inter-imperialista in atto. Proprio riguardo a quest’ultimo punto, il messaggio lanciato è stato chiaro: denunciare la guerra in Ucraina come un conflitto imperialista vuol dire anche costruire un’opposizione contro la sua prosecuzione sul piano della lotta di classe. Il carovita, i turni di lavoro insostenibili, l’aumento della repressione e la guerra sono temi che si rivelano inscindibilmente legati poiché prodotti dallo stesso sistema sociale e produttivo; questo i lavoratori greci l’hanno ribadito più volte, dimostrando ancora oggi che solo attraverso l’unione delle lotte su un piano classista è possibile organizzare il contrattacco.

Un ventaglio di questioni che accomunano la condizione di milioni di lavoratori e degli strati popolari di tutta Europa, poiché è trasversale a tutti i paesi la spirale inflazionistica, così come sono sostanzialmente comuni le scellerate scelte dei rispettivi governanti nel fomentare lo scontro in Ucraina, investendo miliardi per mandare armi al fronte, sostenendo politiche belliciste e guerrafondaie. In questo non siamo certo stupiti nel constatare una chiara linea di continuità tra il neonato Governo Meloni e i precedenti governi tecnici, di centro-sinistra e centro-destra, nel sostenere il proprio posizionamento filo-atlantista e ribadire il sostegno dell’Italia agli indirizzi della Nato e dell’UE.

Se le problematiche che oggi gravano sugli strati popolari trovano parte della loro natura su come si spartiscono poteri e profitti i padroni su un piano internazionale, allora è proprio sul piano dell’internazionalismo che si devono sviluppare le lotte che la classe lavoratrice deve portare avanti per porre fine a questa situazione. Non a caso l’ondata di malcontento popolare e di scioperi sta ripetutamente attraversando più paesi europei simultaneamente, come si osservava poc’anzi. In questo senso deve essere massima la solidarietà internazionalista tra lavoratori, che in ogni paese lottano per porre fine alle condizioni che creano la precarietà e lo sfruttamento, la disoccupazione e il carovita, le politiche guerrafondaie e reazionarie dei propri governi.

 

azione di solidarietà degli studenti del FGC allo sciopero generale in Grecia
Azione di solidarietà degli studenti del FGC allo sciopero generale in Grecia

 

Un forte messaggio, in questa direzione, deriva sia dalle numerose azioni che si sono svolte in Italia da parte di studenti e lavoratori, volte a dimostrare la propria solidarietà alla lotta della classe operaia greca, sia dagli interventi tenuti oggi dalle varie sigle sindacali durante la manifestazione per lo sciopero generale, che a più riprese hanno ribadito il sostegno ai lavoratori dei molti paesi europei in lotta e rilanciato la data di sciopero del 2 dicembre, giorno in cui anche i lavoratori italiani si troveranno ad incrociare le braccia per gli stessi motivi.

Così si è espresso oggi Markos Bekri, responsabile sindacale dei lavoratori del Porto del Pireo:

“Non siamo soli in questa lotta. I lavoratori del Belgio sono oggi in uno sciopero nazionale, rivendicando salari più alti per fare fronte ai crescenti costi della vita. In Francia, è prevista una partecipazione di massa di lavoratori al prossimo sciopero nazionale, che si terrà giovedì 10 novembre. Migliaia di persone si sono radunate la scorsa domenica nel centro di Londra, per una manifestazione contro il carovita, chiedendo aumenti salariali e l’abrogazione delle leggi anti-sindacali. In Italia, infine, i lavoratori scenderanno in sciopero generale il 2 dicembre. Un’ondata di lotte si sta espandendo ovunque, ma dobbiamo tenere bene in mente l’esperienza del passato, ricordandoci di non farci abbindolare dalle false promesse dei governi e ricordando che solo il popolo può salvare il popolo”.


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