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L’attualità del compagno Dimitrov

* di Daniele Bergamini

Nel 132esimo anniversario della nascita di Georgi  Dimitrov, avvenuto il 18 Giugno scorso, è doveroso ricordare il suo importante contributo alla lotta della classe operaia per il socialismo.

La lotta contro il fascismo e il suo inquadramento come fenomeno di classe sono due aspetti importanti dell’opera di Dimitrov, insieme alla lotta contro il revisionismo sia esso di “destra” o di “sinistra”. Dimitrov nasce in una famiglia povera di 8 fratelli, a Kovachevtsi un piccolo paesino della campagna Bulgara e come tanti ragazzi della sua epoca inizia a lavorare molto presto: appena terminati gli studi elementari viene assunto come operaio in una stamperia e a 15 anni lavora come tipografo. Anche come militante socialista si dà presto da fare: appena iniziato diventa militante del sindacato dei tipografi e a 18 anni ne assume la direzione: nel 1902 si iscrive al Partito Socialdemocratico salvo poi, appena un anno dopo, seguire Dimitar Blagoev e fondare con lui il Partito Socialdemocratico del Lavoro di Bulgaria. Si distingue già come promettente leader politico guidando, per 35 giorni, lo sciopero dei minatori di Pernik che gli costò il primo di tanti arresti; nel 1913 diviene il primo operaio a essere eletto nel paese, oltre che il più giovane a sedere nel parlamento bulgaro.

All’inizio della Prima Guerra Mondiale viene arrestato per le sue attività di protesta contro la guerra imperialista e viene scagionato nel 1918 a seguito di forti proteste contro il conflitto e contro il suo arresto. La miccia della rivoluzione bolscevica ha intanto preso fuoco in tutto il continente europeo, così che anche in Bulgaria il Partito Socialdemocratico del Lavoro diventa Partito Comunista Bulgaro e Dimitrov con alcuni suoi compagni viene inviato al secondo Congresso del Komintern: programmano di attraversare il Mar Nero in barca, ma naufragano e vengono arrestati dalle autorità e viene liberato successivamente dopo le dimostrazioni di solidarietà e ulteriori proteste degli operai bulgari. Nel 1923 un colpo di stato, guidato da Aleksandar Tsankov (in futuro sostenitore di Hitler e Primo Ministro del governo fantoccio, creato dai nazisti, in esilio) instaura un governo fascista che mette fuori legge il partito agrario al governo e gli altri partiti, compreso quello comunista che risponde, dopo un primo momento di attendismo, con una rivolta armata che purtroppo viene schiacciata in una settimana dall’aspra repressione fascista. Già nel 1912 Dimitrov affermava:

 “La politica nazionalista e sciovinista della borghesia ci conduce alla guerra; la classe operaia deve unirsi e serrare i suoi ranghi per realizzare il suo obiettivo supremo: la pace nei Balcani, l’instaurazione di una repubblica federativa balcanica e la liberazione del proletariato”

 ed è per questo che il PCB guida le masse verso la creazione di una Repubblica Socialista Sovietica espressione di una Federazione Balcanica di Bulgaria, Macedonia, Dobrudja e Tracia che si potesse liberare dall’oppressione della borghesia bulgara: si apre invece, purtroppo, un periodo durissimo per i comunisti bulgari che vengono perseguitati in tutto il paese, tanto da costringere Dimitrov, su cui pende una condanna a morte, a fuggire e iniziare la sua attività all’estero come membro esecutivo dell’Internazionale Comunista tra Vienna e Berlino.

Il Processo di Lipsia

L’ascesa al potere di Hitler, nel 1933, aggrava la situazione dei comunisti europei e Dimitrov, assieme a molti altri comunisti tedeschi, viene accusato ingiustamente dell’incendio del Reichstag nonostante fosse, nella notte dell’incendio, in viaggio sul treno Monaco-Berlino. Ormai è risaputo come in realtà siano stati gli stessi nazisti nella notte tra il 27 e il 28 febbraio ad appiccare un incendio al Reichstag per incolpare poi il Partito Comunista di Germania a pochi giorni dalle elezioni e terrorizzare la popolazione: la propaganda di Goebbels, già pienamente funzionante, affermava che la vittoria dei comunisti avrebbe portato solo morte e distruzione e che, naturalmente, il Partito Nazista sarebbe stato l’unico e ultimo baluardo contro il “giudaismo-bolscevismo”. In attesa del processo Dimitrov viene incarcerato con alcuni suoi compagni di partito pochi giorni dopo l’incendio, ma senza perdersi d’animo, studia il diritto e la lingua tedesca per prepararsi al processo che avrà luogo a Lipsia, sei mesi dopo il suo arresto. Al processo gli è negata la difesa e sarà infatti costretto da solo a replicare alle calunnie dei nazisti rivolte contro di lui e contro le organizzazioni comuniste tedesche ed europee.

“Io ammetto che le mie parole siano state aspre e dure, ma anche la mia lotta e la mia vita sono state sempre aspre e dure. Le mie parole sono però franche e sincere. Ho l’abitudine di chiamare le cose con i loro veri nomi. Io non sono un avvocato, che difenda qui, per obbligo, il suo cliente.
Io difendo me stesso, come comunista accusato.
Io difendo il mio onore di comunista e di rivoluzionario.
Io difendo le mie idee e le mie convinzioni comuniste.
Io difendo il significato ed il contenuto della mia vita
Perciò ogni parola da me pronunciata davanti al tribunale del Reich è, per così dire, sangue del mio sangue, carne della mia carne. Ogni parola è l’espressione della mia indignazione profonda contro l’accusa ingiusta, contro il fatto che un simile delitto anticomunista sia attribuito ai comunisti.”

(G.Dimitrov, Il processo di Lipsia)

In questo processo politico contro i comunisti, Dimitrov si difende in un’atmosfera surreale: egli non solo dimostra coi fatti come non siano stati i comunisti a dare alle fiamme il Reichstag ma capovolge le accuse indirizzando direttamente contro il partito nazionalsocialista le responsabilità di quanto accaduto! Nel processo testimoniano contro Dimitrov addirittura i ministri nazisti Goebbels e Goering, che minacciano Dimitrov di ogni male possibile e dipingono le organizzazioni comuniste, che hanno difeso i lavoratori, come terroriste e criminali. Con una condotta magistrale della sua difesa l’imputato si rivolge così agli accusatori:

“Dimitrov – Göring ha affermato davanti a questo tribunale che comunismo sarebbe sinonimo d’assassinio, si sa che dopo la guerra [1915 – 1918] parecchi assassinii politici sono stati perpetrati in Germania, dove sono stati uccisi tra l’altro i leaders della classe operaia Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg come anche i rappresentanti dei partiti borghesi Rathenau e Erzberger. Il testimone potrebbe dirci quali sono gli autori di questi assassinii? non è forse vero che si trovano negli ambienti della destra che sono ora alleati dei nazionalsocialisti?
Göebbels – Dimitrov, vorrebbe forse risalire ad Adamo ed Eva?
Dimitrov: Sono soddisfatto della risposta, poiché eludere la domanda è anche un modo di rispondere.”

(G.Dimitrov, Il processo di Lipsia)

 Il tribunale nazista quindi non è nelle condizioni materiali di condannare Dimitrov che aveva confutato e respinto abilmente tutti i capi d’accusa, e il processo finisce per ritorcersi addirittura contro i nazisti, mentre l’eco di quello che sta accadendo si diffonde il tutto il mondo e la solidarietà nei confronti degli imputati cresce e si manifesta ovunque:

Presidente – Non permetto di fare qui, in questa sala, della propaganda comunista. Voi avete fatto questo durante tutto il periodo del processo. Se continuate in questo modo vi toglierò la parola.Dimitrov – [..] ho voluto dimostrare che il Partito Comunista non ha avuto, e non poteva avere, niente in comune con la partecipazione ad un tale delitto. Se si parla di propaganda osserverò che molti interventi hanno avuto qui questo carattere. Gli interventi di Göebbels e Göering hanno avuto, infatti, un effetto di propaganda indiretta a favore del comunismo ma nessuno può ritenerli responsabili del fatto che i loro interventi abbiano avuto un effetto di propaganda del genere (movimento e ilarità nella sala).”     


(G.Dimitrov, Il processo di Lipsia)

Il tribunale si vede costretto ad assolvere Dimitrov assieme agli altri comunisti bulgari, ma Göering decide di tenere in carcere Dimitrov senza rispettare l’esito formale del processo: questo provoca proteste in tutta la Germania che minacciano l’ancora precario equilibrio della dittatura nazista e spingono l’URSS a decidere di dare la cittadinanza sovietica a Dimitrov. I nazisti sono costretti, a questo punto, a liberarlo definitivamente.

 Il Rapporto al Congresso del Comintern

 Dopo essersi riparato in Unione Sovietica nel 1935, Dimitrov e i comunisti europei decidono di riflettere sulla lotta antifascista e sui cambiamenti della situazione internazionale, che con l’affermazione del nazismo tedesco era mutata ancor di più a sfavore del movimento operaio e comunista. Nel rapporto al VII° congresso del Comintern, Dimitrov fa una disamina delle caratteristiche del fenomeno fascista e si interroga sulle cause della sconfitta della lotta di classe del proletariato, dovuta sia alla forza del fascismo sia alle negligenze gravi dei socialdemocratici, ma anche per errori che hanno fatto gli stessi partiti comunisti. Non si inquadra solamente il fenomeno fascista come una semplice negazione della democrazia, ma si individua come punto centrale del fascismo il suo carattere reazionario e antioperaio. Nel dare una definizione di classe del fascismo, viene criticato Bauer che riteneva il fascismo un fenomeno al di fuori della logica di classe e anche i socialisti inglesi come Brailsford che attribuivano al fascismo una natura piccolo-borghese. Celebre e tutt’ora fondamentale questo passaggio del suo rapporto:

 “il fascismo non è né un potere al di sopra delle classi, né il potere della piccola borghesia o del sottoproletariato sul capitale finanziario. Il fascismo è il potere dello stesso capitale finanziario. Il fascismo al potere, come lo ha definito la XIII Sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista, è la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario.”

(Dimitrov, Rapporto al VII Congresso dell’Internazionale Comunista)

 Solo così si spiega perché la dittatura fascista nega quella parvenza di democrazia concessa dalla classe borghese, e perché essa attua apertamente le persecuzioni anticomuniste: proprio perché il fascismo è espressione della grande borghesia messa in crisi dall’espansione della lotta di classe è necessario terrorizzare le masse, ed eliminare sindacati e partiti del proletariato. Per combattere il fascismo è necessaria la tattica dei fronti popolari con cui si mobilitano le masse anche non operaie, in modo da creare una grande opposizione a possibili dittature: si tratta quindi di mobilitare tutti quegli strati sociali che sono in contraddizione col fascismo per isolare i monopoli che lo hanno appoggiato, ribadendo però la direzione proletaria e comunista della lotta antifascista.

Una lezione da comprendere a fondo

Per farsi un’idea di come il fascismo serva i monopoli basti pensare per esempio come Mussolini negli anni venti privatizzò la telefonia e le assicurazioni, in concomitanza con una politica di rigore salariale, alle cosiddette leggi “fascistissime” (che vietavano tra le altre cose lo sciopero), alla repressione dei comunisti e delle organizzazioni dei lavoratori, avviando così una politica che favoriva nettamente la borghesia monopolistica. In Italia come nel resto d’Europa, accompagnato da un violento sciovinismo, volto a legittimare le politiche imperialiste, per dividere e confondere il proletariato con il razzismo e la xenofobia: la superiorità della propria nazione, della propria cultura e della propria razza saranno i cavalli di battaglia della propaganda nazifascista, tesa naturalmente a nascondere i propri veri scopi e natura di classe.

Al giorno d’oggi la figura di Dimitrov, che si spense a Mosca per malattia il 2 luglio del 1949, è importante per capire e comprendere appieno alcune dinamiche politiche attuali come ad esempio la crescita dei nazisti di Alba Dorata: essa si è avuta infatti soltanto dopo che si è verificato un deciso aumento delle mobilitazioni della classe lavoratrice in cui partiti come il KKE (il Partito Comunista Greco), hanno svolto un ruolo importante nell’organizzazione e nella direzione delle lotte. Spesso militanti del KKE e di altre forze di sinistra, immigrati, anarchici lamentano aggressioni e agguati da parte di Alba Dorata: in questa spirale di violenza sono arrivati a colpire rappresentati del mondo della cultura e dello spettacolo, come in occasione dell’omicidio del rapper Pavlos Fissas.

Tutto questo conferma la massima di Dimitrov per cui il fascismo è la reazione del capitale monopolistico alla lotta di classe del proletariato che prende sempre più coscienza: è alla luce degli avvenimenti greci e ucraini, (ma ovunque in Europa possiamo assistere a queste dinamiche) che la figura, l’esempio e gli scritti di uno dei più grandi dirigenti comunisti della Storia devono essere ripresi e studiati.
La gioventù comunista d’Italia e di tutto il mondo, prendendo esempio da Georgi Dimitrov e dai grandi rivoluzionari del suo calibro, riprenderà quel cammino verso una società migliore senza sfruttati e sfruttatori, che ha solamente rallentato il cammino:

“Noi comunisti possiamo ora dire con la medesima risolutezza del vecchio Galileo: “Eppur si muove!” La ruota della storia procede in avanti, verso l’Europa sovietica, verso l’unione mondiale delle repubbliche sovietiche! E questa ruota, spinta in avanti dal proletario, sotto la direzione dell’Internazionale Comunista, non potrà essere arrestata né da provvedimenti di sterminio, né da condanne all’ergastolo né da pene di morte. Essa gira e girerà sino alla piena vittoria del comunismo!”

(G.Dimitrov, Il processo di Lipsia)

 

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