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Amnistia: una battaglia giusta.

Da Redazione

Anni di contrapposizione tra berlusconiani e antiberlusconiani, rischiano ormai di fare leggere tutto alla luce di questo scontro. Come se esistesse una lente permanente che distorce la realtà e punta immediatamente a vedere i destini di un uomo in ogni situazione. Comprendiamo il rischio, ma non riteniamo che il tema dell’amnistia, della condizione delle carceri, possa essere ridotto a questa retorica, distogliendo così l’attenzione sul problema reale.

Il codice penale italiano è ancora il codice fascista. Certo la Corte Costituzionale ha dichiarato alcuni articoli incostituzionali, ne ha modificato l’interpretazione di altri alla luce dei principi della Costituzione, ma l’impianto della nostra legislazione penale è ancora imperniato su quello che uscì dalla legislazione fascista. I provvedimenti successivi, spesso disorganici e male inseriti, sono stati spesso dettati dalla paura verso l’emergere di fenomeni di resistenza sociale contro l’ordine costituito. Sono le cosiddette leggi speciali in materia di terrorismo, da tutti ritenute al limite della costituzionalità e che tuttavia sono presenti, applicate, e che anzi, in questo momento storico vivono un interessante seconda vita. Così come molte delle norme del codice penale “dimenticate”, in relazione alla presenza di rapporti di forza più favorevoli nei decenni precedenti, rispuntano oggi per essere applicate nuovamente. A questo vanno aggiunte le leggi sull’immigrazione, la presenza di reati perseguiti penalmente che ormai andrebbero depenalizzati, e così via.

Allo stesso tempo è ben noto come la giustizia italiana sia imperniata su un fortissimo classismo, specie la giustizia penale. Chi ha i soldi può permettersi buoni avvocati, che riescono a allungare i tempi dei processi fino alla prescrizione, chi non ha i soldi finisce per rimettersi alla clemenza della corte. Che tanto clemente non lo è mai. Così le nostre carceri sono piene di poveracci, che hanno commesso reati a scarsissima pericolosità sociale, spesso dettati dalla condizione economica. Chi può permettersi grandi studi di avvocati, chi ha commesso reati gravi e importanti, le cui conseguenze vengono riversate su centinaia o migliaia di persone in carcere non ci va quasi mai, salvo pochissimi casi. Oltretutto il residuo della legislazione fascista fa si che alcuni reati a scarsissima pericolosità sociale, siano puniti proporzionalmente in modo maggiore rispetto ai reati di corruzione, truffa, i reati dei colletti bianchi.

Il sovraffollamento delle carceri inoltre impedisce per chi ha realmente commesso reati di un certo peso, quella che la nostra Costituzione assegna come funzione della pena, ossia la “rieducazione”. Fermo restando che in questo sistema la rieducazione è concetto controverso, di certo il sovraffollamento carcerario, la presenza in carcere di migliaia di persone in attesa di giudizio, non può essere ritenuto un processo rieducativo. Anzi in molti segnalano come sia un vero e proprio processo criminogeno, atto a creare inclinazioni al compimento di reati anche lì dove non ci sarebbero, con un’accezione punitiva della pena che combinata con la sproporzione tra pena e reato, con la condizione disumana del carcere, porta esattamente al risultato contrario rispetto alla previsione costituzionale.

L’amnistia è dunque una proposta da sostenere e da trasformare in battaglia politica, vigilando su quali tipi di reati saranno inclusi, evitando cioè che, anche in questo caso, i reati dei colletti bianchi siano amnistiati, mentre i reati sociali vengano esclusi dal provvedimento di clemenza. Non si tratta solo di un elemento transitorio. È utopistico pensare che possa avvenire in queste condizioni una revisione favorevole della legge penale. I rapporti di forza sono meno avanzati che nel primo dopoguerra, la crisi economica e l’emergere della protesta sociale, innalzano lo strumento giuridico a scudo del sistema di oppressione di classe. Chi parla di revisione dei reati penali, di loro trasformazione in sanzioni amministrative, non lo fa certamente riguardo ai reati più odiosi dal punto di vista sociale. Di conseguenza l’amnistia diventa l’unico strumento utile per ottenere una seppur parziale e temporanea boccata d’aria. Un provvedimento di giustizia, l’unica possibile, da accogliere positivamente anche in relazione alle lotte.

 

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