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Preparano una Maidan in Bielorussia?

di Salvatore Vicario

Lo scorso 25 Marzo, si è svolta a Minsk una marcia con concentrazione delle organizzazioni di destra e nazionaliste, con i ritratti di Stepan Bandera, Roman Shujévich e altri collaboratori fascisti, che compongono la cosiddetta opposizione “democratica” bielorussa nella denominata “Giornata della Libertà”. La manifestazione è stata caratterizzata da striscioni e manifesti richiamanti la Maidan di Kiev: “Slava Ukrainie, gueroyam Slava” (Gloria all’Ucraina, Gloria agli eroi!), portando nel suolo bielorusso la “linea occidentale” per una sollevazione mirante a stabilire in Bielorussia una “democrazia occidentale” sotto l’orbita di Washington e Bruxelles.

La manifestazione dell’”opposizione democratica” bielorussa, è stata convocata in celebrazione del 96° anniversario della cosiddetta Repubblica Popolare Bielorussa (BNR), proclamata il 25 Marzo 1918 sotto egida delle forze d’occupazione tedesche, i cui leader furono prima al servizio del Kaiser e poi di Hitler. La BNR, fu uno Stato fantoccio non riconosciuto da nessun paese, che dichiarò unilateralmente la sua indipendenza nel 1918 e cessò di esistere il 5 gennaio 1919 con la fondazione della rivoluzionaria Repubblica Socialista Sovietica di Bielorussia. Da allora, il “governo” della BNR ha costituito un “governo in esilio”. Durante la Seconda Guerra Mondiale, sotto la direzione dei fascisti, insieme ai loro alleati banderisti, le squadracce della BNR fucilarono, impiccarono e bruciarono decine di migliaia di cittadini sovietici della Bielorussia, donne, bambini e anziani. Durante la concentrazione delle organizzazioni politiche filo-occidentali, sono stati lanciati slogan quali “Russia – questa è guerra!”, “morte agli occupanti del Cremlino”. Ciò ha suscitato la replica dell’ambasciatore russo in Bielorussia, Surikov, che in un intervista ha ricordato le atrocità commesse in terra bielorussa durante l’occupazione nazista.

Il golpe eseguito a Kiev dai seguaci dei sanguinari servitori dei nazisti, è stato dichiarato come un esempio e modello da seguire: “Maidan è il nostro simbolo, la garanzia della nostra vittoria”, ha dichiarato uno dei leader dell’opposizione “democratica” Vladimir Nekliayev, che esalta nella rivista “Krinitsa” i leader della BNR, che bagnarono di sangue le città e villaggi della Bielorussia. Un altro furibondo filo-occidentale, leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Alexei Yanukevich, ha dichiarato la Russia come il nemico principale, affermando: “Il popolo sarà libero solo quando la Bielorussia chiuderà tutti i partenariati di integrazione, cui centro rappresenta la Russia: l’Unione doganale, la OTSC e la futura Unione eurasiatica”. In piazza, è stato inoltre letto un appello di un presunto “leader” dei tartari di Crimea, che si trova in Turchia, in cui si annuncia la “lotta dei tartari di Crimea per l’autonomia” chiedendo l’appoggio reciproco in questa lotta ai nazionalisti bielorussi. Il noto “guru” dei “democratici” bielorussi, Zenon Poznyak, presidente del Partito Conservatore Cristiano BNF, che si trova all’estero, ha chiamato a iniziare una “guerra patriottica contro la Russia”. “E’ giunta l’ora che i bielorussi inizino a pensare a recuperare i propri territori” ha scritto in un articolo in celebrazione del 96 ° anniversario dello Stato fantoccio dei tedeschi BNR. Le rivendicazioni territoriali di costoro sono Smolensk, Bryansk, Sebezh, Novozybkov, Dorogobuzh ed enormi territori a est di Viazma. Poznyak non nasconde i suoi piani e intenzioni, concordati con i suoi padroni occidentali: “Suonano già le campane nella torre Patria. Ci prepariamo per la guerra, poiché questa è già cominciata”.

Non poteva mancare ovviamente anche il messaggio della Presidentessa della Rada della BNR, Ivonka Survila, in “carica” dal 1997 e che compie le sue funzioni di “capo del governo della Bielorussia” dall’altra parte dell’oceano. Famosa per le sue radici fasciste, Survila ha espresso la sua solidarietà con gli “eroi” di Maidan, invitando i bielorussi a seguire l’esempio nella lotta contro la Russia.

Mostrando la stretta connessione dei principali “eroi del Maidan” e l’opposizione “democratica” bielorussa, con i loro predecessori fascisti, il primo canale televisivo di Minsk, ha riportato un fatto molto significativo. Tra le figure più odiose dei carnefici del popolo bielorusso, si trova Yarosh un dirigente della cosiddetta centuria ucraina, cognome oggi molto familiare per essere lo stesso del leader di Settore Destro, la formazione paramilitare nazista protagonista del golpe in Ucraina. Sotto il suo comando, nell’autunno del 1942, vennero giustiziati in massa i prigionieri di guerra a Baranavicy: 200 detenuti al giorno. In seguito, negli interrogatori, Yarosh confessò la cinica crudeltà con cui eseguì personalmente le fucilazioni.

In un comunicato pubblicato sul sito del Partito Comunista dei Lavoratori Bielorusso, alcune organizzazione “sovietiche” bielorusse, tra cui “Per la Patria! Per Stalin!” hanno denunciato tale atto, rivolgendosi direttamente al Presidente A.Lukaschenko interrogando sul perché gli organi giudiziari concedono le stesse piazze e strade che in altre occasioni sono state negate al movimento operaio bielorusso per le celebrazioni del I Maggio. Nel comunicato si afferma come questi giudici sono incoerenti con la logica, oppure deliberatamente usano la loro posizione per ostacolare l’azione delle organizzazioni di sinistra dei lavoratori che lottano per il Socialismo favorendo allo stesso tempo l’attività delle “quinte colonne” filo-occidentali. Nello stesso, si chiede al Presidente A.Lukaschenko di fermare la politica “dei due pesi e due misure” da parte dei giudici e di agire tutti insieme per respingere le forze distruttive, nazionaliste e fasciste.

Nella marcia e al meeting della cosiddetta opposizione “democratica” hanno preso parte circa un migliaio di persone segno che i bielorussi, nella loro stragrande maggioranza comprendono cosa gli porterà questo tipo di “democrazia”. Nonostante la scarsa partecipazione, non è da sottovalutare il fatto che dall’Ucraina si sia aperta una polveriera sciovinista che mira a fomentare l’odio nazionale fratricida tra le “popolazioni sovietiche” che 23 anni fa votarono in massa per il mantenimento dell’URSS (in Ucraina il 71,5%, in Bielorussia l’83%, in Russia il 73%). Nonostante siano passati oltre 20 anni, i popoli sovietici non hanno dimenticato i positivi anni della fraternità e progresso socialista, così come ben forte è la memoria della lotta antinazista, testimoniate dalle numerose manifestazioni che si stanno svolgendo in questo periodo contro il golpe fascista di Kiev, dove sempre più bandiere rosse sovietiche inondano le strade. Purtroppo, i focolai nazionalisti accesi dalle forze fasciste e ultrareazionarie foraggiate dalle centrali imperialiste occidentali, stanno intrappolando milioni di lavoratori in scontri su base nazionale, che in definitiva rafforzano solo il potere borghese da una parte e dall’altra, mentre, come storicamente già dimostrato, solo il potere dei lavoratori potrà ridare ai popoli sovietici la fraternità, la pace e il progresso sociale sui comuni interessi della classe lavoratrice. Queste crisi dimostrano la superiorità del Socialismo anche in questo; che sempre più lavoratori dell’est prendano in mano le bandiere sovietiche, non per ricordare romanticamente un passato, ma per costruire un futuro, coniugando una forte resistenza popolare con la prospettiva di un nuovo potere dei lavoratori per tutti i popoli sovietici. Come sottolinea il Partito Comunista dei Lavoratori Bielorusso ricordando il referendum di 23 anni fa: ”Il risultato del referendum di tutta l’Unione non è in prescrizione, e quindi, prima o poi, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche necessariamente tornerà come una federazione delle repubbliche socialiste dei popoli fraterni, come patria generale del grande popolo sovietico, avendo, come tutte le altre nazioni, il diritto incondizionato all’autodeterminazione per formare un proprio Stato. Un tale Stato del popolo sovietico è stato portato via generando un mare di lacrime e sangue, e non c’è modo di ritornare alla pace e alla prosperità, se non quello di riprendere il nostro Stato Sovietico e Socialista forte e glorioso – l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche”.

Noi, dobbiamo continuare a mantenere sempre alta la vigilanza, la contro-informazione, la denuncia e la lotta contro il “nostro” imperialismo, nella piena solidarietà e cooperazione internazionalista col proletariato e i comunisti dell’est.

Fonti:

s-kps.by

gazeta-pravda.ru

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