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art belfioori

Alternanza e precarietà: «Io, studente, vi racconto la propaganda nelle scuole»

*Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza di uno studente romano, frequentante un istituto tecnico di periferia, che ci racconta l’impressionante livello di indottrinamento raggiunto nelle scuole, in cui si cerca di convincere i giovani che precarietà, disoccupazione e assenza di diritti sul lavoro sono una “normalità” a cui doversi adeguare.

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Sono uno studente di un istituto tecnico nella periferia romana e scrivo questo articolo per raccontarvi di come nelle scuole italiane si stia cercando in maniera più o meno velata di far passare l’alternanza scuola lavoro, e più in generale la “buona scuola” come un qualcosa di positivo per noi studenti. Un esempio lampante di questo lavaggio del cervello operato su noi studenti ce l’ho avuto nella mia scuola.

All’inizio del progetto di alternanza è stata indetta una conferenza tenuta da un personaggio con vasta esperienza internazionale nei campi più disparati, che ha ben pensato di passare la prima mezz’ora ad elencare le aziende con le quali ha collaborato nel corso degli anni (fra le quali spiccano General Electric e altre multinazionali), convinto di accreditarsi ai nostri occhi in questo modo. Una pomposa introduzione dedicata all’elogio di grandi multinazionali, tacendo però sul fatto che ai lavoratori di quelle aziende (nei quali noi studenti in alternanza dovremmo immedesimarci) spettano le briciole, mentre i padroni che le dirigono (con i quali non abbiamo nulla in comune) guadagnano centinaia di volte quanto i lavoratori che producono realmente la ricchezza.

Ci è stato poi mostrato un video (link) nel quale un uomo sulla trentina affermava che il mondo del lavoro è cambiato, giustificava licenziamenti di massa con la scusa dell’innovazione tecnologica, promuoveva il lavoro gratuito giovanile in nome del “fare esperienza” e del “nessuno ti regala niente”. Si fa passare la precarietà e lo sfruttamento sul lavoro non come una precisa scelta politica, ma come una sorta di “normalità”, come un processo ormai irreversibile. Si afferma che noi giovani dobbiamo inventarci un lavoro e diventare “imprenditori di noi stessi”. In altre parole, se il 40% dei giovani sono disoccupati è perché ragionano ancora con schemi obsoleti come quello del “posto fisso”, secondo il video.

Il messaggio che si vuole far passare è che dobbiamo accettare passivamente le logiche vigenti adesso, la logica dell’abbassamento del costo del lavoro, la logica della precarietà e dei voucher o quella dello sfruttamento in alternanza scuola-lavoro. L’azione messa in atto nelle scuole è chiara, non hanno nessuna intenzione di farci pensare che sia nemmeno lontanamente possibile un futuro diverso per noi, un futuro di stabilità. Ci raccontano già a scuola che l’unica chance di salvezza è quella dell’arrivismo a tutti i costi: nel video si parla anche di “diventare il migliore nel tuo campo per farti assumere”. Ecco che il lavoro non è più un diritto, ma una concessione che bisogna meritarsi vincendo una competizione contro tutti. E se non ci sta bene pazienza, dovremmo farcene una ragione perché “il mondo del lavoro è cambiato”.

Questo è quello che oggi ci viene insegnato a scuola. Una bella lezione introduttiva prima di mandarci a lavorare gratis per qualche azienda per svolgere le ore di alternanza scuola-lavoro obbligatoria, quasi come a volerci ricordare che d’ora in poi sarà sempre peggio. Io penso però che per quanto possano provarci, la realtà dei fatti peserà sempre più di quello che ci raccontano. Mentre la nostra generazione viene condannata alla precarietà e a un futuro senza diritti, di disoccupazione e sfruttamento, c’è qualcuno che da tutto questo ci guadagna e continua a fare profitti, proprio sulla nostra pelle. E allora invece di accettare questa realtà come l’unica possibile, c’è un’alternativa: quella di lottare per un futuro migliore, per il diritto ad avere un lavoro, una casa e una stabilità nel nostro futuro. Ma questo non ce lo insegnano a scuola, dobbiamo impararlo da soli. E a lottare si impara solo lottando.

G.B.

 

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