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EDILIZIA SCOLASTICA: UN’EMERGENZA NAZIONALE

* di Alessandro Fiorucci

Questa mattina alla scuola elementare “Enrico Pessina” di Ostuni (Brindisi) non è suonata la campanella: il crollo di un pezzo di intonaco avvenuto cinque giorni fa (13 Aprile) ha ferito due bambini ed una maestra, che nell’atto di prestare soccorso agli alunni si è fratturata una gamba. Non è il primo caso di incidenti di questo tipo; dall’inizio del 2015 sono già più di otto i fatti documentati, mentre nel 2014 ce ne sono stati più di 35.

L’8 Gennaio, da poco terminate le vacanze natalizie, a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, sette bambini di una scuola materna rimasero feriti a causa di un crollo, e più recentemente, il 18 Marzo a Pescara tre studenti dell’Istituto Alberghiero “De Cecco” finirono in ospedale colpiti da una lastra d’intonaco, con la sola “colpa” di essere entrati come tutte le mattine a scuola. A Palermo, il 13 Febbraio scorso un crollo di intonaco alle elementari di via Bragaglia ferì lievemente due bambine e il 3 Marzo una bambina di 6 anni venne ferita alla testa e curata con punti di sutura al pronto soccorso per il cedimento di parte del soffitto nella scuola elementare “Cirincione” di Bagheria. E poi ancora, il 25 Marzo alla media Molisani di Monteodorisio una folata di vento fece cadere assi in alluminio dal controsoffitto, e due studenti vennero portati al pronto soccorso dopo essere stati colpiti alle spalle. Soltanto una settimana prima in una scuola materna a Marano di Napoli parte del controsoffitto cedette a causa delle infiltrazioni di acqua. Le piogge infatti rendono spesso inagibili numerosi locali in centinaia di istituti italiani; basti pensare alle palestre delle scuole nelle periferie della grandi città, che impediscono agli alunni il normale svolgimento dell’attività didattica. Uscite di sicurezza inagibili, condizioni igieniche pessime ed edifici fatiscenti: ecco lo scenario che decine di migliaia di studenti incontrano ogni giorno. Secondo i dati più recenti, ancora nell’anno 2015 oltre il 70% delle scuole italiane presenta lesioni strutturali il 37,6% delle scuole, ovvero più di una su tre, ancora necessita di interventi di manutenzione urgente. Circa il 60% delle strutture è stato costruito prima del 1974 anno dell’entrata in vigore della normativa antisismica. Oltretutto, non esistendo a tutti gli effetti un’anagrafe delle scuole statali in Italia, questi dato sono da considerarsi come parziali.

Nel frattempo il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, con hashtags e slides parla di #scuolesicure e #scuolebelle, facendo delle poche briciole destinate all’edilizia scolastica un vero e proprio vanto per l’esecutivo. Non solo, ma nel giorno del suo insediamento il Premier annunciò un finanziamento di 3,5 miliardi, che nel corso dei mesi è diminuito progressivamente fino a 489 milioni. Oltre al danno, ci mancava la beffa: dal Def (Documento di Economia e Finanza) pare che siano spariti anche questi ultimi. Nel momento in cui gli incidenti nell’ambito dell’edilizia scolastica si susseguono con preoccupante frequenza, non è soltanto fuorviante parlare di casi isolati e conseguenza di responsabilità singole, anzi è d’obbligo individuare le precise responsabilità politiche. Il mancato interesse a finanziare adeguatamente programmi di edilizia scolastica aldilà della pura propaganda elettorale è il motivo per cui milioni di studenti nel varcare il cancello alle otto della mattina non possono considerarsi sicuri.

Tentando di alimentare il sentore comune secondo il quale “i soldi non ci sono”, il governo cerca di dissimulare le proprie responsabilità. Va chiarita definitivamente la questione: sono precise scelte politiche che condizionano lo stanziamento dei finanziamenti. E’ per questo che nel contempo 100 miliardi di euro l’anno vanno a pagare i soli interessi sul debito pubblico, e centinaia di milioni sono destinati alle scuole private.  Infine, l’acquisto dei cacciabombardieri F-35 é ponderabile in 10 miliardi di euro: ogni centesimo speso per finanziare la guerra imperialista é un centesimo tolto all’istruzione: É di straordinaria attualità dunque lo slogan “soldi alla scuola, non per la guerra”.

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