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Torino, oggi universitari in corteo contro i rincari delle mense

Gli universitari torinesi tornano oggi in piazza contro i rincari delle mense universitarie. Il 9 novembre, infatti, gli studenti dell’Università degli Studi di Torino hanno occupato la mensa Principe Amedeo, una delle mense gestite dall’Ente regionale per il diritto allo studio universitario (Edisu), contro i rincari che dovrebbero entrare in vigore a breve. L’occupazione arriva dopo settimane di mobilitazione contro il piano di aumento dei prezzi dei pasti nelle mense universitarie – si parla di rincari del 40% – un piano deciso in via unilaterale dalla Giunta regionale di centro-destra, guidata da Alberto Cirio (Forza Italia), e dal Consiglio d’amministrazione di Edisu, presieduto da Alessandro Sciretti (Lega).

Torino, 9 novembre, mensa Principe Amedeo occupata
Torino, 9 novembre, mensa Principe Amedeo occupata

Nonostante il piano non sia ancora in vigore, fin dall’inizio di ottobre la mobilitazione studentesca ha presidiato due riunioni della Giunta regionale, organizzato assemblee nelle diverse residenze e mense universitarie, tutto per esprimere la contrarietà degli studenti, dei loro collettivi e organizzazioni al nuovo piano, mai discusso neanche nell’Assemblea regionale per il diritto allo studio universitario (Ardisu). Di fronte all’opposizione frontale della Regione Piemonte e di Edisu al confronto, e in risposta al voto in favore dei rincari da parte del Comitato regionale di controllo (Coreco), gli studenti hanno occupato la mensa Principe Amedeo, la più vicina alla sede universitaria di Palazzo Nuovo.

Infatti, la Giunta regionale, per voce di Elena Chiorino (Fratelli d’Italia) – a capo dell’Assessorato all’Istruzione, al Lavoro, alla Formazione professionale e al Diritto allo Studio universitario – ha duramente attaccato le posizioni degli studenti. L’assessora, in una lettera pubblica, ha dichiarato che «Non si vive di solo “dirittismo”», cercando di costruire una surreale contrapposizione fra gli studenti in piazza, da una parte, e chi lavorando e pagando le tasse finanzia gli organi preposti a tutelare il diritto allo studio, dall’altra. Tutto questo senza considerare che in piazza c’erano studenti-lavoratori, studenti che percepiscono una borsa di studio che da sola non permette né di vivere né di studiare, persone che cercano qualsiasi lavoretto per avere soldi in più da investire nelle spese accademiche e nelle normali spese quotidiane. Studenti, quindi, che provengono dalle classi popolari, quegli strati della popolazione che più sono stati colpiti dalla crisi economica accelerata dalla pandemia e dagli attuali rincari, e che da 30 anni subiscono gli effetti più nefasti dell’autonomia universitaria, vivendo sulla loro pelle l’espulsione progressiva dai più alti gradi dell’istruzione superiore a causa delle sempre maggiori barriere economiche.

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Le parole di Chiorino non sono casuali. La retorica utilizzata, che vuole dipingere chi lotta per i propri diritti come “scansafatiche viziato”, è strettamente legata al tentativo sempre maggiore da parte delle istituzioni di scaricare i costi della crisi sulle spalle della classe lavoratrice e degli strati popolari. Non a caso, è dallo scoppio della pandemia che governi di ogni orientamento politico fanno appelli alla “responsabilità”, ai “sacrifici da fare” in nome di una supposta e fantasiosa “unità nazionale” di fronte all’ennesima crisi di sistema. La Giunta regionale piemontese sta solo ribadendo questa posizione, forte del sostegno del nuovo governo di destra che esprime due figure a capo del Ministero dell’Istruzione e del Merito (nuova denominazione non casuale) e del Ministero dell’Università e della Ricerca, rispettivamente Valditara e Bernini, che già si sono espresse a favore di una maggiore aziendalizzazione del mondo dell’istruzione.

La risposta degli studenti alla lettera della Giunta regionale
La risposta degli studenti alla lettera della Giunta regionale

Direttamente dall’occupazione della mensa Principe Amedeo gli studenti hanno smontato la versione della Regione, volta a nascondere la natura politica della protesta e a criminalizzare la lotta studentesca, parlando di interruzione di pubblico servizio. Infatti, come hanno dichiarato gli studenti al TGR Piemonte, l’approvazione degli aumenti da parte del Coreco «è l’ultimo passaggio prima dell’effettiva messa in pratica dei rincari, già nei programmi del presidente di Edisu Sciretti da diversi anni e che hanno visto nella scusa dell’attuale crisi il movente perfetto per giustificare un atto di pura speculazione».

Post su Facebook dell'assessora Chiorino dopo l'occupazione
Post su Facebook dell’assessora Chiorino dopo l’occupazione

Altrettanto chiaramente vengono rispedite al mittente le accuse di interruzione di pubblico servizio, ribadite nell’ennesimo attacco via social da parte dell’assessora Chiorino alla protesta. «La distribuzione dei pasti ha funzionato regolarmente – spiegano gli studenti – annullando le minacce della ditta appaltatrice del servizio verso i lavoratori e mettendo a tacere tutte le favole raccontate dalla Giunta». E sui “privilegi”, che secondo Chiorino gli studenti starebbero difendendo, il FGC non usa mezzi termini: «Di quale privilegio parla l’assessora? Del privilegio di non potersi permettere gli studi tra aumento degli affitti, delle utenze, delle tasse, dei libri, dei trasporti e ora anche delle mense? Di riuscire a farlo solo a costo di essere obbligati a lavorare, togliendo tempo ed energia allo studio, o chiedere enormi sacrifici alle proprie famiglie già piegate dalla crisi?». Appare chiaro quale modello di università stia difendendo la Giunta regionale, con un silenzio malcelato delle opposizioni, un modello in cui chi proviene dalle fasce popolari accede sempre meno all’istruzione accademica.

Assemblea alla mensa Principe Amedeo occupata
Assemblea alla mensa Principe Amedeo occupata

Dopo l’occupazione dell’Università di Cagliari e quella della Sapienza di Roma, l’occupazione della mensa Principe Amedeo di Torino testimonia che anche negli atenei si sta muovendo qualcosa. Sicuramente non si può ancora parlare di un movimento studentesco di massa, ma è altrettanto vero che queste lotte hanno già posto dei punti fermi: la sicurezza edilizia degli atenei, più attuale che mai di fronte all’ennesimo terremoto nel centro Italia; il rispetto degli spazi di agibilità democratica e l’opposizione all’ingresso di forze dell’ordine in università; la lotta contro i rincari, tanto delle mense, quanto dei trasporti, degli affitti e del materiale didattico. Sulla base di questi punti si può già discutere per qualcosa di concreto: il 18 novembre c’è la mobilitazione studentesca nazionale, il 2 dicembre lo sciopero generale contro guerra, carovita e repressione, con manifestazione nazionale l’indomani a Roma. L’opportunità è reale e gli studenti universitari non possono mancare a questi appuntamenti: l’obiettivo, ora, deve essere di estendere questi focolai di lotta e generalizzare un clima di agitazione anche all’interno degli atenei. La sfida è stata lanciata, ora si tratta di percorrere questa strada.

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