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Le donne e la Resistenza.

*di Federica Savino resp.Commissione Donne del FGC

Per moltissimo tempo si è taciuto sul ruolo delle donne durante gli anni del fascismo e della guerra, sul loro contributo alla guerra di Liberazione. Eppure per quanto la Resistenza potesse essere rappresentata dal coraggio degli uomini, non sarebbe stata possibile senza l’impegno e la funzione delle donne, anche se magari meno appariscente e decantata. Un ruolo che per la prima volta nella storia ha avuto un carattere collettivo che prendeva tutti gli strati della popolazione; si certo, magari qualche donna ha avuto un ruolo importante anche durante il Risorgimento italiano ma era comunque donne appartenete alla classe nobiliare.

Come in molte altre circostanze delle donne si parla solo in funzione dell’uomo che le sta affianco, che sia esso un padre o un marito. Se per l’uomo una famiglia con una certa coscienza ed impegno politico veniva vista come una fortuna per la sue formazione, alle donne, con alla spalle una famiglia antifascista, non veniva riconosciuta pienamente la propria consapevolezza di scelta nel partecipare alla lotta, rilegandola alla sola fortuna di avere accanto a sè uomini di un certo tipo. Ciò accade ancora oggi tanto come accadeva durante la resistenza e le donne ne hanno pagato il prezzo anche con la fine della guerra, non essendosi viste riconoscere del tutto, alla pari degli uomini, il loro impegno nell’abbattimento del fascismo e nella costruzione di una nuova Repubblica. Anche la dipendenza economica della donna è sempre stata considerata e vissuta come inferiorità e subordinazione ma necessaria nel suo essere donna, mentre la dipendenza totale dei maschi adulti, non meno che dei vecchi e dei bambini, dall’incessante attività di cura delle donne, è invece passata per autorevolezza del genere maschile, libero dall’attività di sopravvivenza e perciò legittimato ad essere solo lui protagonista della vita politica.

Gli uomini vennero spediti al fronte e le donne rimasero nelle città, bombardate e sfollate, e nella campagne da lavorare. Se fino a questo momento le donne dovevano occuparsi solo dei lavori domestici e della gestione dei figli, con l’entrata del Paese in guerra queste furono costrette ad occuparsi di tutto ciò di cui prima si occupavano solo gli uomini, nel tentativo di preservare quel poco che restava. La Resistenza per le donne fece parte della vita quotidiana.
Dal fatidico 8 settembre anche esse presero parte attiva alla Resistenza, diedero il proprio contributo alla lotta partigiana in moltissimi modi e centinaia sono le donne partigiane brutalmente uccise dalla becera mano fascista, moltissime furono le donne tenute prigioniere nelle carceri con l’accusa di svolgere attività sovversive e antinazionali.

Partecipare alla lotta di Liberazione è anche accettare la scelta del proprio marito, figlio, fratello di prendere la via della montagna, consapevole che non solo sarebbero potuti cadere morti per mano nemica, ma accettare questa scelta e rimanere a casa per difendere la famiglia e qual poco che si poteva possedere implicava anche il pericolo di essere presi di mira dai nazi-fascisti per rappresaglia.
Molte donne sono contro il fascismo, contro l’idea di donna che il fascismo ha da sempre propagandato, contro una guerra voluta dal fascismo, che le ha private dei propri mariti e figli.

Nelle stazioni che conducono i soldati al fronte li incitano a disertare e ad unirsi alla Resistenza; raccolgono notizie e le portano alla famiglie sui propri cari.
L’enorme povertà che produsse la guerra le spinse, sentendo i propri figli piangere per fame, a ribellarsi al razionamento del cibo, ad assaltare forni e automezzi carichi di pane, come avvenne in tutto il paese, dal famoso “sciopero del pane” a Parma nel 1941 a Monteleone di Puglia nel 1942 fino alla strage nazifascista del 7 aprile 1944 al Ponte di Ferro.

Le donne hanno voglia di partecipare al cambiamento, rompendo così un atteggiamento di passività, stracciando il velo che le ha sempre dipinte come inconsapevoli e sottomesse, scelgono con consapevolezza di mettere in pericolo la propria vita e anche quella della proprie famiglie per contribuire alla lotta partigiana, maturando quel forte legame che vi era fra il lottare per sconfiggere il fascismo, per la costruzione di un paese che fosse davvero di eguali e la propria emancipazione.

A Milano nel 1943 nascono i Gruppi di Difesa della Donna, che si diffondono in tutta l’Italia del Nord, per organizzare azioni di propaganda antifascista, per essere di supporto alla popolazione, organizzando scioperi, boicottaggi, manifestazioni per la pace e contro il fascismo. Nel 1944 il Comitato di Liberazione Nazionale riconobbe ufficialmente i GDD come un gruppo aderente al CLN. Le donne si prendono cura dei feriti, danno rifugio nelle proprie case ai partigiani, raccolgono cibo, armi e vestiti per i partigiani nascosti. In alcune città vi era proprio una rete di donne sarte che si occupavano di preparare l’abbigliamento per l’inverno, di rammendare giubbe e calzoni, organizzando vere e proprie sartorie clandestine, pronte ed organizzate a farle apparire delle sartorie per donne al primo segnale di avvicinamento tedesco o fascista.

Le donne sono staffetta, soprattutto giovanissime, che trasportano su e giù tutto quello di cui i partigiani avevano bisogno, un ingranaggio importantissimo ed essenziale; le donne prendono le armi e salgono in montagna, qualcuna di loro viene anche nominata comandante di brigata.

Nella storiografia il duplice rovesciamento ha fatto balzare in primo piano i partigiani armati ed eclissato quasi completamente le donne, rilegandole spesso al solo ruolo di staffetta non di rado narrato con fin troppa leggerezza, e ancora oggi essa in Italia mostra di ignorare quasi completamente il problema di un’organizzazione sociale fondata su una chiara e cosciente differenza tra i sessi. Non dobbiamo però neppure compiere l’errore di fare della storia delle donne e delle sue conquiste una storia separata dal resto del contesto in cui essa lotta e vive.
Le storie raccontate all’interno del nostro documentario “Noi sempre lotterem” sono storie di vita e di lotta che abbiamo avuto la fortuna di raccogliere per il presente e soprattutto per il futuro, per tenere vivido e fermo il ricordo di coloro che hanno combattuto per la propria, per la nostra e la libertà futura dei nostri figli.

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