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Socrates e la Democracia Corinthiana,storia di una meravigliosa follia

* di Emiliano Caliendo

Questa è la storia di una banda di folli. La follia centra con questa vicenda perchè c’è di mezzo il calcio,sport con una gerarchia e un’organizzazione ben definite,ormai da anni dedito all’efficienza assoluta del risultato a tutti costi. Siamo all’inizio degli anni 80. In Brasile vi è una dittatura militare del Generale,ovviamente filo-USA,Figuereido  che inizia a concedere le prime timidissime riforme in campo costituzionale e istituzionale. I campionati di calcio brasiliani,proseguono come prosegue il calcio in tutto il mondo,con la passione,le vittorie e le sconfitte ma anche con l’avvicinarsi sempre più ad un modello di calcio simile a quello europeo dell’epoca con la conseguente incombenza delle logiche di mercato al suo interno.

Il Timao,lo squadrone,la squadra degli ultimi di San Paolo più conosciuto come Corinthians viene da una stagione, quella del 1981, disastrosa. La società è piena di debiti e la squadra è alquanto carente dal punto di vista dei risultati.  A questo punto,inizia quella che in termini matemico-fisici viene detta singolarità nel nostro caso solo trasposta al mondo del pallone. Questo big bang sportivo inizia così: Vicente Matheus rinuncia alla carica di Presidente il quale passa, tramite il consiglio d’amministrazione societario, a Waldermar Pires.

Il presidente Pires,un imprenditore evidentemente con idee vicine alla sinistra d’allora,ingaggia come allenatore Adilson Monteiro Alves,uno che con il calcio non ha mai avuto nulla a che fare. Questo signore,era un professore di sociologia descritto dallo scrittore Gilvan Ribeiro come ”un giovane sociologo con idee rivoluzionarie destinate all’amministrazione sportiva”. Affiancato da un altro mister,Mario Travaglini,che curava sopratutto l’aspetto tecnico,il signor Adilson fa una proposta al gruppo di giocatori e allo staff: ogni decisione,di qualunque tipo essa sia,tecnica,logistica o contrattuale,viene presa con l’accordo di tutti.  Il voto del magazziniere vale come quello dell’allenatore,del terzo portiere o del più talentuoso fra i giocatori. Wladimir,detto o Negrinho,storico e minuto difensore del Corinthians descrisse metaforicamente così quella decisione:” facemmo quella limonata con i limoni a disposizione. Si decideva praticamente tutto,se andare o meno in ritiro,il giorno di partenza per le trasferte,i moduli di gioco,gli schemi e le proposte contrattuali da presentare alla dirigenza.”

 Insomma nacque quella splendida sana follia detta Democracia Corinthiana. C’erano giocatori formidabili e di grand’agonismo: Biro Biro cagnaccio di mediana vecchia maniera,l’estroso regista Zenon,il bomber italiano di San Paolo Walter Casagrande,il difensore Wladimir e sopratutto il leader carismatico della squadra Socrates,centrocampista,detto il Dottore per la sua laurea in medicina o il Magrao per il suo fisico longilineo. Ora questa squadra oltre ad attuare un’impensabile autogestione messa alla gogna da tutta la stampa sportiva dell’epoca,iniziò grazie alle idee di Adilson,Socrates e compagni e Washington Olivetto ( il responabile marketing ) a mettere il calcio sullo stesso piano della politica. In che modo? Mettendo sulle ”camisas”,le maglie dei giocatori,invece degli sponsor(fenomeno che all’epoca s’iniziava a vedere),degli slogan politici.

Ci sono le elezioni quasi libere municipali e statali dell 1982,cosa non scontata per una nazione proveniente da anni di feroce dittatura militare,e il Corinthians in barba ai politici e a parte della dirigenza scende in campo con la scritta sulle magliette ”il 15 vai a votare”. Non solo,i calciatori iniziarono continuamente a scendere in campo con la scritta ”Democracia” cosa che fece molto scalpore in tutto il Brasile. Entravano sul prato verde ballando e qualche volta alzando striscioni come ”Vincere o perdere ma sempre con Democrazia”. Era una squadra particolare,mai vista prima. Se uno voleva presentarsi mezz’ora prima della partita senza fare il ritiro poteva tant’è che il Dottore disse:“Meglio ci si sente meglio si gioca. E dove ci si sente meglio che a casa propria?” . Una volta persero in trasferta subendo 4 reti,furono chiusi negli spogliatoi per ore minacciati dalla passione violenta dei tifosi. Socrates fu estremamente colpito da quell’episodio. Sette giorni dopo si giocò,e vinsero con quattro gol di scarto con tripletta di Socrates,il quale non esultò a nessuno dei tre. Disse della partita,che aveva fatto ciò semplicemente per aprire una canale di comunicazione con i tifosi per far capire che non erano semidei da venerare ma uomini che vincono e perdono. Quella squadra lì che prendeva anche ”decisione alcoliche” sull’andare o meno al bar dopo una vittoria,vinse due campionati paulisti e perse il terzo in finale col Santos. Giocavano una sorta di tika taka primitivo che fa ricordare quella squadra come il Corinthians più bello di sempre il cui simbolo era proprio Socrates,capitano del Brasile,il giocatore non più forte della storia del club(quello è Rivelino) ma di to il più originale,dai colpi di tacco continui e con una visione di gioco vicina a quella di Pelè.

Intanto verso il 1984 i partiti che volevano le riforme democratiche, cercavano l’approvazione del Congresso sull’emendamento che preveda l’elezione diretta e non più indiretta del Presidente della Repubblica. Inizia la campagna ”Diretas ja”,Elezioni dirette ora e ovviamente la Democracia Corinthiana prende  parte alla cosa. Ma in vista c’è un cambio di Presidenza.

Adilson si candida ma il candidato favorito,forte di un consiglio d’amministrazione avverso all’eresia democratica è il reazionario Roberto Pasqua. Lì arriva la decisione di Socrates che metterà sullo stesso piano una sua decisione personale e sportiva con un avvenimento politico. Rimarrà al Corinthians solo se passerà l’emendamento Oliveira sulle elezioni dirette. L’emendamento fu rigettato non raggiungendo il numero minimo di voti per l’approvazione costituzionale. Socrates andò alla Fiorentina(dove non fece faville),il Corinthians cambiò presidenza e la Democracia Corinthiana iniziò a sfaldarsi.

Di quei 3 anni oltre al blasone dei due campionati paulisti vinti,prevedibilmente,non rimase nulla. Fu pura follia quell’esperienza,un collettivismo calcistico nato dalla presenza irripetibile di una serie di elementi al posto e al momento giusto. Gli stessi protagonisti sono consapevoli che una vicenda del genere nemmeno forse nemmeno tra cinquecento anni potrebbe ripetersi. Ma nel cuore di milioni di Corinthiani,le gesta sportive e politiche di quegli uomini si tramanderanno di generazione in generazione. E a qualunque sano sportivo non indifferente alle presunte utopie che diventano realtà,una cosa del genere non può che fare piacere.

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