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Il movimento studentesco torna in piazza. L’opposizione al nuovo governo è solo all’inizio

Sono decine di migliaia gli studenti che nella giornata di ieri sono scesi in piazza a manifestare contro il Governo Meloni, la guerra imperialista, il carovita e l’attuale modello d’istruzione classista. Roma, Milano, Torino, Catania e molte altre città, hanno visto sfilare studenti e studentesse dietro lo slogan “No Governo Meloni, No scuola dei padroni”, proposto dall’appello nazionale alla mobilitazione del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che da anni si trova in prima linea nell’organizzare le lotte del movimento studentesco.

La giornata di ieri ci dimostra che la recente vittoria elettorale della destra non ha lasciato indifferenti tutti quegli studenti che, a cavallo tra gennaio e febbraio, si erano già mobilitati per le morti di Lorenzo Parelli (18 anni) e Giuseppe Lenoci (16 anni), uccisi per il profitto padronale durante progetti di alternanza scuola-lavoro. Non solo perché quello guidato da Giorgia Meloni è uno dei governi più apertamente reazionari della storia dell’Italia repubblicana -sostenuto da una maggioranza che annovera fra le sue fila storici sostenitori della politica del manganello contro studenti e lavoratori che lottano- ma soprattutto perché l’attuale esecutivo ha già dimostrato la volontà di porsi come il miglior garante per gli interessi e le esigenze del grande capitale italiano.

striscione-di-testa

Infatti, dalle piazze studentesche di tutto il paese, è emersa con forza la consapevolezza che le nuove denominazioni dei ministeri – “Sovranità alimentare”, “Made in Italy”, “Istruzione e Merito”, “Politiche del mare” – non si riducono ad essere delle semplici scelte lessicali, ma esprimono chiaramente l’orientamento del nuovo esecutivo: fare tutto il possibile per continuare a tutelare, sul piano interno ed estero banche e imprese, proseguendo le politiche di Draghi, per scaricare i costi della crisi economica esacerbata dalla guerra sugli strati popolari. La forte presa di posizione nei confronti del nuovo governo non implica né lascia sottendere in alcun modo che gli studenti vedano nelle forze d’opposizione in Parlamento un credibile referente politico, anzi. I partiti di destra e centro-destra hanno sostenuto (anche quando erano all’opposizione, come nel governo Conte bis e Draghi) tanto la Buona Scuola, quanto tutte le politiche antipopolari portate avanti dal centro-sinistra e dai Cinque Stelle negli ultimi anni.

La continuità è un fatto evidente. Mentre il governo sceglie di sprecarsi in prove di forza per atti di sola propaganda, come nel caso degli immigrati a Catania, non è ancora arrivata nessuna presa di posizione netta su un tema reale come quello della sicurezza nei luoghi di lavoro. Eppure gli incidenti in ambito lavorativo e le “morti bianche” hanno raggiunto delle cifre agghiaccianti. Questo è un tema che non tocca solo i lavoratori, ma coinvolge in maniera diretta anche gli studenti, costretti da chi ha reso obbligatori i percorsi di PCTO (si veda PD) a prestare manodopera totalmente gratuita e senza nessuna tutela negli stessi luoghi lavorativi in cui ormai si registrano 3 morti al giorno.

schiavi


La battaglia contro l’alternanza rimane un punto cruciale su cui il movimento studentesco non è disposto a transigere. Nonostante l’anno scolastico si sia aperto con la morte di Giuliano De Seta -terzo studente in un anno ad essere ucciso in fabbrica mentre acquisiva “Competenze trasversali” e si “Orientava” al lavoro, come gli piace definirlo- continuano a non essere fornite risposte risolutive in merito e l’attuale Governo ha già dichiarato di non voler rivedere le linee guida per i PCTO, limitandosi a fare un generico appello al rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro. In sintesi: gli studenti rimarranno manodopera gratuita e senza tutele e continueranno ad essere svenduti dalle dirigenze scolastiche alle imprese del territorio, pronte a finanziare gli istituti. Per la sicurezza? Si rimanda tutto alla normativa già presente, nei fatti inapplicata dalle aziende, che nella maggior parte dei casi hanno terreno libero per fare il bello e il cattivo tempo, a fronte di una situazione in cui gli Ispettorati del lavoro sono in un numero totalmente insufficiente rispetto a quelle che sarebbero le reali necessità.

strage


L’altro grande tema che ha caratterizzato la mobilitazione di ieri è stata la contrarietà alla guerra, posta dagli studenti in stretta connessione alla lotta contro il carovita e per il rifinanziamento dell’istruzione pubblica. Mentre i costi per avere accesso allo studio crescono sempre di più, fino a raggiungere cifre da esclusione sociale, e aumentano i tassi di abbandono scolastico, il nuovo Governo ha già confermato l’aumento delle spese militari voluto da Draghi e il coinvolgimento dell’Italia a sostegno del conflitto in Ucraina.

«Vogliamo che il governo stanzi fondi per la scuola pubblica non per la guerra» è l’appello che ha unito le proteste degli studenti in tutta Italia; un dato importante, che conferma la natura politica dell’opposizione studentesca al Governo Meloni e alle misure belliciste di cui si è resa promotrice la classe politica italiana. Un dato che assume maggiore importanza nel momento in cui, in maniera trasversale, dopo il missile ucraino che ha colpito un villaggio rurale in Polonia, i maggiori esponenti della politica parlamentare, da Meloni a Letta passando per Calenda, non hanno mostrato esitazione alcuna a soffiare sui venti dell’interventismo NATO.

guerra


Proprio sui temi dell’opposizione alla guerra e al carovita, sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e del rifinanziamento dei settori pubblici come scuola e sanità, gli studenti hanno lanciato la parola d’ordine dell’unità con i lavoratori, in sostegno allo sciopero generale proclamato per il 2 dicembre dal sindacalismo di base e alla manifestazione nazionale del 3 dicembre a Roma, organizzata da sindacati e organizzazioni politiche di classe, in continuità con il percorso lanciato dalle date di Bologna (22 ottobre) e Napoli (5 novembre). Il sostegno allo sciopero da parte degli studenti va in una direzione ben precisa: creare legami sempre più forti tra i settori più combattivi del paese, per creare una reale opposizione di classe al governo dei padroni e al loro modello di istruzione, in un momento in cui la repressione si fa sempre più dura, come dimostra il “decreto anti-rave” prodotto dal Ministro dell’Interno Piantedosi.

2-dicembre


Il 18 novembre ha segnato un momento chiave nel lanciare un chiaro primo messaggio al nuovo Governo: il movimento studentesco esiste. Esiste sia come forza di piazza, che negli ultimi anni ha dimostrato di avere una capacità di mobilitazione reale tra gli studenti, sia come forza che vuole contribuire attivamente alla costruzione di un’opposizione di classe al processo di ristrutturazione che il capitale sta attuando, giustificandolo come una necessità di fronte all’attuale situazione di crisi e guerra.

Nell’attuale contesto, che vede da anni l’intensificazione di misure repressive contro chi lotta, come gli studenti hanno sperimentato il febbraio scorso, è necessario però tendere ad un salto di qualità complessivo, con l’obiettivo di costruire una risposta organizzata a partire dai luoghi di studio e di lavoro, passando per i quartieri periferici e le località di provincia. Non solo un fronte di resistenza, ma un soggetto politico in grado di rappresentare tutti gli sfruttati e di farsi strumento reale di lotta.

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