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Un punto di svolta per il movimento studentesco

di Alessandro Fiorucci*

Il 22 febbraio 100mila studenti hanno manifestato in tutta Italia contro il governo, per respingere i tagli alla scuola e il nuovo esame di maturità. Con più di 50 cortei da Nord a Sud la prima giornata di mobilitazione dopo l’approvazione della manovra è un assoluto successo, che porta con sé una ventata di novità.

Per la prima volta dopo anni di ritualità si rompe la tradizione dei cortei autunnali come traguardo delle lotte studentesche, e lo si fa con una protesta che da Trieste a Palermo parla la stessa lingua. La polemica contro il nuovo Esame di Stato – previsto dalla Buona Scuola – diventa un attacco all’attuale governo e alle sue politiche. Dai tagli di 4 miliardi previsti nella legge di bilancio alla propaganda di Salvini sulle “Scuole Sicure”, fino al progetto di autonomia regionale sull’istruzione, gli studenti denunciano la continuità con il passato e dimostrano una sfiducia totale nelle forze di governo.

Il risentimento spontaneo verso la nuova maturità diventa presto una critica complessiva al sistema d’istruzione, dalla didattica al legame con le aziende, fino alle scelte politiche sui finanziamenti alla scuola. Tra i banchi di scuola il bersaglio non è più un’entità astratta, un ministero lontano e inaccessibile, ma il governo in tutta la sua drammatica concretezza. Grazie alla spinta e al lavoro dei militanti comunisti vengono smascherati i tagli da 4 miliardi previsti nella manovra gialloverde, si denunciano le responsabilità politiche di un centrosinistra che ha consegnato la scuola alle aziende e il paese alla destra.

Così un passaparola incessante e appelli dei rappresentanti aggregano sempre più studenti fino a coprire tutto lo stivale e le Isole, con centinaia di assemblee convocate per discutere l’adesione alla giornata di lotta. Pochi punti, carichi di significato e corrispondenti agli interessi degli studenti. Una manifestazione “politica” perché esprime una valutazione durissima sulle scelte del governo, bocciandone l’operato con delle rivendicazioni precise. Dalla richiesta di più fondi all’istruzione per una scuola gratuita e sicura, fino alla lotta contro l’aziendalizzazione e l’autonomia scolastica e regionale, le parole degli studenti sbattono in faccia a chi non ha cambiato nulla pur facendo del “cambiamento” il proprio slogan principale.

Le manifestazioni del 22 febbraio segnano un punto di svolta per il movimento studentesco. I fallimenti degli anni passati non si correggono cambiando le forme e lasciando la stessa sostanza marcire, ma tracciando una rotta senza ambiguità con il coraggio di lottare e perseguirla. Gli studenti hanno scavato una trincea di posizioni chiare, rompendo con i partiti corresponsabili del disastro a cui abbiamo assistito in questi anni.

Gli studenti in piazza hanno dimostrato una maturità senza precedenti. Manifestazioni che attaccano coerentemente il governo mettendo a tacere il centrosinistra con una critica serrata alle politiche dell’Unione Europea, a partire dalla Buona Scuola di Renzi. Non solo, gli studenti hanno compreso la necessità di legare le loro battaglie alla lotta di tutti i lavoratori e hanno posto le prime fondamenta in questa direzione. Lo abbiamo visto a Piombino, con l’intervento in piazza degli operai delle acciaierie, in Sardegna con il richiamo forte alla lotta dei pastori e in Sicilia con il latte rovesciato per le strade insieme ai lavoratori.

È un primo passo ma conta più di mille parole. Un segnale non scontato, dopo anni di devastazione ideologica prodotta dallo “studentismo” e dalle manifestazioni svuotate di contenuto utili solo come sponda al centrosinistra. L’abbiamo visto in questi anni con una retorica sull’apartiticità delle proteste (fino alla pretesa folle di protestare in modo “apolitico”) indotta spesso e volentieri dagli stessi sindacati studenteschi in un flirt continuo con il PD. L’assenza nei fatti di certe strutture nella prima mobilitazione studentesca contro il governo dopo la manovra la dice lunga sul ruolo e sulla coerenza di chi ancora oggi ritiene di parlare a nome degli studenti. Proprio in un quadro politico così buio e confuso il posizionamento chiaro delle proteste è un fattore un avanzamento importante da preservare e difendere.

Certo le sirene del Partito Democratico cantano ancora, in un tentativo sempre più arrogante e spudorato di intestarsi le proteste per un po’ di propaganda contro il governo. Gli studenti in piazza hanno deciso di rispondere a tono, attaccando il Partito Democratico con fischi e cartelli una volta appresa la notizia di articoli targati PD che strizzavano l’occhio alle manifestazioni. Una reazione spontanea e matura al tempo stesso, che conferma una cesura netta tra i responsabili della Buona Scuola (e con essa della nuova maturità) e le manifestazioni studentesche.

Nell’entusiasmo di una giornata intensa, però, c’è qualcosa che stupisce e stride come un gesso sulla lavagna: la narrazione giornalistica delle proteste racconta una storia di fantascienza sconosciuta agli studenti. Sulle principali testate nazionali – con qualche isolata eccezione – vengono riportate dichiarazioni di giovani dirigenti locali e nazionali del centrosinistra, del tutto assenti nelle manifestazioni e anzi impegnati fino all’ultimo nel boicottaggio della giornata di lotta.

Uno scollamento con la realtà così evidente che viene percepito dagli studenti in piazza, che si ritrovano in bocca parole di piccoli dirigenti del centrosinistra che nemmeno hanno messo piede nelle manifestazioni. Un giornalismo che nella cronaca di una grande giornata di protesta si presta a una distorsione della realtà simile non dimostra altro che il proprio servilismo nei confronti del Partito Democratico ormai alla frutta.

Poco importa, i giovani che erano in piazza schifano queste operazioni squallide e hanno un’ottima memoria. Si può continuare a spedire comunicati ai giornali dietro a una scrivania, ma non pretendere di rimettere piede nelle piazze con la coscienza pulita e gli applausi degli studenti.

Il bilancio reale delle mobilitazioni mette a tacere le falsità più di ogni altra cosa. Erano anni che non si vedeva uno sciopero così partecipato e compatto, così combattivo e nuovo. Una giornata che coinvolge scuole di periferia e della provincia negli anni “escluse” dalle manifestazioni, così come gli istituti tecnici e professionali che oggi rialzano la testa e conquistano un ruolo da protagonisti.

Quello che non stupisce affatto è la reazione degli esponenti di governo, duramente contestati nelle piazze a suon di slogan e “bocciati” su migliaia di cartelli: silenzio totale. Una quiete imbarazzante, che non smentisce le accuse degli studenti e suona come un’ammissione di colpa con la volontà di continuare sulla linea del disastro.

Il Ministro Salvini, che ha l’abitudine di mettere alla gogna i giovani che lo contestano (come accaduto appena due giorni prima con un ragazzo disabile esposto sulla sua pagina fb e bersagliato di insulti), ieri ha preferito il silenzio. Ha scelto di non esprimersi perché centomila studenti in piazza che bocciano il suo governo sono difficili da dare in pasto ai propri seguaci come “quattro gatti comunisti”. Un piatto indigeribile, che è meglio insabbiare prima che qualcuno se ne accorga.

Peccato per loro, gli studenti che lottano si moltiplicano e hanno coniato uno slogan profetico: “questa piazza sarà il vostro inferno”.

*resp. scuola FGC

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